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Provvedimenti per i figli dopo separazione o divorzio: ultime sentenze

17 Settembre 2019
Provvedimenti per i figli dopo separazione o divorzio: ultime sentenze

Mantenimento, affidamento, collocamento e scelte più importanti in merito ai figli: come decide la giurisprudenza. 

Provvedimenti sui figli e competenza del giudice della separazione 

In tema di separazione personale tra coniugi e di divorzio – ed anche con riferimento ai figli di genitori non coniugati – il criterio fondamentale cui devono ispirarsi i relativi provvedimenti è rappresentato dall’esclusivo interesse morale e materiale dei figli (previsto in passato dall’art. 155 c.c. e ora dall’art. 337-ter c.c.) con la conseguenza che il giudice non è vincolato alle richieste avanzate ed agli accordi intercorsi tra le parti e può quindi pronunciarsi anche “ultra petitum”. Invero, e va sottolineato, anche un formale accordo intervenuto tra i genitori, pur sintomatico della positiva collaborazione tra gli stessi, non potrebbe essere trasfuso nel provvedimento giudiziale relativo alla prole se non previa verifica della rispondenza all’interesse del figlio.

Corte di cassazione, sezione VI – I, ordinanza 6 settembre 2019 n. 22411 

Affidamento dei figli, genitori con religioni differenti e obbligo di ascolto del minore

In tema di affidamento dei figli, la possibilità da parte del giudice di adottare provvedimenti contenitivi o restrittivi dei diritti individuali di libertà dei genitori in tema di libertà religiosa e di esercizio del ruolo educativo è strettamente connessa e può dipendere esclusivamente dall’accertamento in concreto di conseguenze pregiudizievoli per il figlio che ne compromettano la salute psico-fisica e lo sviluppo e tale accertamento non può che basarsi sull’osservazione e sull’ascolto del minore in quanto solo attraverso di esse tale accertamento può essere compiuto.

Cassazione civile sez. I, 30/08/2019, n.21916

Affidamento dei figli separazione e divorzio

In tema di separazione personale tra coniugi e di divorzio – ed anche con riferimento ai figli di genitori non coniugati – il criterio fondamentale cui devono ispirarsi i relativi provvedimenti è rappresentato dall’esclusivo interesse morale e materiale dei figli (previsto in passato dall’art. 155 c.c. e ora dall’art. 337 ter c.c.) con la conseguenza che il giudice non è vincolato alle richieste avanzate ed agli accordi intercorsi tra le parti e può quindi pronunciarsi anche “ultra petitum”. (Nella specie, la S.C. ha confermato il decreto della corte d’appello che aveva ritenuto di includere fra le spese straordinarie da concordare preventivamente fra i genitori, oltre alle spese sportive e ricreative, anche quelle mediche e scolastiche, ancorché non costituissero oggetto del reclamo).

Corte di cassazione, sezione VI-I, ordinanza 23 settembre 2017 n. 25055 

Obbligo del coniuge non affidatario della prole di provvedere al pagamento della rata di mutuo della abitazione familiare 

A norma dell’articolo 155 del Cc il giudice stabilisce la misura e il modo con cui il coniuge non affidatario deve contribuire al mantenimento dei figli, senza essere vincolato dalle domande delle parti o dagli accordi eventualmente intervenuti tra esse. Correttamente, pertanto, il giudice del merito pone – pur in essenza di una esplicita richiesta dell’altro coniuge – a carico del genitore non affidatario della prole minore l’obbligo del pagamento delle rate di mutuo, costituendo le stesse una modalità di adempimento dell’obbligo contributivo a favore dei figli.

