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Sondaggi: Pd e M5s tengono, la Lega scende

15 Settembre 2019 | Autore:
Sondaggi: Pd e M5s tengono, la Lega scende

I dati dicono che i due schieramenti possono gettare le basi di una vera svolta.

Il totale fallimento della strategia estiva non impedisce alla Lega di Matteo Salvini di restare, nei consensi, il maggior partito. È quanto emerge dalla rilevazione Winpoll-Sole 24 Ore.

Il risultato, però, non è netto, ma offre una serie di considerazioni che ci aprono uno scenario sfaccettato. Vediamolo nel dettaglio.

Salvini nei sondaggi è ancora in vetta, ma perde punti. Arriva ora al 34% dei consensi, un numero che, rapportato con gli equivalenti degli altri Paesi, fa della Lega uno dei partiti più forti partiti in Europa e il perno dello schieramento di destra.

Lega e Fratelli d’Italia arrivano insieme al 42,9%. Se si aggiungesse Forza Italia la percentuale salirebbe al 49,7%. Tradotto: il Paese attualmente è spaccato a metà.

Una tendenza che va a riflettersi su Conte. Se a Luglio 2018 il suo indice di gradimento era superiore al 50%, attualmente il 55% degli elettori ne dà un giudizio negativo.

Ma per il Governo non tutti i dati sono negativi. Anzi. La nascita di un esecutivo che vede insieme due formazioni dal passato conflittuale avrebbe potuto penalizzare significativamente i consensi di entrambe. Così, invece, non è stato. Rispetto al sondaggio Winpoll di fine agosto, il M5s passa dal 16,6% al 15,5%, un arretramento statisticamente insignificante. Lo stesso dicasi per il Pd che scende di un nulla, dal 24% al 23,3%. Quindi, in proporzione Pd e M5s tengono mentre è la Lega che scende.

A guardare i dati nel loro insieme, rispetto alle ultime rilevazioni, tutti gli elementi dello scacchiere (chi più, chi meno) hanno perso consensi: Salvini, Conte, M5s e Pd. Una situazione che può portare a letture differenti, soprattutto isolando (e strumentalizzando) i singoli dati.

Ciò che sembra più interessante, soprattutto alla luce di quanto accaduto tra Lega e M5s nel precedente governo, è un altro dato: gli elettori dei due partiti al Governo dimostrano un grado di accettazione reciproca e di condivisione di questa esperienza del tutto inaspettato. Il 93% degli elettori Pd e l’85% di quelli del M5s danno del nuovo Governo un giudizio positivo. Non solo: il 70% dei cinque stelle dichiara di preferirlo a quello precedente in cui il M5S era alleato con la Lega. Anche sulla durata del governo in carica i due elettorati (nella stessa misura: il 45-46%) si aspettano che duri fino alla fine della legislatura. Solo meno del 10% pensa che durerà pochi mesi (cosa che invece si aspettano molti tra, gli elettori dei partiti di destra).

Naturalmente, entrambe le parti in causa attribuiscono un differente valore strategico della alleanza di governo. Per quasi la metà degli elettori democratici (49%) la nascita del Conte due potrebbe rappresentare un primo passo verso la costituzione di un nuovo polo di centro-sinistra in contrapposizione ad un polo di centro-destra. Invece, per il 58% degli elettori del M5S il Governo attuale rappresenta solo un fatto temporaneo senza valenza strategica. Opinione è largamente condivisa anche dagli elettori della Lega (63%), Fdi (58%) e Fi (51%).

Ciò che emerge realmente dalle ultime rilevazioni, quindi, è la diminuita distanza tra Pd e Movimento (il 64% degli elettori democratici pensa che i programmi dei due partiti siano abbastanza simili, opinione condivisa dal 58% degli elettori cinque stelle).

Questo è lo scenario. Al di là di Salvini, che perde consensi pur restando in testa, ci troviamo dinanzi a un cambiamento di atteggiamenti fino a poco tempo fa impensabile. È stato veloce, dovrà quindi prima sedimentare, ma è un segnale forte. Che può tradursi in un’opportunità per i vertici dei due partiti e per il paese.

È presto per dirlo ma, se i leader di Pd e M5s non si affanneranno a reintrodurre un sistema elettorale proporzionale, l’accordo che ha dato vita al Governo Conte potrebbe configurare il ritorno ad un assetto bipolare della politica italiana, prospettiva che assicurerebbe al paese un minimo di governabilità. Ciò che è certo è che tra i due partiti esiste oggi la possibilità di gettare le basi di una vera svolta.

 



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