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Renzi fonderà un nuovo partito

14 Settembre 2019 | Autore:
Renzi fonderà un nuovo partito

Sarà il “partito del Pil”. Il sostegno al Governo Conte continua. Alla Leopolda di ottobre le decisioni. Zingaretti vuole evitare la scissione.

Matteo Renzi vuole uscire dal Pd e fondare un nuovo partito. La scissione del Pd era nell’aria da tempo, ma fino ad oggi la fuoriuscita dal Partito democratico dell’ala capitanata da Renzi non era ancora un’ipotesi concreta.

Adesso, invece, il progetto ha avuto un’improvvisa accelerazione: Renzi ha dichiarato chiaramente – come riporta oggi Il Sole 24 Ore – che «Serve un partito del Pil, pro business e pro crescita, un partito che porti alta la bandiera delle riforme e che guardi anche ai tanti moderati che non vogliono seguire Forza Italia nell’abbraccio con il sovranista Matteo Salvini. Va benissimo il sostegno al governo Conte, ma noi non moriremo grillini».

Questo partito sognato da Renzi non è il Pd di oggi, nel quale stanno rientrando D’Alema e Bersani e che sta cercando alleanze strette con i pentastellati già a partire dalle prossime elezioni regionali d’autunno. Tutto questo va ben oltre le aspettative di Renzi, che non avrebbe voluto un legame così stretto con il Movimento come, invece, si sta creando.

La nuova creatura ideata da Renzi dovrebbe così essere un nuovo partito destinato ad occupare lo spazio di centro che attualmente è vuoto, di ispirazione progressista, ma con attenzione alle esigenze dei moderati. Simile a ciò che era stato il Pd sino a quando lo aveva guidato proprio Renzi: riformista anziché legato alle ideologie della sinistra da cui derivava e che Renzi aveva trasformato; sino a quando, dopo la batosta elettorale, aveva dovuto cedere le redini della guida.

Quanto al Governo, che Renzi ha affermato di continuare a sostenere, molti ritengono che la sua mossa estiva di favorire la nascita a maggioranza giallorossa, lavorando per l’intesa tra il Pd e il Movimento 5 Stelle, sia stata dovuta al fatto che così avrebbe avuto più tempo e risorse proprio per preparare l’uscita dal suo partito.

Renzi guarda al futuro da tempo, specialmente da quando è stato estromesso dalla guida del suo partito, ora diretto da Nicola Zingaretti. Poi, c’è stata la delusione recente: Renzi è rimasto insoddisfatto da come si è chiusa la partita per l’assegnazione dei ministeri e ieri anche dei posti di sottosegretario nel nuovo Governo Conte 2. Probabilmente, avrebbe voluto più spazio per i suoi ed alcune nomine in favore dei suoi fedelissimi.

Quindi, Renzi era già insoddisfatto da tempo per la direzione presa dal suo partito e vuole un ruolo da protagonista e non da gregario nel partito che ora è guidato dal segretario Nicola Zingaretti. Non trovando spazio all’interno, ha deciso di uscire fondando un nuovo partito che potrà dirigere autonomamente.

Ora, Renzi è uscito allo scoperto e le manovre sono iniziate: tutto si deciderà alla Leopolda, l’assemblea politica ideata proprio da Renzi nel 2010 e che ogni anno si tiene a Firenze. Quest’anno è programmata dal 18 al 20 ottobre. Lì Renzi illustrerà ufficialmente la proposta di scissione, ne discuterà per tre giorni con i suoi sostenitori in maniera approfondita e, alla fine, vedrà quante adesioni ci saranno. Sa bene che occorrono forza e sostegno per creare un partito in scissione dal Pd.

Molti dei suoi, però, appaiono tiepidi, compresi Guerini, Del Rio e Luca Lotti, che vedono la scissione come un’avventura rischiosa e mettono in guardia il loro leader dai pericoli che la nascita di un nuovo partito comporterebbe, a cominciare dalla conta dei seggi parlamentari: alla Camera ne occorrono almeno 20 per formare un nuovo gruppo. Renzi, però, oppone che un partito autonomo avrebbe maggior voce in capitolo sulle scelte del nuovo Governo.

Difficile dire, quindi, quanto varrà il nuovo partito di Renzi in termini di voti e di seggi; molti sostenitori non si sono ancora espressi, ma dovranno farlo alla Leopolda. Certo è che un ritorno al sistema elettorale proporzionale – che proprio Renzi vuole – favorirebbe l’insediamento parlamentare.

Intanto, il segretario dem Zingaretti corre ai ripari per evitare la preannunciata scissione: «L’unica cosa che non si capisce è quali motivi possano esserci alla base di un fatto lacerante». Si dice stupito e parla di uno sbaglio. Ma Renzi, per ora, non esce allo scoperto e non replica.



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