Corte di cassazione, sezione I, sentenza 3 settembre 2013, n. 20139 

Figlio maggiorenne e obbligo di mantenimento in capo ai genitori

L’obbligo del mantenimento dei genitori consiste nel dovere di assicurare ai figli, anche oltre il raggiungimento della maggiore età, e in proporzione alle risorse economiche del soggetto obbligato, la possibilità di completare il percorso formativo prescelto e di acquisire la capacità lavorativa necessaria a rendersi autosufficiente. La prova del raggiungimento di un sufficiente grado di capacità lavorativa è ricavabile anche in via presuntiva dalla formazione acquisita e dalla esistenza di un mercato del lavoro in cui essa sia spendibile. La prova contraria non può che gravare sul figlio maggiorenne che pur avendo completato il proprio percorso formativo non riesca ad ottenere, per fattori estranei alla sua responsabilità, una sufficiente remunerazione della propria capacità lavorativa. Tuttavia anche in questa ipotesi vanno valutati una serie di fattori quali la distanza temporale dal completamento della formazione, l’età raggiunta, ovvero gli altri fattori e circostanze che incidano comunque sul tenore di vita del figlio maggiorenne e che di fatto lo rendano non più dipendente dal contributo proveniente dai genitori. Inoltre l’ingresso effettivo nel mondo del lavoro con la percezione di una retribuzione sia pure modesta ma che prelude a una successiva spendita dalla capacità lavorativa a rendimenti crescenti segna la fine dell’obbligo di contribuzione da parte del genitore e la successiva l’eventuale perdita dell’occupazione o il negativo andamento della stessa non comporta la reviviscenza dell’obbligo del genitore al mantenimento.

Cassazione civile sez. VI, 22/07/2019, n.19696

L’obbligo di contribuire al mantenimento del figlio deve essere proporzionale ai redditi dell’obbligato

A seguito della separazione dei coniugi o dei conviventi more uxorio, nel quantificare l’ammontare del contributo dovuto dal genitore non collocatario per il mantenimento del figlio, deve osservarsi il principio di proporzionalità, che richiede una valutazione comparata dei redditi di entrambi i genitori, oltre all’apprezzamento delle esigenze attuali del figlio e del tenore di vita da lui goduto.

Cassazione civile sez. I, 18/07/2019, n.19455

Provvedimento del giudice che impone ad un genitore di intraprendere un percorso psicologico di sostegno alla genitorialità

In tema di affidamento dei figli minori, deve essere annullato il decreto con cui il giudice, nell’ambito di una controversia tra due genitori per l’affidamento della figlia minore, abbia imposto alla madre di intraprendere un percorso psicologico di sostegno alla genitorialità, trattandosi di una innegabile lesione del diritto all’autodeterminazione.

Cassazione civile sez. I, 05/07/2019, n.18222

Divorzio: anche la prole ha diritto ad un mantenimento tale da garantire tenore di vita analogo a quello goduto in precedenza

A seguito della separazione personale tra coniugi o dello scioglimento del matrimonio civile, la prole ha diritto ad un mantenimento tale da garantirle un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia ed analogo, per quanto possibile, a quello goduto in precedenza, continuando a trovare applicazione l’art. 147 c.c. che, imponendo il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, obbliga i genitori a far fronte ad una molteplicità di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione – fin quando l’età dei figli lo richieda – di una stabile organizzazione domestica, idonea a rispondere a tutte le necessità di cura e di educazione, mentre il parametro di riferimento, ai fini della determinazione del concorso negli oneri finanziari, è costituito, secondo il disposto dell’art. 148 e dell’art. 316 bis c.c., non soltanto dalle sostanze, ma anche dalla capacità di lavoro, professionale o casalingo, di ciascun coniuge, ciò che implica una valorizzazione anche delle accertate potenzialità reddituali.

Tribunale Modena sez. I, 12/06/2019, n.931

Effetti della separazione personale dei coniugi

Il giudice che pronunzia la separazione dei coniugi, nel procedere all’affidamento della prole ad uno di essi, nonché nel determinare la misura ed il modo circa il contributo, cui è tenuto il coniuge non affidatario, per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione dei figli, non ha bisogno di una domanda dei coniugi, né è vincolato agli accordi degli stessi, essendo titolare di un potere-dovere improntato a difesa di un superiore interesse dello stato alla tutela e alla cura dei minori. Nell’esercizio di tale potere, il giudice non ha altro vincolo che quello della propria scienza e della propria coscienza improntate alle prove dedotte dalle parti o disposte d’ufficio, dopo di aver tenuto conto dell’accordo fra le parti stesse.

Corte di cassazione, sezione I, sentenza 7 giugno 1982, n. 3438

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non cessa, “ipso facto”, con il raggiungimento della maggiore età

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa, “ipso facto”, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso. In particolare, la cessazione dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che abbia riguardo all’età, all’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica, all’impegno rivolto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa nonché alla complessiva condotta personale tenuta, da parte dell’avente diritto, dal momento del raggiungimento della maggiore età.

Tribunale Cosenza sez. I, 12/07/2019, n.1559



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