Diritto e Fisco | Articoli

Parcella avvocato che difende più parti nello stesso processo

15 Settembre 2019
Parcella avvocato che difende più parti nello stesso processo

Uno o più atti processuali firmati da più clienti: quante volte bisogna pagare lo studio legale se la difesa è unica e identica?

Immagina di rivolgerti a un avvocato per un problema legato a una proprietà immobiliare. Tu e tua moglie siete comproprietari di un terreno su cui pende una questione con un vicino. Poiché quest’ultimo vi ha citato in tribunale, vi tocca costituirvi e difendervi. Così avete firmato la procura a uno studio legale con l’intenzione di farvi assistere. A mantenere i rapporti con il professionista siete entrambi: a turno – tu e tua moglie – gli telefonate per avere ragguagli in merito all’andamento del processo, gli portate i documenti che vi richiede, leggete le sue email e gli rispondente.

Senonché, a fine giudizio, l’avvocato vi presenta due parcelle differenti. Può farlo? Lui sostiene di sì: ha difeso due persone, anche se per il medesimo affare, per cui deve essere pagato da entrambe. Prova ne è il fatto che tutti e due gli avete firmato la procura. A te sembra assurdo: l’atto processuale è stato uno solo e la strategia unica. Chi ha ragione? Qual è la parcella dell’avvocato che difende più parti nello stesso processo?

La questione si può porre anche in merito ad altre situazioni simili: si pensi a un licenziamento collettivo di più lavoratori che, in gruppo, conferiscono mandato al medesimo avvocato. Il professionista, raccolto il mandato, li difende sostenendo le stesse eccezioni e, quindi, con un unico atto processuale. I diritti delle parti sono, anche in tale caso, identici e pertanto identica è anche la strategia. Di nuovo, si pone la domanda: qual è la parcella dell’avvocato che difende più parti nello stesso processo? Ed ecco cosa ha detto in merito la Cassazione [1].

Obbligo di preventivo e contestazioni sulla parcella avvocato

L’avvocato ha l’obbligo di fornire un preventivo scritto al proprio cliente dopo il conferimento dell’incarico. Nel preventivo, va indicato il costo dell’intero processo, tenendo conto di quelle che sono le possibili fasi di sviluppo dello stesso. In questo, è ammesso comunque un margine di “approssimazione”: è impossibile sapere in anticipo quali possono essere le contromosse da assumere in risposta alle difese degli avversari. Questa incertezza consente al legale di discostarsi, anche se in minima misura, dal preventivo inizialmente fornito.

Come abbiamo già spiegato nella nostra guida sul preventivo dell’avvocato, questo documento deve indicare la misura del costo della prestazione, distinguendo gli oneri (ad esempio, contributo unificato), le spese (ad esempio, per notifiche, copie o trasferte, così come quelle forfettarie) e il compenso per il professionista.

È proprio sul concetto di «costo prevedibile» che si gioca la differenza tra il preventivo scritto dell’avvocato e quello dell’idraulico, della ditta di lavori edili, dell’estetista. Difatti, ben potrebbe succedere che, nel corso dello svolgimento del mandato, subentrino ulteriori circostanze che richiedano un aggravamento della prestazione e un aumento di costi. Sicché il prezzo potrebbe sensibilmente variare.

Che succede in caso di contestazioni sulla parcella dell’avvocato?

Il fatto che l’avvocato sia tenuto a rilasciare un preventivo, per giunta scritto, non implica che lo faccia. E, in tal caso, non è neanche scontato che il cliente glielo ricordi. Così, se al momento dell’emissione della fattura dovessero sorgere contestazioni tra le parti sulla congruità dell’importo, si finisce dal giudice. E il tribunale, in questi casi, applica le tariffe prestabilite da un decreto ministeriale del 2014 che trovi riportate nell’articolo Fare causa a qualcuno: quanto costa? Lì è indicata l’entità della parcella che viene parametrata sulla base del valore della causa.

Quante volte l’avvocato può emettere la parcella?

L’emissione del preventivo si riferisce all’intera prestazione professionale, sicché questo dovrebbe eliminare in radice ogni possibile contestazione successiva.

In ogni caso, a scanso di equivoci, secondo la Corte, nel caso in cui l’avvocato presti la propria attività di difesa a favore di più parti aventi identica posizione processuale, ha diritto ad un compenso unico. Compenso determinato appunto sulla base del predetto d.m. n. 55/2014. Resta ferma la possibilità di aumento percentuale quando vi siano delle minime differenze nella difesa.

Non rileva neanche il fatto che il comune difensore abbia presentato distinti atti difensivi, ossia tanti atti di costituzione per quante sono le parti. E non importa neanche il fatto che le predette parti abbiano nominato anche un altro e diverso legale. A riguardo, il predetto decreto ministeriale stabilisce infatti che, quando incaricati della difesa sono più avvocati, ciascuno di essi ha diritto nei confronti del cliente ai compensi per l’opera prestata, ma nella liquidazione a carico del soccombente sono computati i compensi per un solo avvocato.

