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Come recuperare un credito Irpef?

9 Ottobre 2019
Come recuperare un credito Irpef?

Ogni anno, ciascun contribuente è chiamato a presentare la dichiarazione dei redditi. Se a seguito della liquidazione delle imposte dovesse emergere un credito di imposta come avviene l’eventuale rimborso?

La dichiarazione dei redditi è lo strumento con il quale il contribuente comunica annualmente all’Amministrazione finanziaria tutti i redditi conseguiti nel corso dell’anno per il quale si sta presentando la dichiarazione. Quest’ultima viene elaborata e trasmessa all’Agenzia delle Entrate di regola l’anno successivo a quello di conseguimento del reddito.

Dall’elaborazione della dichiarazione può emergere un debito oppure un credito di imposta. Nel primo caso, il contribuente è tenuto a corrispondere all’ Erario quanto dovuto in termini di imposte, nel secondo caso invece, a riscuotere l’importo spettante. Ma come recuperare un credito Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) o un qualsiasi altro credito esposto dal contribuente nella dichiarazione dei redditi? I rimborsi possono essere richiesti, a seconda dei casi, con la dichiarazione dei redditi o con una specifica domanda.

Rimborso di imposte scaturite da dichiarazione

Due sono i modelli che il contribuente può utilizzare per dichiarare i propri redditi:

  • il modello redditi persone fisiche (Redditi Pf);
  • il modello 730.

A grandi linee, il modello 730 viene di regola utilizzato dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. Il modello Redditi Pf invece, viene utilizzato solitamente dai titolari di partita Iva e da tutti coloro che non hanno i requisiti per utilizzare il modello 730. Ovviamente, i due modelli, dovendo riferirsi ad attività diverse, hanno alcune differenze formali, ma non strutturali.

In sede di dichiarazione dei redditi, l’Amministrazione finanziaria consente al contribuente di portare in deduzione o detrazione alcune spese al fine di abbattere le imposte da pagare.

Le spese deducibili abbattono il reddito e, dunque, la base imponibile sulla quale calcolare le imposte. Le spese detraibili, invece, abbattono l’imposta lorda riducendone l’importo. Se tali spese detraibili risultano maggiori dell’imposta lorda, si genera un credito di imposta che il contribuente può chiedere a rimborso.

Il modello 730

Con il modello 730 si può ottenere il rimborso scaturente dalla dichiarazione direttamente dal datore di lavoro o ente pensionistico in busta paga o nella pensione. Per i dipendenti, il rimborso viene accreditato sulla busta paga del mese di luglio dello stesso anno in cui si presenta la dichiarazione. Per i pensionati, invece, il rimborso viene accreditato sull’assegno pensionistico erogato nel mese di agosto. Va ricordato che, in alternativa al rimborso, è possibile scegliere di utilizzare il credito che risulta dal 730, per pagare con compensazione, oltre all’Imu, anche le altre imposte che possono essere versate con il modello F24.

Se, per qualunque motivo, il rimborso non viene effettuato, si può farne richiesta all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate del luogo di residenza. In questo caso, occorre allegare una certificazione con cui il datore di lavoro o l’ente pensionistico attesti di non aver eseguito il conguaglio e di non aver, quindi, rimborsato le imposte.

L’Agenzia delle Entrate, entro 4 mesi dal termine previsto per la trasmissione della dichiarazione, oppure dalla data di trasmissione, se successiva a questo termine, può effettuare dei controlli preventivi anche documentali sulle dichiarazioni che presentano elementi di incoerenza o dalle quali fuoriesce un rimborso di importo superiore a 4.000 euro. Il rimborso che risulta spettante al termine delle operazioni di controllo preventivo è erogato dall’Agenzia delle Entrate non oltre il sesto mese successivo al termine previsto per la trasmissione della dichiarazione, oppure dalla data di trasmissione, se successiva a questo termine.

Il modello redditi persone fisiche

Quando si utilizza il modello redditi (che dal 2017 sostituisce il modello unico), il contribuente deve espressamente indicare nel quadro RX di voler ricevere il rimborso del credito. La scelta alternativa è quella del riporto del credito all’anno successivo o la sua compensazione con altri tributi da versare. Dopo gli opportuni controlli, la somma è rimborsata direttamente dall’Agenzia delle Entrate secondo le modalità indicate dal contribuente e in base all’importo da pagare.

L’istanza di rimborso delle imposte

Per tutte le altre ipotesi di pagamenti non dovuti o eseguiti in eccesso rispetto a quanto dovuto, è necessario presentare un’apposita domanda da parte del contribuente. L’istanza di rimborso deve essere presentata, in carta semplice, all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente in base al domicilio fiscale del contribuente al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi da cui genera il rimborso (o, per le imposte indirette, all’ufficio dove è stato registrato l’atto o la successione) e deve contenere i motivi in base ai quali si ritiene di aver diritto al rimborso. Il modulo di domanda è scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Termine di decadenza della domanda di rimborso

La domanda all’Agenzia delle Entrate deve essere presentata entro un determinato periodo di tempo che varia a seconda del tipo di imposta. Se la domanda di rimborso è per:

  • imposta di registro (locazione, successione, donazione, bollo): 36 mesi;
  • imposte sui redditi (Irpef, Ires e imp. sostitutive): 48 mesi;
  • versamenti diretti: 48 mesi;
  • ritenute operate dal sostituto d’imposta: 48 mesi;

Il contribuente dovrà rispettare tassativamente i termini di decadenza suindicati, altrimenti seppur dovuto e legittimo, perderà il diritto al rimborso.

