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Si avvicina la nuova legge di bilancio: ecco cosa ci aspetta

16 Settembre 2019 | Autore:
Si avvicina la nuova legge di bilancio: ecco cosa ci aspetta

Il ministro Economia anticipa i contenuti e promette che la manovra non sarà restrittiva. Allora come troverà i soldi necessari per evitare l’aumento Iva?

Sono iniziati i lavori per preparare la nuova legge di bilancio: per il Governo la scadenza più urgente da affrontare è quella del 27 settembre, entro cui dovrà essere presentata al Parlamento la Nadef (Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza) e l’impegno più importante da mantenere è quello di evitare l’aumento dell’Iva.

Con la Nadef pronta a fare da ossatura, entro il 20 ottobre dovrà essere poi predisposta la legge di bilancio vera e propria, cioè il disegno di legge da sottoporre al Parlamento ed all’Unione Europea (la Commissione Ue la vuole pronta da esaminare già il 15 ottobre) ed da approvare e varare in via definitiva entro il 31 dicembre.

Ecco cosa ci aspetta, stando alle dichiarazioni programmatiche di oggi del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: innanzitutto con il Governo Conte 2 saldamente in carica non ci sarà l’esercizio provvisorio di bilancio e dunque il ricorso ad una manovra straordinaria (ma tutto potrebbe accadere nel caso, improbabile, in cui si aprisse una nuova crisi autunnale) e inoltre i rapporti con l’Europa sono più distesi da quando la Lega non è più al governo ed al suo posto è entrato il Pd.

La manovra complessiva costerà circa 30 miliardi di euro:  la sola sterilizzazione delle clausole di salvaguardia Iva richiederà 23 miliardi per il prossimo anno, e vanno poi considerate le spese indifferibili (come le missioni di pace all’estero) che impegnano 3-4 miliardi nel 2020 e vanno programmate in anticipo.

Il ministro Gualtieri ha dichiarato, nella riunione dell’Eurogruppo tenuta la settimana scorsa insieme agli altri ministri delle Finanze dei paesi dell’Eurozona, che «una manovra restrittiva sarebbe controproducente, in questa fase. Stiamo lavorando per collocare la manovra economica dell’Italia per il 2020 in una più appropriata fiscal stance dell’area euro ed europea”. La fiscal stance nominata dal ministro non è altro che l’impostazione della politica di bilancio che mira a correggere l’andamento dell’economia: nel nostro caso, se c’è una recessione ci dovrà essere un’azione espansiva.

Questo dovrebbe significare che non ci sarà una manovra restrittiva, un giro di vite con inasprimento delle tasse attuali e neppure un’introduzione di nuove tasse, almeno per ora, cioè nei prossimi mesi. Gualtieri però ha anche precisato che «per un Paese come l’Italia è importante che il debito sia messo su una traiettoria discendente».

Il programma è quello di agire sull’aumento del Pil per far diminuire il debito pubblico e così sostenere la crescita economica per generare un’espansione. Il debito infatti è un rapporto tra debito e Pil, che oggi supera il 130%; si può ridurre non soltanto agendo direttamente su di esso ma anche aumentando l’altro termine del rapporto, cioè il Pil e così il risultato sarà comunque un abbassamento della proporzione tra i due elementi.

Il ministro ha richiamato anche i principi «del rafforzamento della fiducia, della credibilità del Paese, e quindi una riduzione della spesa per interessi e, naturalmente, l’equilibrio della finanza pubblica. Questi sono i principi, poi naturalmente i numeri arriveranno al momento opportuno».

Ecco, i numeri e arriviamo al nodo chiave. Su essi Gualtieri ancora non si sbilancia: «I numeri della Nota di aggiornamento del Def saranno resi noti alla presentazione della Nadef. Non rispondo a domande su numeri, perché sarebbe prematuro”.

Quindi bisognerà aspettare il 27 settembre per sapere precisamente quanto questa manovra ci costerà. Intanto però è possibile fare alcune previsioni ragionate: innanzitutto l’aumento dell’Iva non dovrebbe esserci perché questo costituisce un impegno preciso del nuovo governo ed è stato ribadito dallo stesso ministro Gualtieri, che sa bene come «l’aumento di 23 miliardi dell’Iva  avrebbe un impatto negativo su crescita e investimenti».

I soldi per evitare l’aumento e ottenere comunque il gettito necessario dovrebbero arrivare nelle casse statali grazie alle privatizzazioni, per una cifra tra i 5 e i 6 miliardi ed il resto, almeno in parte, dai risparmi ottenuti con Quota 100 e con il Reddito di cittadinanza, ma Gualtieri non ha dichiarato a quanto ammontino, trincerandosi dietro al fatto che «ci stiamo lavorando, non abbiamo ancora i numeri definitivi».

Intanto sembra che Quota 100 – che ha una durata triennale – non sarà rinnovata a scadenza e l’orientamento del governo è quello di «lasciare che vada a esaurimento»; diversa sorte per il Reddito di cittadinanza, che invece sarà confermato e potrebbe anche migliorare, con il Movimento 5 Stelle tuttora al governo. Il ministro invece esclude radicalmente l’ipotesi di una tassa patrimoniale che colpirebbe conti correnti e risparmi in deposito.

Ma in questo quadro che fine farà la promessa di riduzione della pressione fiscale, soprattutto per i redditi medio bassi? Il ministro ribadisce che il governo in carica «intende poi avviarla» ed anzi annuncia che vuole abbassare il carico fiscale anche in favore delle «aziende che innovano», ma non precisa quando ciò avverrà.

Lascia però trapelare un importante dettaglio: «La sfida è avviare una riduzione della pressione fiscale con un orizzonte di intervento sui tre anni perché i provvedimenti seri non sono spot». Si tratterà, perciò, di una riforma strutturale ed ampia e non di interventi per singole imposte, come la Flat tax, proposta da Salvini nel precedente Governo Conte, che anzi sarà definitivamente archiviata. Insomma le tasse scenderanno – ha promesso il ministro – ma non subito e non si sa ancora in che maniera; nel frattempo però – è sempre Gualtieri a dirlo – non aumenteranno.



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