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Posso andarmene mentre la polizia fa la multa?

16 Settembre 2019
Posso andarmene mentre la polizia fa la multa?

Multa: se la polizia ti ferma puoi andartene senza aspettare; la nuova ordinanza della Cassazione viene in soccorso di chi ha fretta e non ha tempo di aspettare. 

Chi guida l’auto va sempre più di fretta. Le nostre stesse giornate sono, ormai, diventate frenetiche e non c’è chi non commetta un’infrazione stradale pur di arrivare prima a destinazione. In questi casi, è legittimo chiedersi cosa potrebbe succedere se, già in ritardo per un appuntamento improcrastinabile (ad esempio una riunione di lavoro), ci dovesse fermare la polizia per un accertamento o, peggio, per la contestazione di un’infrazione stradale.

Se provi a dire a un agente che hai premura, chiedendogli di velocizzare le pratiche di controllo, il più delle volte questi ti guarderà infastidito e farà di tutto per rallentare l’iter delle operazioni. In questi casi, potrebbe capitare di chiedersi: me ne posso andare ugualmente e magari lasciare che il poliziotto rediga la multa da solo per poi spedirmela a casa? La risposta è stata data proprio di recente dalla Cassazione [1]. Un’ordinanza di qualche ora fa spiega cosa succede se il conducente non ha tempo a sufficienza per aspettare che venga compilato il verbale della polizia. Ecco la risposta alla domanda: «Posso andarmene mentre la polizia fa la multa?»

Non fermarsi allo stop della polizia è reato?

Se ti viene la tentazione di non fermarti allo stop della polizia o di un carabiniere sappi, innanzitutto, che non commetti alcun reato [2]. La Cassazione ha già ricordato che, in ipotesi del genere, scatta un semplice illecito amministrativo: in pratica, subisci una multa che, peraltro, è abbastanza lieve: da 84 a 335 euro. Naturalmente, a questa si aggiungerà anche l’ulteriore sanzione nel caso in cui gli agenti ti abbiano visto commettere un’infrazione: ad esempio, andare veloce, passare col semaforo rosso, non indossare le cinture di sicurezza, guidare col cellulare in mano, sorpassare nonostante un divieto o commettere una manovra pericolosa, ecc.

Commetti reato di «resistenza a pubblico ufficiale» [3] solo se, per evitare che la pattuglia ti raggiunga, poni in essere delle manovre pericolose (ad esempio, guidi a zig-zag, fai un’inversione di marcia laddove non consentito, ecc.).

Posso andarmene mentre la polizia fa la multa?

Se anche hai il dovere di collaborare con la polizia quando ti ferma, fornendo le tue generalità e i documenti di guida, non è tuo dovere aspettare che venga redatto il verbale. In buona sostanza, te ne puoi anche andare mentre gli agenti sono intenti a compilare la multa. Non sei, a dir il vero, neanche obbligato a firmarla o a riceverla una volta che è stata completata.

In tutti questi casi, allora, se hai deciso di fermarti all’alzarsi della paletta rossa e hai dato tutte le informazioni che ti sono state richieste (compresa patente e libretto), puoi rimetterti in marcia e andartene, con o senza l’autorizzazione dei verbalizzanti. L’unica conseguenza sarà che la multa – se mai una multa dovesse esserti elevata – si considererà già notificata ossia come se l’avessi ricevuta. Ma null’altro: nessun reato, quindi, e nessun’altra sanzione amministrativa.

Se è vero che la regola imposta dal Codice della strada stabilisce la contestazione immediata della multa, nel momento in cui questa è resa impossibile dal mancato stop del trasgressore si avrà una contestazione differita del verbale con spedizione dello stesso a casa del conducente (e, se diverso, anche del proprietario dell’auto) [4]. Se invece il conducente dovesse fermarsi ma subito dopo andare via per la fretta, la multa non sarà spedita a casa.

Fatta questa premessa, vi possono essere dunque due situazioni:
  • o il trasgressore non si ferma per la relativa contestazione: si seguiranno quindi le procedure per la contestazione in differita con conseguente notifica del verbale al domicilio;
  • o il trasgressore si ferma fornendo i suoi dati, del veicolo: in questo caso, come anche richiamato dalla Cassazione, si procederà con la contestazione immediata, la quale se il trasgressore si opporrà anche allontanandosi e non ritirando il verbale e non firmandolo questa sarà comunque completa e definitiva non potendo procedersi come se si fosse in assenza del trasgressore.
Nella seconda situazione quindi non vi sarà alcuna spedizione del verbale al domicilio e il trasgressore comunque avrà nei termini di legge la possibilità sia di pagare la sanzione in forma ridotta sia di proporre ricorso dalla data in cui il verbale è stato redatto in sua presenza.