Modalità di pagamento dei rimborsi

L’Agenzia delle Entrate, una volta riconosciuto il diritto al rimborso, dispone la restituzione delle somme secondo le modalità indicate dal contribuente e in base all’importo da pagare. Se il contribuente ha fornito all’Agenzia delle Entrate le coordinate del suo conto corrente bancario o postale, il rimborso, qualunque sia l’importo, viene accreditato su quel conto. In questo caso, è necessario che il beneficiario del rimborso coincida con l’intestatario (o uno degli intestatari, in caso di conto corrente cointestato) del conto corrente.

In caso contrario, il rimborso non viene accreditato. La comunicazione delle coordinate bancarie o postali presso cui si desidera l’accredito dei rimborsi può essere effettuata in ogni momento presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate o attraverso l’applicazione disponibile sul suo sito internet. Chi è già registrato ai servizi telematici dell’Agenzia ed è in possesso, quindi, del codice pin, può effettuare la richiesta di accredito attraverso il canale Fisconline.

Altre modalità di riscossione

Se non sono state fornite le coordinate del conto corrente bancario o postale, il rimborso viene erogato con modalità diverse a seconda della somma da riscuotere:

  • per gli importi fino a 999,99 euro, comprensivi di interessi, il contribuente riceve un invito a presentarsi in un qualsiasi ufficio postale presso il quale, esibendo un documento d’identità, può riscuotere il rimborso in contanti. Chi si presenta in qualità di delegato, insieme alla delega compilata in ogni sua parte, deve esibire anche il documento d’identità del delegante;
  • per gli importi oltre 999,99 euro e fino a 51.645,69 euro, comprensivi di interessi, al contribuente arriva un invito a comunicare le coordinate del proprio conto corrente, unitamente a un modello da compilare e consegnare, entro il termine indicato, a un ufficio postale. Se il contribuente non consegna il modello e non fornisce le coordinate del proprio conto, il rimborso viene eseguito con l’emissione di un vaglia della Banca d’Italia;
  • per gli importi superiori a 51.645,69 euro, comprensivi di interessi, e per i rimborsi di soli interessi di qualsiasi importo, la restituzione avviene, per ragioni di sicurezza, esclusivamente tramite accredito su conto corrente bancario o postale.

La risposta dell’Amministrazione finanziaria

Conclusa la fase relativa all’inoltro delle richiesta, potranno verificarsi le seguenti ipotesi:

  • accoglimento dell’istanza: in questo caso, si procederà alla regolare erogazione del rimborso mediante ordinativo di pagamento;
  • rigetto dell’istanza: nelle ipotesi di rigetto espresso della domanda, l’Agenzia delle Entrate invierà al contribuente una comunicazione contenente le motivazioni del diniego. Il contribuente entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento, potrà impugnare il provvedimento di rigetto e di proporre, così, ricorso alla competente Commissione tributaria provinciale;
  • l’ufficio non risponde (in questo caso, la domanda di rimborso deve ritenersi respinta, in quanto vige l’istituto del silenzio-rifiuto. Trascorsi almeno 90 giorni dalla presentazione della domanda ed entro il termine di prescrizione, ordinariamente decennale, l’interessato può ricorrere alla Commissione tributaria).

Il destinatario del rimorso è deceduto, minore o interdetto

I rimborsi intestati a persone che non hanno la capacità di agire (per esempio, i minori), che sono decedute o che hanno dato mandato ad altri (procura), sono effettuati a favore di coloro che le rappresentano o che a esse succedono.

Per essere autorizzati a incassare i rimborsi riscuotibili presso le Poste, occorre presentare agli uffici dell’Agenzia delle Entrate una specifica richiesta in carta semplice o tramite modello disponibile presso gli stessi uffici. Insieme alla richiesta, vanno prodotti i provvedimenti che legittimano la successione, la sostituzione o la rappresentanza (nel caso di deceduto, la successione; nel caso di minore o interdetto, il provvedimento del giudice tutelare; in caso di fallimento, il provvedimento del giudice fallimentare; in caso di rappresentanza, la procura).

L’ufficio, riscontrati l’idoneità dell’attestazione e l’assolvimento degli eventuali obblighi, rilascia l’autorizzazione al pagamento della somma (nel caso di più eredi a uno solo di essi) presso qualsiasi ufficio postale. I rimborsi rimangono in giacenza presso gli uffici postali non oltre i 6 mesi indicati nella comunicazione originaria inviata per posta.


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