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Come difendersi dalle aggressioni verbali

15 Settembre 2019
Come difendersi dalle aggressioni verbali

Offese, minacce, insulti: la provocazione giustifica la reazione. Ma attento a come ti comporti: spinte, schiaffi pugni o altre minacce non sono ammesse dalla legge.

C’è chi, quando parla, è abituato ad aggredire il proprio interlocutore. In questi casi, si è più propensi a lasciar correre chi, per una propria caratteristica caratteriale, si comporta così con tutti che con chi ce l’ha proprio con noi. Immagina, ad esempio, di avere un alterco con una persona dopo un tamponamento. L’altro conducente, pur avendo torto marcio, scende dall’auto e inizia a gridare, a insultarti e a dire parolacce di ogni tipo pur di non lasciarti parlare. Ecco, sei nel pieno di quella che comunemente viene definita un’aggressione verbale. Immagina anche un vicino di casa che, per questioni di antipatia, ce l’ha con te e che, nel corso di un’assemblea o per le scale, trovi ogni occasione per inveirti contro. O pensa ancora a un’imbarazzante conversazione tra amici a cena, dove uno di questi, preso magari da un fervore politico o sportivo, ti soverchi di parole e insulti senza darti modo di replicare. Cosa puoi fare in questi casi? Come difenderti dalle aggressioni verbali?

Come potrai ben immaginare, la legge interviene solo nei casi più gravi, seppur è vero che, quando c’è da definire il concetto di “offesa”, i giudici sono stati sino ad oggi molto critici e severi. Il linguaggio si evolve e, nel “parlare comune”, entrano molti vocaboli poco rispettosi, complici i media. Ma ciò non toglie che, specie dinanzi ad altre persone, il tono debba essere composto e moderato, in modo da non infangare l’altrui onore e reputazione. Senza contare che, se dalle offese si passa alle minacce e queste risultano potenzialmente attuabili, allora il reato è dietro la porta.

Cerchiamo allora di capire come difendersi dalle aggressioni verbali in termini legali.

Aggressioni verbali: è reato?

Innanzitutto, vediamo quale illecito si può configurare nel momento in cui una persona ti aggredisce verbalmente. Come vedremo a breve, entrano in gioco ben quattro potenziali illeciti che, a seconda del modo in cui vengono esercitati, possono essere di natura penale o semplicemente civile. Vediamo quali sono.

Ingiuria

Per le parolacce e le offese si può configurare l’ingiuria che è quella forma di espressione che mina all’onore di una persona. Non c’è bisogno di scadere in un linguaggio scurrile e volgare: anche una parola presa dal vocabolario della lingua italiana, non classificabile come “parolaccia”, può costituire ingiuria. Ad esempio, dire «sei un deficiente» oppure «un imbroglione» configura ingiuria. Dall’altro lato ci sono parolacce che non sempre hanno un significato offensivo. Secondo, infatti, la Cassazione, a seconda dei contesti, la parola ‘coglione’ può voler dire “sei un ingenuo”. L’ingiuria scatta sia nel caso in cui il dialogo avvenga “a tu per tu” che in presenza di altre persone (in questo caso il comportamento è logicamente più grave anche per la legge).

Senonché, dal 2016, l’ingiuria è depenalizzata e non costituisce più reato. Il che significa che l’unico modo che hai per ottenere la punizione del colpevole è fargli una causa civile e chiedere il risarcimento. Dovrai, quindi, contattare un avvocato e anticipare le spese processuali. Se il tuo avversario verrà ritenuto colpevole, il giudice, oltre a imporgli un indennizzo nei tuoi riguardi, lo condannerà a versare allo Stato una sanzione amministrativa che può essere particolarmente elevata (che va da cento euro ad un massimo di 8.000 euro) .

Attento, però, alle prove: spetta a te dimostrare il fatto e il danno subìto. Se non adempi a quest’onere perderai la causa e, per di più, potresti essere condannato a pagare le spese processuali alla controparte. Qui, si pone, dunque, un problema per tutte quelle discussioni avvenute in assenza di altre persone: poiché non puoi testimoniare in giudizio a favore di te stesso e le tue dichiarazioni non possono essere prese a fondamento di una decisione (come, invece, avviene nel penale), se non hai una registrazione della discussione o se non c’è un terzo che sostiene di aver sentito il dialogo, non hai chance di successo.

Diffamazione

Se una persona offende un’altra e lo fa in sua assenza, ma in presenza almeno di due persone, commette una diffamazione. Lo stesso comportamento è punito se viene commesso su internet o con un post su Facebook. A differenza dell’ingiuria, la diffamazione è un reato. Per cui, se qualcuno ti offende alle spalle e lo fa davanti a più persone lo puoi querelare andando dai carabinieri o alla polizia o con un atto depositato alla Procura della Repubblica.

