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Trattamento di fine rapporto: ultime sentenze

18 Settembre 2019
Trattamento di fine rapporto: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: retribuzione del lavoratore; trattamento di fine rapporto; diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto; determinazione del trattamento di fine rapporto e della pensione aziendale; oneri in capo al lavoratore per ottenere il Tfr dal fondo di garanzia; cessione d’azienda e ripartizione degli oneri tra datore cessionario e cedente; appalto e pagamento delle quote di trattamento di fine rapporto.

Ritenute fiscali, accertamento e liquidazione delle spettanze retributive

La retribuzione del lavoratore (e di conseguenza il trattamento di fine rapporto che altro non è che una retribuzione differita) è la somma di denaro che per contratto il datore di lavoro deve erogare in favore del lavoratore. La circostanza che lo stesso datore di lavoro, per legge, sulla retribuzione sia tenuto ad effettuare una trattenuta da versare all’Erario in qualità di sostituto di imposta, non incide in alcun modo sul calcolo della retribuzione che rimane pur sempre quella lorda, cioè l’intero compenso fissato dal contratto.

Infatti, il meccanismo delle ritenute fiscali inerisce ad un momento successivo a quello dell’accertamento e della liquidazione delle spettanze retributive e si pone in relazione al distinto rapporto d’imposta, sul quale il giudice chiamato all’accertamento ed alla liquidazione predetti non ha il potere d’interferire.

Tribunale Roma sez. lav., 16/07/2019, n.7136

Riparto dell’onere probatorio

Qualora il lavoratore agisca in giudizio per conseguire le retribuzioni allo stesso spettanti, ha l’onere di provare l’esistenza del rapporto di lavoro quale fatto costitutivo del diritto azionato, mentre incombe sul datore di lavoro che eccepisce l’avvenuta corresponsione delle somme richieste, l’onere di fornire la prova di siffatta corresponsione; e tale principio vale sia per la retribuzione mensile, sia per la tredicesima mensilità (che costituisce una sorta di retribuzione differita), sia per la corresponsione del trattamento di fine rapporto (che integra parimenti una componente del trattamento economico costituendo in buona sostanza una sorta di accantonamento da parte del datore di lavoro), sia per il pagamento delle ferie non retribuite (atteso che l’obbligo di corrispondere la retribuzione incombe anche nel periodo in cui il lavoratore usufruisce delle ferie, che costituiscono un diritto irrinunciabile costituzionalmente garantito ai sensi dell’art. 36 Cost., comma 3).

Tribunale Roma sez. lav., 16/07/2019, n.7127

Eccezione di prescrizione presuntiva del credito al trattamento di fine rapporto

Non è ammissibile l’eccezione di prescrizione presuntiva del credito al trattamento di fine rapporto di lavoro, in quanto la prescrizione del diritto ad ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro e tale diritto non va confuso col diritto, maturante anche nel corso del rapporto, all’accertamento della quota temporaneamente maturata: l’uno ha per oggetto una condanna mentre l’altro ha per oggetto un mero accertamento. La diversità di contenuto e di maturazione temporale dei due diritti soggettivi comporta il diverso regime della prescrizione, senza che la diversità stessa possa essere esclusa dalla loro connessione, data dalla parziale comunanza di elementi costitutivi.

Cassazione civile sez. lav., 04/06/2019, n.15157

Rinuncia al diritto alla liquidazione del Tfr del lavoratore in servizio

Il diritto alla liquidazione del trattamento di fine rapporto del lavoratore ancora in servizio è un diritto futuro, la rinuncia effettuata dal lavoratore è radicalmente nulla ai sensi dell’art. 1418 c.c., comma 2, e art. 1325 c.c., per mancanza dell’oggetto, non essendo ancora il diritto entrato nel patrimonio del lavoratore e non essendo sufficiente l’accantonamento delle somme già effettuato.

Cassazione civile sez. lav., 28/05/2019, n.14510

Dipendenti delle pubbliche amministrazioni

Il fatto che alcuni dipendenti delle pubbliche amministrazioni godano del trattamento di fine servizio ed altri del trattamento di fine rapporto è conseguenza del transito del rapporto di lavoro da un regime di diritto pubblico ad un regime di diritto privato e della gradualità che, con specifico riguardo agli istituti in questione, il legislatore, nell’esercizio della sua discrezionalità, ha ritenuto di imprimervi.

