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Indennità di malattia: ultime sentenze

8 Marzo 2022
Indennità di malattia: ultime sentenze

Assenza per malattia; danno patrimoniale da lucro cessante; truffa aggravata; indebito conseguimento dell’indennità di malattia; mancato invio da parte del lavoratore della certificazione di malattia all’Inps.

Il lavoratore danneggiato può cumulare la prestazione previdenziale che ha eventualmente percepito con l’integrale risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante? Il lavoratore può perdere l’indennità di malattia nel caso in cui abbia comunicato  il cambio di domicilio solo all’Inps e non al datore di lavoro? In caso di assenza ingiustificata del lavoratore durante la visita domiciliare di controllo, la domanda di riconoscimento dell’indennità di malattia va rigettata? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Lavoratore cade rientrando in ufficio dopo la pausa caffè

Non è indennizzabile l’infortunio occorso al lavoratore durante la pausa caffè. Per la caduta nel percorso che porta al bar, infatti, vi è l’assenza del necessario nesso tra il rischio corso e l’attività svolta. Ad affermarlo è la Cassazione accogliendo il ricorso dell’Inail, che aveva perso i precedenti gradi di giudizio.

Nel caso di specie, una signora dipendente di una Procura della Repubblica durante il tragitto della pausa caffè era caduta ferendosi il polso, lesione per la quale chiedeva un’indennità di malattia e un indennizzo pari al 10% di danno permanente. Per la Suprema corte ciò non è possibile, in quanto il nesso lavoro- rischio è indispensabile per ottenere un indennizzo. Nello specifico, invece, la lavoratrice si è volontariamente esposta al pericolo, cedendo a un desiderio «certamente procrastinabile e non impellente».

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2021, n.32473

La prescrizione dell’azione diretta ad ottenere l’indennità di malattia

L’azione diretta ad ottenere l’indennità di malattia nella misura di legge soggiace alle medesime regole che valgono per l’azione di adempimento della prestazione previdenziale.

Tribunale Lucca sez. lav., 27/10/2021, n.254

Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato

In tema di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, il superamento della soglia di punibilità indicata dall’art.316-ter, comma 2, cod. pen. integra un elemento costitutivo del reato e non una condizione obiettiva di punibilità, sicché è irrilevante che il beneficiario consegua in momenti diversi contributi che, sommati tra loro, determinerebbero il superamento della soglia, in quanto rileva il solo conseguimento della somma corrispondente ad ogni singola condotta percettiva.

(Fattispecie in cui è stato escluso che, ai fini del superamento della soglia di punibilità, si potesse tener conto dell’ammontare complessivo della indennità di malattia anticipata al lavoratore, dovendosi tener conto delle somme erogate per ciascun mese, sulla base delle singole dichiarazioni effettuate per ogni periodo di malattia).

Cassazione penale sez. VI, 24/06/2021, n.31223

Infortunio del dipendente: responsabilità del datore di lavoro e del preposto

In caso di infortunio del lavoratore dipendente non autorizzato a compiere l’attività pericolosa senza la presenza e la vigilanza del capo squadra, una sua eventuale azione imprudente non sarebbe sufficiente ad escludere la responsabilità penale di questi e così del datore di lavoro nella causazione del sinistro, poiché non potrebbe mai considerarsi comportamento abnorme e imprevedibile del lavoratore infortunato. Ed invero, anche ove le misure di sicurezza tutte fossero state poste in essere dall’Azienda convenuta, nell’occorso rileverebbe a suo carico la responsabilità penale per omissione di siffatte cautele da parte del capo squadra: nel caso di specie costui, persona esperta, era responsabile dell’intervento che egli stesso e l’infortunato (a lui sottoposto in quanto persona avvisata, che non poteva autonomamente porre in essere le operazioni assegnate alla squadra, come pacifico sulla scorta della normativa cautelare richiamata dalle parti) stavano effettuando al momento del sinistro.

Il capo squadra, quindi, quale preposto dal datore di lavoro all’attività pericolosa che i lavoratori stavano svolgendo, assumeva l’obbligo cautelare della tutela della salute del lavoratore poi infortunatosi, a lui sottoposto nella squadra, sicché l’eventuale incuria da parte del capo squadra nel porre in essere tutte le manovre di sicurezza richieste per l’effettuazione dell’attività lavorativa da parte di tutti i componenti della squadra integrerebbe il reato di lesioni colpose.

