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Anatocismo bancario: cos’è?

21 marzo 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 21 marzo 2018



L’anatocismo è la produzione di interessi sugli interessi: ma si tratta di un fenomeno legittimo? Vediamolo insieme

Il termine anatocismo è oramai diventato di uso frequente soprattutto quando si parla di banche e conto corrente ma non tutti ne hanno compreso l’effettivo significato. Infatti, l’anatocismo è il calcolo degli interessi sugli interessi che sono già maturati su una somma dovuta. Il tema dell’anatocismo bancario fa la sua comparsa in maniera consistente a partire dagli anni ’90, tuttavia il suo significato ancora oggi non sempre è agevole e chiaro a tutti. Cerchiamo, pertanto di fare chiarezza. Cosa significa esattamente anatocismo bancario? E che conseguenze ha? A tanto cercheremo di rispondere nel presente approfondimento.

Anatocismo bancario: gli interessi attivi e passivi

In via preliminare è bene precisare che nei rapporti di conto corrente il cliente, oltre a depositare somme, può anche utilizzare un credito accordato dalla banca attraverso il sistema dello scoperto di conto o dell’apertura di credito. Dunque, quando si fa riferimento agli interessi ci si riferisce sia agli interessi creditori o attivi, ossia quelli che spettano al cliente sui soldi depositati sul conto sia agli interessi debitori o passivi, ossia quelli che sono dovuti alla banca per le somme che ha messo a disposizione del cliente. Quando ci si riferisce all’anatocismo bancario, tuttavia, vengono in rilievo principalmente gli interessi passivi dovuti dal cliente alla banca. 

Anatocismo bancario: la produzione di interessi

È noto che una somma di denaro è in grado di produrre interessi. Ciò significa che il debitore di una somma di denaro, per estinguere il proprio debito, dovrà pagare la somma originariamente dovuta (detta quota capitale) ed un’ulteriore somma di denaro (detta quota interessi) che si produce con il passare del tempo. La quota di interessi inizia a prodursi dal momento in cui la somma capitale viene determinata nel suo ammontare ed il creditore ne ha preteso il pagamento.

Ci si potrebbe domandare: perché una somma di denaro produce interessi? La ragione sta nel fatto che la disponibilità di denaro costituisce indubbiamente un vantaggio economico per il soggetto che la possiede per la capacità del denaro di essere facilmente investito o comunque impiegato in attività produttive. Ne consegue che il sacrificio che il creditore sopporta nel periodo in cui non gode di quella somma di denaro deve essere in qualche modo remunerato.

Anatocismo bancario: interessi sugli interessi

Ciò detto in termini generali sulla produzione di interessi, l’anatocismo si verifica quando sugli interessi calcolati come sopra indicato vengono calcolati altri interessi. In sostanza, gli interessi già maturati producono ancora ulteriori interessi. Detto in maniera più tecnica gli interessi maturati si trasformano in capitale (cioè si “capitalizzano”) ossia sono sommati all’importo dovuto e producono a loro volta interessi: è per questo motivo che si parla di interesse composto.

Facciamo un esempio.

Si pensi al caso in cui la banca anticipi al cliente la somma di mille euro (capitale) sulla quale maturano nel corso dell’anno interessi pari all’1%. Al 31 dicembre gli interessi saranno quindi pari a 10 euro per un totale di 1010 euro, ossia 10 euro di interessi e mille euro di capitale iniziale.

Poi, trascorso il periodo di capitalizzazione (e cioè il periodo in cui la quota interessi diventa quota capitale), su questa somma andranno corrisposti gli ulteriori interessi anatocistici. Essi, infatti, non saranno più calcolati sulla somma iniziale di mille euro ma sulla maggiore somma di 1010 euro. Pertanto, se le condizioni non mutano, alla fine dell’anno successivo il debito del cliente produrrà interessi per 10 euro e 10 centesimi: la somma di 10 centesimi che si è aggiunta rappresenta proprio l’interesse anatocistico maturato sui 10 euro di interessi aggiunti al capitale alla fine del periodo di capitalizzazione precedente. Ne consegue che il debito complessivo del cliente è così salito a 1020,10 euro.

Da questo esempio è facile comprendere come ripetendo l’operazione per ogni periodo di capitalizzazione (che può essere trimestrale, semestrale o annuale), il debito aumenti progressivamente. Ecco perché la legge [1] tiene sotto controllo questo fenomeno cercando di limitarne gli effetti.

Anatocismo bancario: è legittimo? 

Nonostante la legge ne avesse previsto limiti stringenti, in passato si riteneva che gli interessi anatocistici fossero pienamente legittimi in quanto nel settore bancario si era diffuso l’uso di applicarli ai contratti di conto corrente. Questo orientamento è rimasto tale sino al 1999, quando la Corte di Cassazione [2] dichiarava la nullità della clausola relativa all’anatocismo in quanto non basata su un uso riconosciuto come valido dalla legge.

La conseguenza di questa statuizione è stata che migliaia di titolari di un contratto di conto corrente hanno richiesto alla propria banca la restituzione (tecnicamente ripetizione) di tutti gli interessi illegittimamente calcolati e versati. E per i conti correnti di vecchia data si tratta di cifre davvero rilevanti.

Questa circostanza ha dato vita ad un ampio contenzioso nei confronti delle banche e per questa ragione negli ultimi anni si è prodotta numerosa giurisprudenza sul punto e si sono registrati anche diversi interventi legislativi. Senza la presunzione di esaustività si può dire che il fenomeno dell’anatocismo, storicamente, può essere sintetizzato attraverso le seguenti fasi:

  • fino al 2000, l’anatocismo era vietato e le relative clausole nulle: ciò che vuol dire che gli interessi versati erano illegittimi;
  • dal 1 luglio 2000 [3], l’anatocismo è legittimo purché la relativa clausola sia approvata per iscritto e venga prevista a condizione di reciprocità (venga cioè applicata in modo paritario per la banca e per il cliente);
  • dal 2014 [4] al 2016 l’anatocismo è del tutto vietato;
  • dal 2016 [5] è vietato solo per gli interessi debitori (cioè quelli a carico del cliente) ed inoltre, per i conti correnti affidati (cioè caratterizzati da un’apertura di credito), tale divieto è derogabile con l’autorizzazione preventiva del cliente.

Anatocismo bancario: le deroghe

Un emendamento al citato decreto banche del 2016 ha previsto che per le aperture di credito in conto corrente o su conto di pagamento e in caso di sconfinamento «il cliente può autorizzare preventivamente l’addebito di interessi sul conto al momento in cui questi diventano esigibili».

Il fenomeno della derogabilità del divieto di anatocismo per i conti corrente affidati è forse la novità più rilevante atteso che, se si considera che il settore bancario è caratterizzato da contratti standardizzati, è ragionevole ritenere che l’anatocismo verrà nuovamente ed automaticamente incluso nei contratti tra banca e cliente. Con ciò si avrà in sostanza un ritorno al passato con un evidente indebolimento del divieto di anatocismo.

note

[1] Cfr. Art. 1283 Cod. Civ.

[2] Cass. sent. n. 3096/99 del 30.03.1999 e sent. n. 2374/99 del 16.03.1999.

[3] Delibera Cicr del 09.02.2000.

[4] L. n. 147 del 27.12.2013

[5] L. n. 49/2016.

Autore immagine: pixabay.com

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