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Recupero crediti: cosa possono pignorare

17 Settembre 2019
Recupero crediti: cosa possono pignorare

Azioni esecutive dei call center, ipoteche, pignoramenti e diffide: tutto ciò che possono fare e cosa rischia effettivamente il debitore.

Hai ricevuto la telefonata del recupero crediti per ricordarti di pagare l’ultima rata del finanziamento o le bollette arretrate. Se l’operatore ti ha minacciato l’invio dell’ufficiale giudiziario nel caso di ulteriore ritardo, sappi che non tutto ciò che ti è stato detto è vero. Probabilmente, ti sarai anche chiesto cosa possono pignorare i recupero crediti: i seguenti chiarimenti ti serviranno a comprendere quali sono i loro poteri e cosa rischi.

Non sono rari i casi in cui, nel tentativo di riscuotere i crediti, gli addetti ai call center prospettano al debitore conseguenze catastrofiche come l’esproprio della casa o il pignoramento della pensione. La ragione di tanta “premura” è che questi, anche se appartenenti a società esterne rispetto a quella creditrice, ricevono una provvigione sul recuperato. È di tutta evidenza, quindi, un interesse personale alla riscossione delle somme, anche se ciò avviene sotto pressione o forti timori.

Un codice di autoregolamentazione impone agli operatori del recupero crediti di rispettare la privacy del debitore, di usare un linguaggio composto e di non dire bugie. Il punto è che, se anche è probabile un pignoramento in caso di mancato pagamento del debito, questo non è così immediato come il call center vorrebbe far credere.

Peraltro, non è solo una questione di tempi, ma anche di “opportunità”: è molto improbabile un pignoramento per un credito di poche decine di euro ed è da escludere l’ipoteca sulla casa per un debito che non supera mille euro.

Volendo rispondere alla domanda «cosa possono pignorare i recupero crediti» dovremmo, non in ultimo, ricordare che queste società, in quanto non effettive titolari del diritto di credito, non possono fare nulla. Ma procediamo con ordine.

Recupero crediti: cosa può pignorare?

Quando una grossa società deve recuperare i propri crediti da numerosi clienti affida le pratiche a soggetti esterni che, in virtù di un mandato scritto, provano a riscuoterli in via “bonaria”, ossia contattando telefonicamente il debitore o inviandogli lettere di diffida. Sono queste le società di recupero credito.

Se ciò è pienamente lecito, non è però concesso a tali aziende di agire in tribunale per conto dell’effettivo creditore, sostituendosi a questi nel recupero giudiziale. Non possono cioè chiedere un decreto ingiuntivo, inviare un atto di citazione, avviare un pignoramento. Ciò sarebbe possibile solo a fronte di una completa «cessione del credito», cosa che tuttavia andrebbe prima comunicata al debitore con raccomandata a.r. e che avviene solo in caso di fusioni o cessioni di società (si pensi all’incorporazione di una banca).

Dunque, il recupero crediti non può pignorare alcun bene del debitore, neanche se questi non vuol pagare. Al massimo, alla scadenza del mandato ricevuto dalla società creditrice, potrà inviarle un’informativa comunicando le intenzioni del debitore. E sarà solo quest’ultima, in un momento successivo, a vagliare eventuali ipotesi di azioni legali. Dunque, tutto è rimesso alla scelta e all’iniziativa dell’effettivo creditore e non del recupero crediti.

Quando è possibile il pignoramento dei beni del debitore

Il fatto che il debitore non abbia inteso pagare il debito non implica, in automatico, il ricorso all’ufficiale giudiziario. Tutto dipende da quali documenti sono in mano del creditore. Questi, infatti, affinché possa procedere a un pignoramento deve possedere un titolo esecutivo, ossia un documento dotato di “ufficialità” ove si accerti il diritto di credito e l’entità dello stesso. I titoli esecutivi più comuni sono le sentenze, i decreti ingiuntivi, gli assegni e le cambiali, i contratti di mutuo firmati davanti al notaio.

Se non hai pagato la rata a una finanziaria, ma hai firmato il contratto su un semplice modulo, se hai delle bollette arretrate, se non hai adempiuto a una fattura, il creditore non può agire direttamente contro di te con l’esecuzione forzata ma, al più, dovrà prima chiedere in tribunale un decreto ingiuntivo e poi notificartelo.

Solo dopo che saranno decorsi 40 giorni da suddetta notifica, il creditore potrà avviare nei tuoi riguardi un pignoramento, previa notifica di un ultimo avviso (il cosiddetto atto di precetto) con cui ti vengono dati altri 10 giorni di tempo per adempiere.

Quali beni del debitore possono essere pignorati?

Una volta chiarito che non spetta alla società di recupero crediti avviare il pignoramento, possiamo analizzare quali beni possono essere aggrediti dall’effettivo creditore.

La legge non pone limiti: il Codice civile stabilisce che ciascun cittadino è responsabile delle obbligazioni contratte con tutti i propri beni, presenti e futuri.

Ciò nonostante, esistono due tipi di limiti. Alcuni dettati dalle norme del Codice di procedura che stabilisce una serie di beni impignorabili. Altre dettate dall’opportunità, ossia da un’analisi costi-benefici.

In particolare, non possono essere pignorati i sussidi di disoccupazione e le pensioni di invalidità, le polizze vita e i sostegni a persone indigenti. Non si può pignorare più di un quinto dello stipendio o della pensione (sottratto, in quest’ultimo caso, il “minimo vitale” pari a 1,5 volte l’assegno sociale). Se il debitore non ha altri beni pignorabili, si può pignorare solo un quinto dei beni che servono all’esercizio dell’arte, del mestiere o della professione (ad esempio l’auto aziendale o il computer di lavoro). Esistono poi una serie di beni che, nel caso in cui arrivi l’ufficiale giudiziario a casa, non possono essere pignorati come: tavolo da pranzo, cucina e frigorifero, riserve alimentari per un mese, abiti e biancheria, ecc.

Per l’elenco completo leggi Quali beni non possono essere pignorati, Quanto si può pignorare dello stipendio e Quali somme non si possono pignorare.

Sotto un profilo di opportunità, invece, c’è sempre da valutare che un procedimento giudiziario ha dei costi vivi: si tratta di tasse e di onorari di avvocati. Le società non possono, infatti, avviare azioni giudiziali coi propri dipendenti già stipendiati che, per legge, in quanto dipendenti, non possono svolgere l’attività di avvocati del foro. Dunque, dovranno avvalersi di studi legali. Oltre a ciò, ci sono le spese per contributo unificato, notifiche, diritti di cancellerie. Moltiplicando tali costi per ciascun credito da riscuotere, il conto diventerebbe un salasso per qualsiasi società. Ecco perché molti soggetti preferiscono affidarsi solo alla “pressione psicologica” delle telefonate e delle lettere di diffida senza poi proseguire oltre.

Ad esempio, per un credito di non più di 300 euro è assai difficile subire un decreto ingiuntivo e un pignoramento, tanto più se il debitore non ha molte garanzie da offrire.

Ne abbiamo già parlato in Conviene fare un decreto ingiuntivo per pochi euro?

C’è però da ricordare che, se il creditore è una banca o una finanziaria, chi non paga il dovuto subisce una segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia e a tutte le altre Sic come Crif. Le conseguenze sono pregiudizievoli: diventa impossibile aprire un conto o usare carte di credito, bancomat e assegni. In più, verranno negati, nei successivi anni, prestiti e mutui di qualsiasi genere, anche se garantiti.



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