In entrambi i casi quindi il trasgressore potrà eventualmente decidere se fare ricorso o meno ma – per quanto banale possa essere, sarà bene specificarlo – tra i motivi di opposizione non vi potrà certo essere il fatto che la multa non sia stata consegnata al conducente nell’immediatezza. È stato, infatti, lo stesso interessato a decidere – con una scelta consapevole e ponderata – di non fermarsi al momento della redazione del verbale e di preferire che lo stesso gli fosse consegnato a casa. Né potrà similmente eccepire il fatto che sul predetto verbale non vi sia la sua firma, non essendo un elemento necessario ai fini della validità dell’atto amministrativo.


note

[1] Cass. ord. n. 22991/2019 del 16.09.2019.

[2] Cass. sent. n. 42951/16 dell’11.10.2016. Cfr. anche Cass. sent. n. 8385/1998 ove si specifica che «Nell’inosservanza dell’obbligo di fermarsi all’invito degli agenti in servizio di polizia stradale – costruita come reato dall’art. 650 c.p. e come violazione amministrativa dall’art. 192 comma 1 c. strad. risultano del tutto identici sia il fine perseguito, cioè la prevenzione e l’accertamento di reati e infrazioni in materia di circolazione stradale, sia le rispettive condotte. Ne consegue che, vertendosi nell’ipotesi di concorso apparente di norme, in forza del principio di specialità di cui all’art. 9 della l. n. 689 del 1981, l’omessa ottemperanza da parte del conducente di un veicolo all’invito a fermarsi di funzionari, ufficiali e agenti cui spetta la prevenzione e l’accertamento dei reati in materia di circolazione stradale integra gli estremi dell’illecito amministrativo previsto dall’art. 192 comma 1 c. strad., e non già quelli della fattispecie criminosa di cui all’art. 650 c.p.».

[3] Art. 650 cod. pen.

[4] Art. 192 cod. str. e art. 384 lett. f regol. att. cod. strada.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 18 gennaio – 16 settembre 2019, n. 22991

Presidente Giusti – Relatore Cosentino

Ragioni in fatto e diritto della decisione

Rilevato:

che il dott. Fr. Na. ha proposto ricorso, sulla scorta di tre motivi, per la cassazione della sentenza con cui il tribunale di Torino, confermando la decisione del giudice di pace di Chieri, ha rigettato la sua opposizione avverso l’ordinanza d’ingiunzione del prefetto di Torino che lo aveva sanzionato per il mancato uso della cintura di sicurezza mentre era alla guida di una automobile;

che l’impugnata sentenza ha ritenuto che il mancato uso delle cinture di sicurezza potesse essere contestato solo con querela di falso, giacché solo al giudizio di falso sarebbe stata riservata “la proposizione e l’esame di ogni questione concernente l’alterazione nel verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti” (pag.3 della sentenza);

che con il primo motivo di ricorso, riferito al vizio di violazione e falsa applicazione di legge (artt. 172 cod. strada e 2700 c.c.), il ricorrente cesura la sentenza impugnata per aver statuito che la constatazione che il sig. Fr. Na. circolava alla guida di autoveicolo senza indossare le cinture di scurezza, contenuta nel verbale impugnato, facesse fede fino a querela di falso ex art. 2700 c.c. ancorché, si sottolinea nel mezzo di impugnazione, concernesse una circostanza oggetto di percezione sensoriale, come tale suscettibile di errore di fatto;

che con il secondo motivo si lamenta l’omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c. o, in via gradata, l’ omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, in relazione alla omissione della contestazione immediata da parte dei verbalizzanti, in difetto di motivi che rendessero la stessa impossibile;

che con il terzo motivo di ricorso si denuncia la violazione degli artt. 200 e 201 cod. strada e dell’art. 384 del relativo Regolamento di esecuzione, in cui il tribunale sarebbe incorso ritenendo che l’omissione della contestazione immediata fosse legittimata dalla circostanza, emergente dal verbale, che trasgressore “richiedeva notifica del verbale a casa perché aveva fretta”; nel mezzo di ricorso si argomenta che la “fretta” addotta dal trasgressore non potrebbe farsi rientrare nell’elenco dei motivi che consentono per legge l’omissione della contestazione immediata e che la richiesta del trasgressore di ricevere la notifica casa non sarebbe assimilabile al rifiuto di ricevere la notifica, costituendo una semplice richiesta alla quale le forze dell’ordine avrebbero potuto e dovuto opporsi;

che la Prefettura di Torino non ha spiegato attività difensiva in questa sede;