Di conseguenza la trattenuta destinata al Fondo di Previdenza e credito ( ex INADEL) non è quella operata per i dipendenti in regime di T.F.S. ai sensi dell’art. 37 del D.P.R. n. 1032/1973, che ha natura previdenziale, bensì una trattenuta che ha natura compensativa, essendo stata operata dall’Amministrazione al fine di garantire la parità retributiva tra dipendenti, secondo le previsioni del d.p.c.m. 20 dicembre 1999; si tratta, pertanto, di un ritenuta effettuata “alla fonte” sul trattamento economico, operata per tutto il personale dipendente dalle PP.AA.

Tribunale Roma sez. lav., 21/05/2019, n.4822

Trattamento di fine rapporto e pensione aziendale

Ai fini della determinazione del trattamento di fine rapporto e della pensione aziendale – che il datore di lavoro ha equiparato al trattamento pensionistico dei dipendenti degli enti locali – vanno inclusi nella base di calcolo anche gli emolumenti istituiti dalla contrattazione aziendale (dovendosi ritenere che i contratti aziendali possano rientrare tra i contratti collettivi di lavoro cui fa riferimento l’art. 15 della l. n. 1077 del 1959), in quanto corrisposti in modo fisso e continuativo in relazione alla natura del compenso, benché essi non siano previsti dalla contrattazione nazionale.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza che aveva ammesso la computabilità, nella base di calcolo della pensione aziendale prevista dal contratto aziendale per i dipendenti dell’ex AMAN, della retribuzione in natura corrisposta al lavoratore ragguagliata al valore locativo dei beni immobili concessigli in godimento).

Cassazione civile sez. lav., 13/05/2019, n.12653

Fallimento del datore di lavoro

In caso di fallimento del datore di lavoro, il pagamento del trattamento di fine rapporto da parte del fondo di garanzia richiede, secondo la disciplina della l. n. 297 del 1982, art. 2, che il lavoratore assolva all’onere di dimostrare che è stata emessa la sentenza dichiarativa di fallimento e che il suo credito è stato ammesso allo stato passivo, senza che questo requisito possa essere escluso a seguito della dimostrazione, da parte del lavoratore, che la mancata insinuazione nel passivo fallimentare del suo credito è addebitabile alla incolpevole non conoscenza da parte sua dell’apertura della procedura fallimentare, poiché la legge fallimentare contiene una serie di disposizioni che assicurano ai terzi la possibilità di conoscenza in relazione ai diversi atti del procedimento e svolgono, quindi, la funzione di una vera e propria pubblicità dichiarativa.

Cassazione civile sez. lav., 05/04/2019, n.9670

Trattamento di fine rapporto: disciplina

Solo per i lavoratori “assunti” a partire dal 1 gennaio 1996 è previsto che i trattamenti di fine servizio siano regolati secondo le disposizioni del codice civile, con conseguente superamento della struttura previdenziale dei trattamenti contemplati dalla disciplina pubblicistica; per contro, in relazione ai lavoratori “già in servizio” al 31.12.1995 è demandata alla contrattazione collettiva soltanto la definizione delle modalità applicative della disciplina in materia di trattamento di fine rapporto, non potendo la contrattazione collettiva interferire in ordine all’inclusione di ulteriori elementi retributivi nella base di computo dell’indennità di buonuscita.

Corte appello Catania sez. lav., 28/03/2019, n.341

Cessione d’azienda e corresponsione del Tfr

In caso di cessione d’azienda assoggettata al regime di cui all’art. 2112 c.c., il datore di lavoro cedente rimane obbligato nei confronti del lavoratore suo dipendente, il cui rapporto sia proseguito con il datore di lavoro cessionario, per la quota di trattamento di fine rapporto maturata durante il periodo di lavoro svolto fino al trasferimento aziendale, mentre il datore cessionario è obbligato per la stessa quota solo in ragione del vincolo di solidarietà, e resta l’unico obbligato quanto alla quota maturata nel periodo successivo alla cessione. Essendo il vincolo di solidarietà collegato all’avvenuta cessione di azienda, lo stesso opera solo a condizione che il contratto di affitto o cessione di azienda sia in essere al momento della cessazione de rapporto di lavoro.

Tribunale Rovigo sez. lav., 15/03/2019, n.75

Appalto e responsabilità solidale del committente

In tema di appalto, le quote di trattamento di fine rapporto relative ai periodi di esecuzione dell’appalto devono essere incluse nei trattamenti retributivi del cui pagamento il committente è solidalmente responsabile ai sensi dell’art. 29 d.lgs. 276 del 2003, attesa la natura di retribuzione differita.

Cassazione civile sez. lav., 05/03/2019, n.6333



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