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Revoca donazione immobile al figlio

16 Settembre 2019
Revoca donazione immobile al figlio

Come il padre può riprendersi la casa regalata a uno dei figli e come i fratelli di quest’ultimo possono opporsi.

Ora che sai come fare una donazione a un figlio potrebbe interessarti conoscere i casi in cui tale atto può essere revocato: anche se, infatti, una donazione resta “per sempre”, esistono delle ipotesi in cui è possibile renderla nulla e ripristinare la proprietà del bene in capo al donante o ai suoi eredi.

La revoca della donazione di immobile al figlio può scattare in una serie di ipotesi quali: la morte del donante, la sopravvenienza di figli, l’ingiuria grave o l’ingratitudine del donatario.

Se, però, per eseguire una donazione è necessario l’atto notarile, invece per la revoca diventa imprescindibile il ricorso al tribunale: solo un giudice, infatti, in caso di mancato accordo tra le parti, può sciogliere gli effetti di un precedente contratto. In particolare, verrà instaurata una causa tra donante (o, in sua assenza, tra i suoi eredi) e il donatario affinché venga emessa una sentenza che dichiari la revoca della donazione immobile al figlio.

Ma procediamo con ordine.

Donazione immobile al figlio: come si fa e cosa comporta

La donazione richiede un atto firmato davanti al notaio dove il donante, senza apporre condizioni, regala l’immobile al donatario. Quest’ultimo deve accettare espressamente la donazione dinanzi a due testimoni (messi a disposizione, di solito, dallo stesso studio notarile). L’atto viene poi registrato e trascritto nei pubblici registri immobiliari a cura del notaio.

Le imposte a ciò necessarie (imposta di registro, catastale e ipotecaria) sono a carico del donante, così come quest’ultimo deve farsi carico dell’onorario del notaio.

La donazione può avere ad oggetto l’intera proprietà del bene immobile oppure solo una quota. Il donante può anche decidere di trasferire, piuttosto che la «piena proprietà» anche la semplice «nuda proprietà», riservandosi l’usufrutto per un periodo di tempo limitato o vita natural durante.

Con la donazione, l’immobile diventa di proprietà del donatario e il donante, in generale, non può più rivendicare alcun diritto sul bene. Unico diritto del donante nei confronti del donatario è quello agli alimenti: è, infatti, dovere del donatario, nell’ipotesi in cui il donante dovesse trovarsi in serie difficoltà economiche tali da comportare un rischio per la sua vita, prestargli gli alimenti.

Il donatario, una volta accettata la donazione, non può più tornare indietro, non può cioè più rinunciarvi (salvo vi sia il consenso del donante).

Vediamo ora quando è possibile chiedere la revoca della donazione dell’immobile al figlio.

Morte del donante

In generale, la morte del donante non fa venir meno la donazione. Come anticipato, una volta avvenuto il trasferimento del bene, esso non è più revocabile. Tuttavia, se dovesse risultare che il donante ha ceduto, in favore del donatario, una parte consistente del proprio patrimonio, tale cioè da privare gli altri eredi legittimari (coniuge e figli) delle proprie quote minime di eredità, questi ultimi potrebbero chiedere la revoca della donazione entro 10 anni dal decesso del donante. È quella che viene chiamata azione di lesione della legittima.

Per conoscere quali sono le quote, leggi l’articolo Eredità: quanto si è obbligati a lasciare per legge ai parenti. In pratica, tale causa mira a ripristinare le quote di eredità legittima spettanti ai familiari più stretti.

L’azione per la revoca della donazione che ha violato la “legittima” può essere, però, intrapresa solo dopo la morte del donante e mai prima. Quindi, il figlio che abbia visto il padre donare al proprio fratello una casa, lasciandolo senza niente non può opporsi a tale atto se non dopo il decesso del padre stesso.

Le donazioni effettuate a favore di:

  • persone diverse dai legittimari che non ledono i diritti di questi ultimi, non possono essere oggetto di pretese ereditarie;
  • persone diverse dai legittimari ma che ledono i diritti di questi ultimi, sono assoggettabili all’azione di riduzione;
  • legittimari, sono considerate anticipo sulla successione.

Dunque, se una donazione lede i diritti successori dei legittimari, il donatario non è sicuro di aver acquisito la proprietà dei beni ricevuti finché non siano trascorsi almeno 10 anni dall’apertura della successione. In questo periodo di tempo, infatti, i legittimari possono reintegrare la propria quota ereditaria esercitando l’azione di riduzione nei confronti del donatario e rendere inefficace la donazione per riottenere i beni donati.

Invece, nel caso di morte del donatario, l’immobile non torna al donante, ma passa in eredità ai suoi eredi (quindi, ad esempio, coniuge, figli, genitori, ecc.).

Ingratitudine 

Una tipica ipotesi in cui il donante può riprendersi l’immobile donato al figlio è quando quest’ultimo sia colpevole di ingratitudine. L’ingratitudine si può esprimere in diverse forme ciascuna delle quali richiede comunque un’azione in tribunale. Analizziamole singolarmente.

Ingiuria grave

Una delle forme tipiche dell’ingratitudine è l’ingiuria grave commessa dal donatario ai danni del donate. Per risultare ingiurioso, il comportamento del donatario deve rivelare un’avversione durevole, profonda e radicata e manifestare disistima delle qualità morali e mancanza di rispetto della dignità del donante [1]. Si pensi alla richiesta di interdizione da parte del figlio nei confronti del padre quando questi è, al contrario, pienamente capace. Non vi rientra, invece, la semplice incompatibilità caratteriale, né una singola e isolata aggressione.

Per chiedere la revoca è necessaria un’azione in tribunale. Può agire in giudizio solo il donante. In caso di sua morte, gli eredi di questi possono intraprendere la stessa azione solamente se la persona che ha effettuato la donazione ha conosciuto la causa di revocazione.

L’azione di revocazione deve essere esercitata entro un anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che la consente.

Grave danno

La donazione può essere revocata se il donatario ha provocato, in malafede, un grave danno al patrimonio del donante. Non rileva, quindi, se lo ha fatto involontariamente (ossia per colpa).

Rifiuto di prestare gli alimenti 

L’ultimo caso di ingratitudine che consente la revoca della donazione è se il beneficiario ha rifiutato indebitamente di corrispondere al donante gli alimenti. Come, infatti, abbiamo già anticipato, se il donante si trova in uno stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento o di soddisfare i propri bisogni primari, il donatario è obbligato a mantenerlo fino al valore di quanto ricevuto. A meno che la donazione non sia indiretta o effettuata per riconoscenza o in vista di un matrimonio, chi ha ricevuto un bene o un diritto, è obbligato a prestare gli alimenti con precedenza sul coniuge, parenti e affini per il vincolo di gratitudine e riconoscenza che lo lega al donante.

Sopravvenienza di figli

L’ultimo caso in cui il donante può riprendersi l’immobile donato al figlio è quando questi abbia un nuovo figlio dopo la donazione. In tal caso, la revoca serve per non ledere le quote di legittima e creare disparità tra i due figli.

La stessa regola si applica anche in caso di:

  • successiva adozione di un figlio minorenne;
  • successiva scoperta dell’esistenza di un figlio avuto in precedenza;
  • concepimento di un figlio quando tale circostanza non è nota al donante al momento della donazione.

note

[1] Cass. 15 dicembre 2016 n. 25890, Cass. 24 giugno 2008 n. 17188, Trib. Milano 5 settembre 2014 n. 10805, Trib. Napoli 7 luglio 2011.


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