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Renzi: ecco perché lascio il Pd

17 Settembre 2019
Renzi: ecco perché lascio il Pd

Con me trenta parlamentari, Bellanova capo delegazione al Governo.

Che per Matteo Renzi i veri nemici non fossero i Cinque Stelle, ma quelli interni al suo stesso partito era cosa nota. Se non avesse perso l’appoggio del Pd, l’ex premier difficilmente sarebbe caduto. Ecco perché, se era scontato che mai avrebbe lasciato la politica pur dopo la disfatta del referendum costituzionale, era altrettanto scontato che, prima o poi, avrebbe lasciato quantomeno il partito.

Ed ora la notizia è ufficiale: Matteo Renzi lascia il Pd. In un’intervista a Repubblica, l’ex premier annuncia: “i gruppi parlamentari nasceranno già questa settimana. E saranno un bene per tutti:Zingaretti non avrà più l’alibi di dire che non controlla i gruppi del pd perché saranno ‘derenzizzati’. E per il governo probabilmente si allargherà il consenso parlamentare, l’ho detto anche a Conte. Dunque l’operazione è un bene per tutti”, assicura.

Ciò che ha colpito alcuni compagni di partito è stato il fatto che Renzi abbia lasciato proprio dopo aver fatto di tutto per promuovere l’alleanza Pd- M5s ed evitare il voto. Ma forse è proprio questa la spiegazione: Renzi aveva bisogno di tempo per organizzarsi e le elezioni anticipate lo avrebbero pregiudicato.

Quello che “mi fa uscire” è “la mancanza di una visione sul futuro” dice Matteo Renzi volendo giustificare il suo addio al Pd. L’ex premier spiega che nel Pd “mi hanno sempre trattato come un intruso”. E il “riflesso condizionato” di quella sinistra che “non accetta di essere guidata da uno che non provenga dalla ditta”, rimarca.

Il “contrappasso” sarà che “io esco” e “nei prossimi mesi rientrano D’Alema, Speranza, Bersani. Va via un ex premier ne torna un altro, tutto si tiene”, sottolinea ancora Renzi. E ancora: “Scriverò una lettera aperta agli elettori dem, ma non accetto lezioni da chi ha votato altre liste alle ultime elezioni”.

L’ex sindaco di Firenze continua, secondo quanto riporta la nostra fonte Adnkronos: “I parlamentari saranno trenta, più o meno. Non dico che c’è numero chiuso ma quasi. La vera sfida saranno le migliaia di persone che sul territorio faranno qualcosa di nuovo e di grande”.

La reazione di Zingaretti è risentita. “Ci dispiace. Un errore. Ma ora pensiamo al futuro degli italiani, lavoro, ambiente, imprese, scuola, investimenti. Una nuova agenda e il bisogno di ricostruire una speranza con il buon governo e un nuovo Pd”. Lo scrive su Twitter il segretario del Pd, commentando l’uscita dal partito di Matteo Renzi e della sua componente.

Renzi non rivela il nome del nuovo partito, ma spiega: “Non sarà un partito tradizionale, sarà una casa. E sarà femminista con molte donne di livello alla guida. Teresa Bellanova sarà il capo delegazione nel governo”, dice l’ex premier.

“Il Conte bis è un miracolo. Aver mandato a casa Salvini resterà nel mio curriculum come una delle cose di cui vado più fiero”.

Oggi il Pd è una serie di correnti, rivela Renzi. “Credo che le liturgie di un Pd organizzato scientificamente in correnti e impegnato in una faticosa e autoreferenziale ricerca dell’unità come bene supremo non funzionino più” prosegue nell’intervista a Repubblica.

L’ex premier assicura di non avere “un problema” con Zingaretti con il quale ci sono “toni di civiltà personale”. Il punto, sottolinea Renzi, è “politico”. Il Pd nasce come un “partito all’americana, capace di riconoscersi in un leader carismatico e fondato sulle primarie. Chi ha tentato di interpretare questo ruolo-sottolinea- è stato sconfitto dal fuoco amico’ e “temo che non sarà in grado da solo di rispondere alle aggressioni di Salvini e alla difficile convivenza con i 5 stelle”.



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