Minaccia

Il terzo illecito che può scattare in caso di aggressioni verbali è quello della minaccia. In questo caso, però, siamo in presenza di un reato. Ma affinché scatti il penale è necessario che la minaccia sia concretamente realizzabile, dipenda dalla volontà del colpevole e costituisca un fatto illecito. Dire «Ti vengo ad ammazzare» oppure «Ti brucio la macchina» o ancora «Non hai idea di ciò che ti faccio» integra la minaccia. Dire, invece ,«Ti auguro di morire di una brutta malattia» oppure «Prima o poi ti capiterà ciò che è successo a me e dovrai soffrire a lungo» o ancora «Ti faccio una maledizione» non è minaccia in quanto gli eventi prospettati non dipendono dall’azione del dichiarante. Infine, dire «Ti faccio causa» oppure «Ti denuncio» o «Ti trascino in tribunale» non è una minaccia perché il male prospettato non è ingiusto, ma scaturisce dall’esercizio di un diritto riconosciuto dalla Costituzione (la difesa giudiziaria); sarà poi il giudice a stabilire se ci sono o meno i presupposti dell’azione.

Maltrattamenti in famiglia

Un’ultima forma di aggressioni verbali è quelle che si verificano tra conviventi, non necessariamente sposati. Quando c’è una persona che insulta e umilia costantemente l’altra si verifica il reato di maltrattamenti in famiglia [1] che, tra quelli appena visti, costituisce il più grave. Esso è, infatti, punito con la reclusione da 1 a 5 anni.

Come difenderti dalle aggressioni verbali

Se sei vittima di un’aggressione verbale hai un’arma di autodifesa che la legge ti riconosce [2]: la replica. In altri termini, a chi ti ingiuria o ti diffama puoi rispondere negli stessi termini pur senza commettere reato. Infatti, il Codice penale riconosce una sorta di “legittima difesa” verbale contro gli insulti che chiunque può attuare nel momento stesso del fatto e nel fervore della discussione. Si tratta di una “giustificazione” dettata dalla provocazione, concessa proprio a chi è vittima di tali soprusi.

Serafino va a dire in giro che Roberto è corrotto. Roberto lo viene a sapere, si reca sotto la casa di Serafino e lo insulta in tutti i modi. Serafino non può denunciare Roberto in quanto questi ha agito in risposta a un’ingiuria subìta.

Dopo un incidente stradale, Marco scende dall’auto e aggredisce verbalmente Sandro. Quest’ultimo gli risponde a tono e utilizza tutto un campionario di espressioni volgari: Marco ne risulta “verbalmente sconfitto” e si ritira dentro l’auto. Ma non potrà far nulla contro Sandro in quanto lo ha provocato.

Attento però: la provocazione non ti giustifica se, invece di un’offesa, dovessi proferire a tua volta un’altra minaccia. Puoi cioè infangare la reputazione e l’onore di chi ti ha aggredito verbalmente, ma non puoi minacciarlo a tua volta, altrimenti commetteresti anche tu reato.

Quindi, se ti stai chiedendo come difenderti da aggressioni verbali, insulti e provocazioni ricorda che tutto ciò che puoi fare è usare anche tu l’arma della parola (o al massimo lo scritto su Facebook), ma non invece le mani. Reagire a una offesa con una minaccia («Ti uccido», «Non hai idea di cosa ti faccio», «È meglio che non ti fai più vedere: sei una persona morta», ecc.) o con la violenza (ad esempio un pugno, uno schiaffo, uno spintone) è vietato e integra rispettivamente il reato di minacce o lesioni personali. Bisogna quindi stare molto attenti a come si risponde. Su questo aspetto, peraltro, ti invito a leggere Provocazione: ad una offesa non si può reagire dove ti spiego perché, nel caso in cui tu dovessi subire un’ingiuria, avresti molte difficoltà a far valere i tuoi diritti mentre, se dovessi reagire con la violenza, il tuo provocatore potrebbe facilmente incastrarti. La ragione è la seguente: negli illeciti civili (appunto l’ingiuria) i testimoni possono essere solo soggetti terzi (quindi, difficilmente potresti provare un’offesa pronunciata “a tu per tu”); invece, in quelli penali, a testimoniare può essere anche solo la vittima (in questo caso, chi ti ha offeso e ha ricevuto da te, come risposta, un pugno sul naso).

In sintesi, per difenderti da un’aggressione verbale puoi:

  • nell’immediatezza, reagire anche tu verbalmente, ma non fisicamente. Non puoi sferrare un pugno, uno schiaffo o dare una spinta al responsabile;
  • se vuoi passare alle azioni legali, nel caso di ingiuria dovrai intentare una causa civile con la notifica di un atto di citazione; nel caso di diffamazione devi, invece, sporgere querela e, in tal caso, ad avviare il procedimento sarà il pubblico ministero;
  • puoi comunque registrare la conversazione all’insaputa dell’altra persona e poi utilizzare il file per agire in via civile o penale (a seconda del caso). Ma non puoi farlo se sei a casa del colpevole o dove questi lavora.

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