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Dissenso lite in condominio: come non pagare spese processuali

17 Settembre 2019
Dissenso lite in condominio: come non pagare spese processuali

L’esenzione di responsabilità per l’eventuale condanna alle spese processuali non opera nel caso di causa avviata dall’amministratore senza l’autorizzazione dell’assemblea.

Se il tuo condominio ha intenzione di fare una causa o di resistere a una causa intentata ad esso da un altro condomino o da un terzo, e non hai intenzione di pagare le spese processuali in caso di sconfitta, hai un unico rimedio: il dissenso alla lite. Con questo strumento, infatti, nell’ipotesi in cui il giudice dovesse dare torto al condominio e condannarlo alle spese processuali, l’amministratore non potrà farti pagare nulla.

Una recente sentenza del tribunale di Roma [1], nel richiamare un orientamento ormai stabile della Cassazione [2], spiega però che il dissenso alla lite in condominio non può essere esercitato nelle cause che l’amministratore può intraprendere senza bisogno di una preventiva autorizzazione dell’assemblea.

Il commento di questa interessante pronuncia è per noi l’occasione per tornare su un tema assai caro a numerosi lettori. Ecco, dunque, come non pagare le spese processuali grazie al dissenso alla lite in condominio.

Cos’è il dissenso alle liti in condominio e cosa comporta

Quando l’assemblea ha deliberato di promuovere una causa contro un soggetto, oppure di resistere in un giudizio promosso da altri contro il condominio, i condomini che non vogliono subìre le conseguenze di un’eventuale sconfitta in ordine alle spese processuali possono comunicare all’amministratore il cosiddetto «dissenso alla lite». Lo devono fare entro massimo 30 giorni dalla delibera se il condomino dissenziente era presente all’assemblea; invece, se era assente, la comunicazione va fatta entro 30 giorni dal momento in cui il condomino ha ricevuto copia del verbale d’assemblea.

Il dissenso alle liti comporta che, nel caso in cui il giudice condanni il condominio a corrispondere una somma alla parte vittoriosa, il condòmino dissenziente:

  • ha diritto a non vedersi addebitare la propria quota millesimale della condanna pronunciata dal giudice al termine del giudizio che abbia visto sconfitto il condominio;
  • o, in caso di esecuzione forzata da parte del creditore nei confronti dei condomini, ha diritto a rivalersi nei confronti del condominio chiedendo cioè la restituzione di ciò che ha dovuto versare al creditore per la partecipazione o la promozione di una lite che lo vedeva dissenziente.

Se, però, la causa ha esito favorevole per il condominio, e il condomino dissenziente ne trae vantaggio, questi è tenuto a concorrere, nella misura che gli compete, nelle spese del giudizio che non sia stato possibile ottenere dalla parte soccombente.

Per maggiori chiarimenti leggi anche Dissenso alle liti condominiali: come fare.

Dall’altro lato, però, il condomino dissenziente non potrà evitare di pagare le iniziali spese legali necessarie all’avvio della causa (tasse e spese vive) nonché l’eventuale anticipo dovuto all’avvocato che difende il condomino. Il che è comprensibile visto che, se la sentenza dovesse dare ragione al condominio, tutti se ne avvantaggerebbero, anche quelli che hanno dissentito dalla lite.

Nonostante il dissenso alle liti, il condomino dissenziente ha diritto a partecipare alle successive assemblee condominiali aventi ad oggetto il prosieguo della causa e a manifestare la sua volontà all’abbandono della lite. Non si tratta, infatti, di un’ipotesi di conflitto di interessi [3].

Il dissenso alle liti trova fondamento in un articolo del Codice civile [4]: esso testualmente consente al condomino di separare la propria responsabilità in ordine alle conseguenze negative di una lite promossa dal condominio o nella quale quest’ultimo decide di resistere.

Quando non è possibile il dissenso alle liti

Il dissenso alle liti richiede necessariamente una delibera dell’assemblea che autorizza l’amministratore a coltivare una causa o a resistere in un giudizio intentato da terzi. Esso, pertanto, non può essere esercitato nei giudizi in cui all’amministratore è riconosciuta l’autonoma legittimazione processuale e, quindi, può agire senza autorizzazione dell’assemblea.

Proprio questa è la precisazione offerta dalla pronuncia in commento: laddove non sia stata l’assemblea a deliberare la lite attiva o passiva (il che succede quando l’amministratore ha avviato autonomamente la causa o ha deciso in autonomia di resistere), il condomino dissenziente deve partecipare alle spese processuali secondo i propri millesimi di proprietà.

Pertanto, come affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza 7095 del 20 marzo 2017, ha ricordato il tribunale, nei giudizi aventi ad oggetto l’impugnazione di delibere assembleari, il singolo condòmino che, eventualmente, dissenta dalla costituzione in giudizio, non può «separare la propria responsabilità da quella degli altri condòmini in ordine alle conseguenze della lite, ma solo ricorrere all’assemblea contro il provvedimento dell’amministratore oppure al giudice contro il successivo deliberato dell’assemblea stessa». Egli, cioè, potrebbe impugnare la votazione perché invalida (magari per il mancato rispetto delle maggioranze) oppure avviare un giudizio di responsabilità contro l’amministratore, sempre ammesso che ne sussistano gli estremi.

 


note

[1] Trib. Roma sent. n. 12803/2019.

[2] Cass. sent. n. 7095/2017 del 20.03.2017.

[3] Cass. 5 dicembre 2001 n. 15360.

[4] Art. 1132 cod. civ.


1 Commento

  1. Mi chiedo se ci sono questioni o controversie le quali obbligano il singolo condomino, anche se dissenziente, a partecipare alle spese legali nel caso di soccombenza.

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