che la causa è stata chiamata all’adunanza di camera di consiglio del 18.1.18, per la quale non sono state depositate memorie illustrative;

ritenuto:

che il primo motivo non può trovare accoglimento perché le Sezioni Unite di questa corte hanno già avuto modo di chiarire che l’indicazione nel verbale del mancato uso della cintura di sicurezza da parte del trasgressore, in quanto oggetto diretto della constatazione visiva del pubblico ufficiale accertatore, deve ritenersi assistita da fede privilegiata (sent. n.17355/09, in conformità, Cass. n. 25842/08);

che il secondo motivo di ricorso coglie un’effettiva omissione di pronuncia del tribunale sul motivo di appello con cui l’odierno ricorrente aveva riproposto in secondo grado la questione dell’inidoneità della richiesta del trasgressore a giustificare l’omissione di contestazione immediata della violazione; il motivo, tuttavia, non può trovare accoglimento perché la questione su cui il primo giudice non si è pronunciato va risolta, come si vedrà nell’esame del terzo motivo di ricorso, in senso sfavorevole all’odierno ricorrente (cfr. Cass. n. 8561/06: «In materia di opposizione ad ordinanza ingiunzione, il ricorso per cassazione che denunzi il mancato esame, da parte del giudice di merito, di un motivo dell’opposizione può condurre alla cassazione della sentenza impugnata soltanto se, vertendo su questione di diritto, esso sia fondato, atteso che, nel caso di sua infondatezza, lo iato esistente tra la pronuncia di rigetto ed il mancato esame della censura deve essere colmato dalla Corte di Cassazione facendo uso del proprio potere di correzione della motivazione della sentenza, integrando la decisione di rigetto mediante l’enunciazione delle ragioni di diritto che sostengono il provvedimento opposto, senza necessità di rimettere la causa ad altro giudice affinché dichiari infondato il motivo non esaminato» (conf., da ultimo, SSUU 2731/17);

che il terzo motivo di ricorso va infine rigettato, perché la contestazione immediata viene resa impossibile dall’allontanamento del trasgressore; che poi tale allontanamento avvenga senza l’autorizzazione dei verbalizzanti, o viceversa, avvenga con l’autorizzazione di costoro, all’esito di una richiesta in tal senso formulata dal trasgressore, è tutt’affatto irrilevante ai fini dell’integrazione della situazione – descritta nell’articolo 384, lettera f) del Regolamento del codice della strada -dell’accertamento in assenza del trasgressore;

che pertanto il ricorso va rigettato in relazione a tutti i motivi nei quali esso si articola;

che non vi è luogo a regolazione di spese, non avendo la Prefettura di Torino spiegato difese in questo giudizio di legittimità;

che deve altresì darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, del raddoppio del contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/02.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi dell’articolo 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/02, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’articolo I-bis dello stesso articolo 13.


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1 Commento

  1. Articolo oltre che provocatorio e diffamatorio anche inesatto! Punto primo, si sta suggerendo alle persone di non fermarsi neanche all’Alt, visto che dicono che la sanzione se lo fai è lieve.. Diffamatorio perché vi è scritto che se tu dici che hai fretta, l’agente che ti sta controllando, fa di tutto per rallentare l’operazione e farti perdere tempo. Inesatto perché c’è scritto che tu puoi anche andare via durante il controllo e non ti succederà niente.. Al massimo ti aggiungono le spese di notifica. NO. Come NO anche le sentenze di cassazione che sono per dei casi a sé, non sono una regola fissa! Se io effettuo un P.C. non hai fini della circolazione stradale, tu, ti fermi eccome! Esempio: rapina appena fatta con un’audi nera A6 la cui targa parziale è EX e a bordo ci sono tre uomini. Io faccio un p.c. Su una via che combacia con la via di fuga e mi passa davanti un Audi che risponde alla descrizione e non si ferma.. Oltre alla sanzione amministrativa dopo si becca anche una denuncia per interruzione di pubblico servizio! Ed è un esempio.. Altro esempio: ti sto facendo il verbale e tu vuoi andare via, I tuoi documenti che mi servono per scrivere il verbale? Me li tengo io?? Te li porto a casa??? Altro esempio: devo elevare un articolo 180 per mancanza totale di documenti e il tipo agitato mi dice che ha fretta.. COL CAVOLO CHE LO FACCIO ANDARE VIA! Chi mi dice che la macchina non sia stata appena rubata e ancora non è stata fatta denuncia? Chi mi dice che il tizio non sia un latitante o qualche evaso dagli arresti domiciliari? No no.. Se mi fa insospettire altro che mandargli il verbale a casa, lo porto in caserma!

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