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Contanti: combatterli favorisce il nero

14 Settembre 2019
Contanti: combatterli favorisce il nero

Un contrasto troppo duro all’evasione Iva potrebbe portare a un’evasione maggiore. A farne le spese, però, sarebbero anche i consumatori.

«Questa lotta al contante è la tipica forma di intervento demagogico e regressivo, perché il contante in Italia è prima di tutto lo strumento dei poveri e degli anziani. Con campagne di questo tipo, se anche non ti importa di perdere i voti, certamente non guadagni gettito perché spingi ancora più sul nero. Bisogna cambiare ottica». È quanto afferma, in un’intervista al Sole24Ore, l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, secondo il quale «è sbagliato pensare che ci sia un legame diretto e assoluto per effetto del quale se elimini il contante elimini l’evasione. Un conto è vietare il contante, altro conto è non usarlo: in 11 Paesi in Europa convivono l’assenza di divieti con l’uso del contante comunque volontariamente limitato alle piccole operazioni».

Tremonti si riferisce alle 4 mosse del Governo per togliere i contanti dalla circolazione anticipate proprio ieri sul Sole che riportava indiscrezioni del Mef. Il tutto anticipato dalle proposte di Confindustria – che non avevano suscitato meno clamore – di tassare i prelievi di contanti in cambio di alcune agevolazioni fiscali.

Tremonti ricorda com’è nata la lotta ai contanti. Dopo l’11 settembre, si pensò a un complicatissimo sistema di controllo dei flussi finanziari in funzione antiterrorismo, che però si sarebbe rivelato inutile perché gli attentati purtroppo sono continuati, ma in forma low cost. Poi, le norme rimasero con funzione di prevenzione all’evasione fiscale.

Non «è una norma fiscale a modificare i comportamenti di una società, ma – spiega l’ex ministro – è l’evoluzione della società a portare con sé migliori rapporti fiscali. Solo una prospettiva graduale e progressiva – suggerisce – può avere successo se congiuntamente rispetta e coinvolge le persone. Gli interventi strampalati di cui si parla in questi giorni rischiano di essere incostituzionali, e fuori dal quadro europeo. Gli strumenti normativi, poi, devono considerare la realtà effettiva».



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