La dieta vegana aiuta a perdere peso e al diabete?

17 Settembre 2019
La dieta vegana aiuta a perdere peso e al diabete?

Una dieta vegana non ‘a vita’, bensì per soli 4 mesi, può potenziare la flora intestinale e migliorare peso e composizione corporea, oltre al controllo della glicemia. E’ quanto afferma una nuova ricerca presentata al congresso annuale dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd) in corso a Barcellona. Lo studio è di Hana Kahleova del Physicians Committee for Responsible Medicine di Washington DC (Usa).

Il microbiota intestinale svolge un ruolo importante nella regolazione del peso, nello sviluppo della sindrome metabolica e del diabete di tipo 2. Lo scopo del lavoro era testare l’effetto di una dieta ‘veg’ di 16 settimane sulla composizione proprio del microbiota intestinale, sul peso, sulla composizione corporea e sulla resistenza all’insulina, in adulti in sovrappeso senza storia di diabete. Sono stati inclusi 147 partecipanti (86% donne e 14% uomini; l’età media era di 55,6 anni), assegnati in maniera casuale al gruppo invitato a seguire una dieta vegana a basso contenuto di grassi (73) o a quello che non doveva apportare modifiche alla propria dieta (74), appunto per 16 settimane.

Ebbene, effettivamente al termine dell’indagine il peso corporeo si è ridotto in modo significativo nel gruppo vegano (in media -5,8 kg), in particolare a causa di un calo della massa grassa (in media -3,9 kg) e del grasso viscerale. Anche la sensibilità all’insulina è aumentata  significativamente in questo campione.

Nel gruppo ‘vegan’ è aumentata anche la quantità del batterio Faecalibacterium prausnitzii (+4,8%), un elemento che è associato a riduzione del peso corporeo, della massa grassa e del grasso viscerale. Più presente nell’intestino di questo campione anche il Bacteoides fragilis (+19,5%), cosa che contribuisce a ridurre peso corporeo, massa grassa e grasso viscerale e che aumenta la sensibilità all’insulina.

Gli autori concludono: “Un intervento dietetico vegano a basso contenuto di grassi di 16 settimane ha indotto cambiamenti” positivi. Tuttavia, riconoscono che “saranno necessari ulteriori approfondimenti per capire quale sia l’effetto reale della dieta vegana rispetto a quelli indotti dalla semplice restrizione delle calorie. Questa – commentano – è un’area di ricerca affascinante e speriamo di poter presentare nuovi dati alla riunione dell’Easd del 2020″.



2 Commenti

  1. Interessante il riferimento al diabete. Potete darmi qualche delucidazione sulle cause del diabete? da cosa è provocato? Quali sono le cause?

    1. Le risposte alle tue domande sono racchiuse nel nostro articolo Diabete: cos’è e come prevenirlo? https://www.laleggepertutti.it/236665_diabete-cose-e-come-prevenirlo#Cos8217e_il_diabete Per avere maggiori informazioni sull’argomento, abbiamo intervistato una diabetologa.
      Il diabete mellito tipo 1 è il risultato di interazioni tra fattori genetici, ambientali ed immunologici. La natura delle influenze ambientali rimane un enigma. Sebbene si ritenga che il processo autoimmune sia scatenato da uno stimolo infettivo o ambientale, non è stato stabilito né il tipo di virus né il modo in cui esso promuove l’autoimmunità specifica contro le beta cellule del pancreas. In generale, il diabete mellito tipo 1 è considerato una malattia autoimmune. Ciò significa che il sistema immunitario del corpo attacca e distrugge le cellule apparentemente sane, nel caso del diabete le cellule che producono insulina nel pancreas. Alcune forme di diabete mellito tipo 1 non sono autoimmuni, ma monogeniche, perché causate da una mutazione genetica. Ne esistono diverse varianti MODY (Maturity Onset Diabetes of the Young). Quelle -2, -3, -5 sono le più frequenti e si stima che circa il 10-15% delle persone con diabete infanto-giovanile possa avere queste forme non autoimmuni. Le persone con diabete mellito di tipo 2 continuano a produrre insulina, ma quest’ultima non è più efficace o non viene rilasciata in quantità sufficiente al fabbisogno. Nella maggior parte dei casi, le persone con diabete di tipo 2 sono in sovrappeso od obese. Il sovrappeso e la sedentarietà provocano l’insulino-resistenza e, di conseguenza, l’insulina prodotta non raggiunge più i recettori nelle cellule dell’organismo. A volte, può accadere che i recettori dell’insulina siano troppo pochi per permettere al glucosio di entrare ed essere impiegato come combustibile. le persone con diabete mellito tipo 2 possono anche presentare un’anomala secrezione insulinica dopo il pasto, cosa che porta ad avere alti valori glicemici soprattutto post-prandiali.

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