Tribunale Palermo sez. lav., 25/03/2020, n.263

Indennità di malattia o maternità: a chi va proposta la domanda?

La domanda del lavoratore o della lavoratrice volta al riconoscimento dell’indennità di malattia o maternità va proposta non solo nei confronti del datore di lavoro, ma anche dell’INPS, ricorrendo nei loro confronti un’ipotesi di litisconsorzio necessario ex art. 102 c.p.c., in quanto, ai sensi dell’art. 1 del d.l. 30 dicembre 1979, n. 663, convertito in l. n. 33/1980, l’INPS è l’unico soggetto obbligato ad erogare le indennità di malattia e maternità ex art. 74 della l. n. 833/1978, mentre il datore di lavoro ha solo il dovere di anticiparne l’importo, salvo conguaglio con i contributi e le altre somme da corrispondere all’Istituto, sempreché la prestazione sia effettivamente dovuta dall’Istituto previdenziale. La domanda nei soli confronti del solo datore di lavoro deve quindi essere respinta per carenza di legittimazione passiva della stessa.

Tribunale Civitavecchia sez. lav., 15/01/2020, n.13

Perdita della capacità lavorativa

In caso di sinistro che comporti la perdita totale o parziale, temporanea o definitiva, della capacità lavorativa, il danneggiato non può cumulare la prestazione previdenziale che abbia eventualmente percepito (a titolo di indennità di malattia o di pensione di invalidità) con l’integrale risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante, essendo entrambe le poste finalizzate al ristoro della lesione del medesimo bene della vita (vale a dire, la capacità di produrre reddito), sicchè, nel caso in cui l’ente previdenziale abbia corrisposto a tale titolo un’indennità al danneggiato, di quest’importo si dovrà tenere conto nella liquidazione del pregiudizio posto, sul piano risarcitorio, a carico del danneggiante.

Cassazione civile sez. III, 05/07/2019, n.18050

Cambio di domicilio

E’ escluso che il lavoratore possa perdere l’indennità di malattia nel caso in cui abbia comunicato solo all’INPS, e non pure al datore di lavoro, il cambio di domicilio. Tale condotta non integra una violazione del principio generale di buona fede.

Corte appello Roma sez. lav., 14/03/2019, n.1216

Lavoratore percepisce l’indennità di malattia ma lavora per un’altra azienda

L’indebito conseguimento dell’indennità di malattia da parte del lavoratore configura il reato di truffa aggravata ex art. 640, comma 2, n. 1 cod. pen. (nella specie, l’imputato aveva certificato all’azienda il proprio stato di malattia, percependo l’indennità erogata dall’INPS, e contemporaneamente aveva lavorato per un’altra società).

Cassazione penale sez. II, 14/09/2018, n.47286

Anticipazione di somme al dipendente in malattia

Nel caso di anticipazione delle relative somme al dipendente in malattia non sarebbe configurabile la truffa aggravata per difetto dell’elemento del danno, poiché il contrasto tra quanto rappresentato all’Inps e la situazione reale (omesso pagamento dell’indennità) comporta per il datore di lavoro il conseguimento di un ingiusto profitto, patrimoniale o non, pari all’importo delle somme portate a conguaglio, ma non determina alcun danno – che deve avere necessariamente contenuto patrimoniale ed economico- per l’INPS, dal momento che il lavoratore, per riscuotere l’indennità di malattia deve necessariamente rivolgersi al proprio datore di lavoro e non all’INPS. Solo nel caso in cui il datore di lavoro avesse simulato lo stato di malattia, sussisterebbe il danno per l’INPS, in quanto sarebbe stata rappresentata artificiosamente l’esistenza di un obbligo a carico dell’ente.

Tribunale Bari sez. I, 10/07/2017, n.2067

Assenza ingiustificata del lavoratore durante la visita domiciliare di controllo

In tema di lavoro subordinato ed indennità di malattia, non può essere accolta la domanda azionata dal lavoratore al fine di vedersi riconosciuta la indennità di malattia non erogata a seguito di assenza durante la visita domiciliare di controllo quando il medesimo non sia riuscito a dare prova di una giustificata assenza.

Tribunale Roma sez. lav., 25/05/2017, n.5145

Lavoratori a tempo parziale di tipo verticale ciclico

In tema di criteri di computo del diritto alla pensione, per i lavoratori a tempo parziale di tipo verticale ciclico, non si possono escludere i periodi non lavorati dal calcolo dell’anzianità contributiva necessaria per acquisire il diritto alla pensione; ciò costituisce una logica conseguenza del principio per cui, nel contratto a tempo parziale verticale, il rapporto di lavoro perdura anche nei periodi di sosta: prova ne sia che ai lavoratori impiegati secondo tale regime orario non spettano per i periodi di inattività né l’indennità di disoccupazione, né l’indennità di malattia, essendo quest’ultima correlata a una perdita di retribuzione che, nel periodo di inattività, non è dovuta per definizione.

Cassazione civile sez. lav., 10/11/2016, n.22936

Periodi di assenza per malattia

Ai fini dell’accertamento del requisito contributivo previsto dall’art. 9, comma 3, della l. n. 427 del 1975 per l’attribuzione del trattamento speciale di disoccupazione a favore dei lavoratori dell’edilizia, non possono essere computati come “lavoro prestato” i periodi di assenza dal lavoro per malattia, considerato che – come si desume dall’art. 29, comma 1, del d.l. n. 244 del 1995, conv. nella l. n. 341 del 1995 – l’integrazione aggiuntiva all’indennità di malattia non è erogata, per tale categoria di lavoratori, dal datore di lavoro, bensì dalla Cassa edile, mentre i contributi dovuti – nella misura del quindici per cento del loro ammontare – ai sensi dell’art. 9 del d.l. n. 103 del 1991, conv. nella l. n. 166 del 1991, sono da comprendere tra i cd. contributi di solidarietà, che operano in funzione di finanziamento degli istituti previdenziali a vantaggio della collettività dei lavoratori e sono privi di effetti in relazione ai singoli assicurati, nel senso che non concorrono ad incrementare la loro specifica posizione contributiva.

Cassazione civile sez. lav., 24/10/2016, n.21382

Pagamento indennità di malattia

Laddove il datore di lavoro, pur omettendo di provvedere al pagamento delle indennità di malattia dovute al lavoratore, dichiari falsamente all’INPS di aver pagato le indennità suddette, sottraendo il relativo importo dai contributi dovuti nelle denunce mensili trasmesse all’ente di previdenza, e quest’ultimo, indotto in errore, provveda a conguagliare le indennità, non sussiste il delitto di truffa se manca il necessario elemento costitutivo del danno.

(Nella specie, il giudice ha escluso la sussistenza del danno a fronte della circostanza per cui, dopo la messa in liquidazione, la società datrice di lavoro aveva corrisposto alla lavoratrice ogni indennità dovuta).

Tribunale Firenze sez. I, 11/01/2016, n.30

Omesso versamento di contributi

Il datore di lavoro che non anticipa al lavoratore, per conto dell’INPS, gli assegni familiari e l’indennità di malattia non commette una truffa ai danni dell’ente previdenziale.

Cassazione penale sez. II, 14/07/2015, n.41357

Rifiuto del datore di lavoro di erogare l’indennità di malattia

Qualora l’indennità di malattia, anticipata dal datore di lavoro, risulti non dovuta, l’unico soggetto legittimato al recupero della prestazione indebitamente erogata è l’Inps, e non il datore di lavoro a cui non spetta alcuna valutazione in ordine ai presupposti condizionanti le spettanze dell’indennità, quali la sussistenza della malattia o l’osservanza dell’obbligo di reperimento nelle cosiddette fasce orarie. Ne consegue che l’eventuale mancato invio da parte del lavoratore (o la mancata prova dell’invio) all’Inps della certificazione, attestante la malattia, nel termine prescritto non può essere eccepita dal datore di lavoro, per giustificare il rifiuto di erogare l’indennità.

Cassazione civile sez. VI, 07/11/2014, n.23765

Datore di lavoro non versa l’indennità di malattia

Non integra il reato di appropriazione indebita la condotta del datore di lavoro che non versa l’indennità di malattia e gli assegni familiari falsamente riportati in busta paga.

Cassazione penale sez. II, 26/09/2013, n.41162



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