Se l’incarico professionale è conferito a una società di avvocati si applica il compenso spettante a un solo professionista, anche se la prestazione è svolta da più soci.

Lo scopo della norma è, infatti, quella di porre a carico del soccombente solo le spese «nella misura della più concentrata attività difensiva quanto a numero di avvocati, in conformità con il principio della non debenza delle spese superflue».


note

[1] Cass. ord. n. 19246/2019 del 17.07.2019.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 26 marzo – 17 luglio 2019, n. 19246

Presidente Scaldaferri – Relatore Di Marzio

Rilevato che:

1. A.L. ricorre per due mezzi nei confronti di Emmea S.r.l. in liquidazione, G.A. e P.M. contro la sentenza con cui la Corte d’appello di Ancona, nel dichiarare inammissibile l’appello da lui proposto contro sentenza del Tribunale di Pesaro, lo ha condannato al pagamento, in favore di ciascuno degli appellati, delle spese di lite del grado, liquidate in Euro 1960,00 per la fase di studio, Euro 1350,00 per la fase introduttiva e Euro 3305,00 per la fase decisoria.

2. Emmmea S.r.l. in liquidazione, G.A. e P.M. resistono con controricorso illustrato da memoria.

Considerato che:

3. Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione del D.M. n. 55 del 2014, art. 4, comma 2, in relazione alla liquidazione, in favore di tutte e tre le parti appellate, costituite con i medesimi procuratori e difensori ed aventi medesima posizione processuale, di compenso intero per ciascuna di esse.

Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione del D.M. n. 55 del 2014, art. 4, comma 1, u.p., in relazione alla liquidazione, in favore delle parti appellate, di compenso superiore persino ai parametri massimi previsti dalle vigenti tabelle allegate.

Ritenuto che:

4. Il Collegio ha disposto la redazione del provvedimento in forma semplificata.

5. Il ricorso è fondato.

5.1. È fondato il primo motivo.

La Corte d’appello di i1ncona, dichiarato inammissibile l’appello proposto da A.L. nei confronti di Emmea S.r.l. in liquidazione, G.A. e P.M. , lo ha condannato al rimborso delle spese di lite liquidate per l’intero in favore di ciascun appellato, nonostante l’unicità della difesa spiegata.

Così facendo, la Corte territoriale ha violato il principio secondo cui, in caso di difesa di più parti aventi identica posizione processuale e costituite con lo stesso avvocato, a quest’ultimo è dovuto un compenso unico secondo i criteri fissati dal D.M. n. 55 del 2014, artt. 4 e 8 (salva la possibilità di aumento nelle percentuali indicate dalla prima delle disposizioni citate), senza che rilevi la circostanza che il detto comune difensore abbia presentato distinti atti difensivi, nè che le predette parti abbiano nominato, ognuna, anche altro diverso legale, in quanto la ratio della disposizione di cui al menzionato art. 8, comma 1, è quella di fare carico al soccombente solo delle spese nella misura della più concentrata attività difensiva quanto a numero di avvocati, in conformità con il principio della non debenza delle spese superflue, desumibile dall’art. 92, comma 1, c.p.c. (Cass. 30 ottobre 2017, n. 25803).

5.2. È fondato il secondo motivo.

Questa Corte ha già avuto modo di affermare che, in tema di liquidazione delle spese processuali successiva al D.M. n. 55 del 2014, non sussistendo più il vincolo legale della inderogabilità dei minimi tariffari, i parametri di determinazione del compenso per la prestazione defensionale in giudizio e le soglie numeriche di riferimento costituiscono criteri di orientamento e individuano la misura economica standard del valore della prestazione professionale; pertanto, il giudice è tenuto a specificare i criteri di liquidazione del compenso solo in caso di scostamento apprezzabile dai parametri medi, fermo restando che il superamento dei valori minimi stabiliti in forza delle percentuali di diminuzione incontra il limite dell’art. 2233 c.c., comma 2, il quale preclude di liquidare somme praticamente simboliche, non consone al decoro della professione (Cass. 15 dicembre 2017, n. 30286).

Ora, non è controverso che la Corte territoriale, nell’effettuare la liquidazione delle spese di lite, si sia apprezzabilmente discostata dai parametri medi (mentre i controricorrenti sostengono che la Corte d’appello non avrebbe superato i massimi in relazione a tutte e tre le voci), in assenza di qualunque specificazione dei criteri di liquidazione adottati.

6. La sentenza è cassata e rinviata alla Corte d’appello di Ancona in diversa composizione, che, nel provvedere alla liquidazione delle spese di lite, anche di questo giudizio di legittimità, si atterrà ai principi dianzi indicati.

P.Q.M.

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia anche per le spese di questo giudizio di legittimità alla Corte d’appello di Ancona in diversa composizione.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube