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Indennità di maternità: ultime sentenze

30 Settembre 2019
Indennità di maternità: ultime sentenze

Ecco le ultime sentenze su: indennità di maternità; esclusione del diritto all’indennità di maternità; lavoratrice dipendente e lavoratrice autonoma; previdenza dei liberi professionisti; tutela della maternità e tutela del disabile; cassa forense.

A chi spetta l’assegno di maternità? L’indennità di maternità va estesa anche al lavoratore padre? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

L’assegno di maternità

Deve dichiararsi rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 74, in relazione agli artt. 3 e 31 Cost. e art. 117 Cost., comma 1, quest’ultimo in relazione agli artt. 20,21,24,31 e 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (CDFUE), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007, nella parte in cui richiede ai soli cittadini extracomunitari, ai fini dell’erogazione dell’indennità di maternità, anche la titolarità del permesso unico di soggiorno, anziché la titolarità del permesso di soggiorno e di lavoro per almeno un anno, in applicazione della disposizione generale contenuta nel D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 41.

Cassazione civile sez. lav., 17/06/2019, n.16163

Previdenza dei liberi professionisti

In tema di previdenza dei liberi professionisti, l’indennità di maternità prevista dall’art. 70 del d.lgs. n. 151 del 2001, che, in forza della sentenza auto-applicativa n. 385 del 2005 della Corte costituzionale, va estesa anche al lavoratore padre, non è suscettibile di moltiplicazione nell’ipotesi di parto o adozione plurimi, atteso che dal complessivo sistema delle tutele parentali si desume che il legislatore ha inteso garantire il sostegno alle famiglie con più figli nati dall’unico parto o adottati nello stesso momento attraverso il prolungamento dei periodi di riposo o congedo, avuto altresì riguardo alla natura dell’indennità, compensativa di eventuali flessioni del reddito professionale derivanti dalla nascita o adozione, restando irrilevante il numero dei figli.

Cassazione civile sez. lav., 29/05/2019, n.14676

Madre lavoratrice autonoma: l’indennità di maternità

L’utilizzo da parte del padre lavoratore dipendente dei riposi giornalieri previsti dall’art. 40 del d.lgs. n. 151 del 2001 non è alternativo alla fruizione dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma la quale, a differenza della lavoratrice dipendente, può rientrare al lavoro in qualsiasi momento dopo il parto, e dunque anche mentre sta godendo della suddetta indennità, cosicché, potendo entrambi i genitori lavorare subito dopo l’evento della maternità, risulta maggiormente funzionale affidare agli stessi la facoltà di decidere le modalità di fruizione dei permessi al fine di garantire l’assistenza e protezione della prole, salvi i limiti temporali previsti dalla legge, senza che rilevi la sovrapposizione, in tutto o in parte, dei due benefici in capo ai distinti beneficiari.

Cassazione civile sez. lav., 12/09/2018, n.22177

Assistenza del coniuge o del figlio portatore di handicap: diniego dell’indennità di maternità

È costituzionalmente illegittimo l’art. 24, comma 3, d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, nella parte in cui non esclude dal computo di sessanta giorni immediatamente antecedenti all’inizio del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro il periodo di congedo straordinario previsto dall’art. 42, comma 5, d.lgs. n. 151 del 2001, di cui la lavoratrice gestante abbia fruito per l’assistenza al coniuge convivente o a un figlio, portatori di handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’art. 4, comma 1, l. 5 febbraio 1992, n. 104.

Nel negare l’indennità di maternità alla madre che, all’inizio del periodo di astensione obbligatoria, benefici da più di sessanta giorni di un congedo straordinario per l’assistenza al coniuge o al figlio in condizioni di grave disabilità, la disposizione censurata sacrifica in maniera arbitraria la speciale adeguata protezione che l’art. 37, comma 1, Cost. — e, in termini generali l’art. 31, comma 2, Cost. — accorda alla madre lavoratrice e al bambino.

L’assetto prefigurato dal legislatore, inoltre, attua un bilanciamento irragionevole nei confronti di due princìpi di primario rilievo costituzionale, la tutela della maternità e la tutela del disabile. Con l’imporre una scelta tra l’assistenza al disabile e la ripresa dell’attività lavorativa per godere delle provvidenze legate alla maternità, la disciplina censurata determina l’indebito sacrificio dell’una o dell’altra tutela. In tal modo essa entra in contrasto con il disegno costituzionale che tende a ravvicinare le due sfere di tutela e a farle convergere, nell’alveo della solidarietà familiare, oltre che nelle altre formazioni sociali.

La tutela della maternità e la tutela del disabile, difatti, pur con le peculiarità che le contraddistinguono, non sono antitetiche, proprio perché perseguono l’obiettivo comune di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana (art. 3, comma 2, Cost.) (sentt. nn. 106 del 1980, 1 del 1987, 332 del 1988, 61, 132 del 1991, 423 del 1995, 361 del 2000, 405 del 2001, 233 del 2005, 158 del 2007, 19 del 2009, 203 del 2013, 205 del 2015) .

Corte Costituzionale, 13/07/2018, n.158

Padre adottivo o affidatario: può essere negato il diritto dell’indennità di maternità?

L’esclusione del diritto all’indennità di maternità al padre adottivo o affidatario che esercita una libera professione rappresenta un vulnus sia del principio di parità di trattamento tra le figure genitoriali e fra lavoratori autonomi e dipendenti, sia del valore della protezione della famiglia e della tutela del minore, contraddicendo la ratio degli istituti a tutela della maternità, che non hanno più, come in passato, il fine precipuo ed esclusivo di protezione della donna, ma sono destinati alla difesa del preminente interesse del bambino.

Corte Costituzionale, 23/05/2018, n.105

Lavoratrice: trattamento economico

In tema di indennità di maternità, il trattamento economico spettante alla lavoratrice va determinato nel “quantum” con esclusivo riferimento alla “retribuzione-parametro” di cui all’art. 23 del d.lgs. n. 151 del 2001, mentre il rinvio dell’art. 22 dello stesso decreto ai criteri previsti per l’erogazione delle prestazioni dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie va limitato ai soli istituti che disciplinano tale indennità, quali ad esempio quelli in tema di domanda amministrativa o regime prescrizionale.

Cassazione civile sez. lav., 11/05/2018, n.11414

Padre libero professionista: spetta l’indennità di maternità?

Stante la natura auto-applicativa della pronuncia Corte cost. n. 385/2005, il libero professionista che adotti un bambino (nella specie, nelle forme dell’adozione internazionale) ha diritto all’indennità di maternità exart. 72 d.lg. n. 151/2001, in alternativa alla madre.

Cassazione civile sez. lav., 27/04/2018, n.10282

L’indennità di maternità per avvocati 

L’indennità di maternità dovuta alle libere professioniste esercenti la professione legale, in caso di gravidanza iniziata nel periodo antecedente al 29 ottobre 2003, data di entrata in vigore della l. n. 289 del 2003, che ha modificato – senza efficacia retroattiva – l’art. 70 del d.lgs. n. 151 del 2001, non soggiace in ogni caso al più favorevole regime reddituale previsto dall’originaria formulazione di tale norma, in quanto, al fine di individuare la disciplina applicabile, non essendovi prima alcun diritto ad ottenere la prestazione, si deve avere riguardo al compimento del sesto mese di gravidanza, che segna il passaggio agli ultimi due mesi, sicché la nuova disciplina troverà applicazione se già entrata in vigore in tale momento.

Cassazione civile sez. lav., 12/12/2017, n.29757

Indennità di maternità e cassa forense

In base al combinato disposto degli art. 70 e 71 d.lg. n. 151 del 2001, all’avvocato che ha comunicato alla cassa forense di avere percepito l’indennità di maternità a carico di altro ente previdenziale (nella specie, Inpdap) in relazione ad un contemporaneo rapporto di lavoro part-time, è preclusa la percezione dell’indennità di maternità anche dalla cassa forense.

Cassazione civile sez. lav., 16/11/2017, n.27224

Retrodatazione dell’iscrizione delle lavoratrici autonome negli elenchi di categoria

In tema di indennità di maternità da corrispondere alle professioniste da parte degli enti che gestiscono forme obbligatorie di previdenza, ai fini del riconoscimento del diritto alla indennità di maternità è determinante l’iscrizione della lavoratrice negli elenchi di categoria. La retrodatazione della iscrizione, eventualmente effettuata dalla competente autorità amministrativa, comporta per la lavoratrice autonoma l’obbligo del versamento dei contributi, ma non il diritto alle prestazioni previdenziali, essendo tale diritto legato alla compresenza di molteplici requisiti, tra i quali l’assolvimento, da parte della lavoratrice medesima, del dovere-onere di tempestiva denuncia dell’insorgenza dei presupposti di legge prescritti per l’assicurazione.

Tribunale Ravenna sez. IV, 28/09/2017, n.298



6 Commenti

  1. Salve. Potreste spiegarmi quali sono i requisiti per l’indennità di maternità gestione separata? Grazie per le eventuali delucidazioni che potrete darmi

    1. Ecco i requisiti per aver diritto all’indennità di maternità per gli iscritti alla gestione separata:

      per le collaboratrici e le libere professioniste madri è obbligatoria l’iscrizione alla gestione separata in via esclusiva, col versamento dell’aliquota aggiuntiva dello 0,72% per almeno 3 mensilità nei 12 mesi precedenti i 2 mesi anteriori alla data del parto;
      in caso di adozione o affidamento, è obbligatoria l’iscrizione alla gestione separata in via esclusiva, col versamento dell’aliquota aggiuntiva dello 0,72% per almeno 3 mensilità nei 12 mesi precedenti i 2 mesi anteriori all’ingresso in famiglia del bambino, a prescindere dall’età al momento dell’adozione o dell’affidamento, fino al compimento della maggiore età dello stesso;
      per i collaboratori e i liberi professionisti padri, è obbligatoria l’iscrizione alla gestione separata in via esclusiva, col versamento dell’aliquota aggiuntiva dello 0,72% per almeno 3 mensilità nei 12 mesi precedenti i 2 mesi anteriori alla data del parto; è inoltre necessario che si sia verificata la morte o la grave infermità della madre o l’abbandono del bambino, oppure l’affidamento esclusivo al padre;
      in caso di adozione o affidamento, è obbligatoria l’iscrizione alla gestione separata in via esclusiva, col versamento dell’aliquota aggiuntiva dello 0,72% per almeno 3 mensilità nei 12 mesi precedenti i 2 mesi anteriori all’ingresso in famiglia del bambino, a prescindere dall’età al momento dell’adozione o dell’affidamento, fino al compimento della maggiore età dello stesso;è inoltre necessario che si sia verificata la morte o la grave infermità della madre o l’abbandono del bambino, oppure l’affidamento esclusivo al padre, oppure, in alternativa, che la madre non abbia richiesto l’indennità.

  2. Buongiorno La legge per tutti. Vorrei sapere quanto dura l’indennità di maternità per gli iscritti alla gestione separata. Lo chiedo a voi perché su questo sito trovo informazioni sempre utili e spiegazioni sempre chiare e complete.

    1. Per gli iscritti alla gestione separata, l’indennità di maternità ha la seguente durata:
      per le collaboratrici e le libere professioniste madri, spetta per i 2 mesi antecedenti la data del parto e per i 3 mesi successivi;
      per i collaboratori e i liberi professionisti padri che hanno diritto all’indennità sostitutiva, spetta per i 3 mesi successivi alla data effettiva del parto, o per il periodo residuo che sarebbe spettato alla madre;
      in caso di affidamento o adozione, l’indennità spetta per 5 mesi, che decorrono:
      dal giorno successivo all’effettivo ingresso del minore nella famiglia, in caso di adozione nazionale;
      dall’ingresso del minore in Italia, se l’adozione è internazionale; in questo caso, ferma restando la durata complessiva, il congedo può essere fruito (anche parzialmente) prima dell’ingresso in Italia, durante il periodo di permanenza all’estero richiesto per l’incontro con il minore e gli adempimenti relativi alla procedura adottiva;
      in caso di parto prematuro, cioè in anticipo rispetto alla data presunta, ai giorni di astensione obbligatoria successivi al parto si aggiungono quelli non goduti prima del parto stesso; se il parto si verifica prima dei 2 mesi antecedenti alla data presunta del parto, il congedo si calcola aggiungendo ai 3 mesi successivi al parto tutti i giorni compresi tra la data effettiva e quella presunta del parto, risultando così di durata complessivamente maggiore rispetto al periodo di 5 mesi previsto nella generalità delle ipotesi.

      Se il neonato è ricoverato, la madre (o il padre) può sospendere il congedo di maternità (o di paternità) dopo il parto, a prescindere dal motivo del ricovero del bambino e purché le condizioni di salute siano compatibili con la ripresa dell’attività lavorativa.

  3. Buondì! Chi mi sa dire come si chiede l’indennità di maternità per gli iscritti alla gestione separata? Vi ringrazio per le informazioni che quotidianamente pubblicate su questo sito giuridico.

    1. Grazie a te Romilda. Continua a seguirci.
      L’indennità di maternità viene corrisposta alla collaboratrice, o alla libera professionista, direttamente dall’Inps; per ottenerla, l’interessata (o l’interessato) deve presentare un’apposita domanda, esclusivamente in via telematica, attraverso i seguenti canali:
      -sito web dell’Inps, tramite codice Pin dispositivo, Spid o carta nazionale dei servizi;
      -call center dell’Inps, al numero 803.164 o 06.164.164 da telefono mobile; occorre comunque il codice pin dispositivo;
      patronato.
      In caso di richiesta tramite web, la documentazione utile per ottenere l’indennità può essere allegata in un’apposita sezione dell’applicazione.
      Il diritto all’indennità di maternità si prescrive entro un anno dalla fine del periodo indennizzabile.

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