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Imposta successione: ultime sentenze

1 Ottobre 2019
Imposta successione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: determinazione dell’imposta di successione; denuncia di successione; accertamento, liquidazione e riscossione dell’imposta; accettazione successione con beneficio di inventario.

Imposta di registro su atti giudiziari e imposta di successione: differenze

L’imposta di registro su atti giudiziari e l’imposta di successione hanno presupposti diversi: l’imposta di registro conseguente alla sentenza ha come presupposto l’atto giudiziale ed è dovuta per il costo connesso alla fruizione del servizio pubblico dell’amministrazione della giustizia, mentre l’imposta di successione ha la funzione di colpire il trasferimento di ricchezza a titolo derivativo in capo all’erede, sicché la concorrenza delle due imposte, laddove sussistano i presupposti per l’imposizione, è legittima e non contrasta col divieto di doppia imposizione.

Comm. trib. reg. Palermo, (Sicilia) sez. XIV, 07/03/2019, n.1423

Imposta di successione e dichiarazione di successione

In materia di imposta di successione, la dichiarazione con la quale il contribuente si impegna a proseguire l’esercizio dell’attività di impresa del “de cuius”, ovvero a detenerne il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dal trasferimento, da presentarsi contestualmente alla dichiarazione di successione, costituisce condizione di ammissione al godimento del beneficio di cui all’art. 3, comma 4 ter, del d.lgs. n. 346 del 1990, stante la necessità della collaborazione del contribuente in relazione a circostanze non altrimenti conosciute o conoscibili dall’Amministrazione ed alle quali la legge ricollega detto beneficio.

Cassazione civile sez. trib., 29/01/2019, n.2417

Accettazione dell’eredità con beneficio di inventario e imposta di successione

Ai fini della determinazione dell’imposta di successione, l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario non implica alcuna deducibilità delle passività diversa da quella ordinaria prevista per l’accettazione pura e semplice dagli artt. 20 e ss. del d.lgs. n. 346 del 1990, ma assume rilevanza solo nel momento della riscossione dell’imposta la quale, ai sensi dell’art. 36, comma 2, del detto decreto, è contenuta nel limite del valore della quota ereditaria al fine di ridurre il sacrificio economico dell’erede entro l’ambito dell’effettivo arricchimento dello stesso.

Cassazione civile sez. trib., 19/12/2018, n.32828

Imposta di successione e delazione ereditaria

In tema di imposta di successione, ove venga presentata, ai sensi degli artt. 28, comma 6, e 33, commi 1 e 1-bis, del d.lgs. n. 346 del 1990, dichiarazione integrativa o sostitutiva, che si rende necessaria solo in presenza di un evento che abbia modificato la delazione ereditaria, incidendo quantitativamente sull’asse, il termine di decadenza triennale del potere accertativo dell’Ufficio decorre dalla data di presentazione della stessa, a differenza di quanto avviene nell’ipotesi di dichiarazione meramente modificativa, che non può riguardare dati incidenti sulla devoluzione d’eredità, e nella quale detto termine di decadenza decorre dalla presentazione dell’originaria dichiarazione di successione.

Cassazione civile sez. trib., 07/12/2018, n.31729

Ritardo nella presentazione della denuncia di successione

In tema di imposta di successione, la violazione dell’art. 31 del d.lgs. n. 346 del 1990, a norma del quale – nel testo “ratione temporis” vigente – la denuncia di successione va presentata entro sei mesi dalla apertura della successione, non è più sanzionata specificamente, a meno che non trasmodi in vera e propria omissione, la quale, come si evince dall’art. 33, comma 1, d.lgs. cit., si verifica allorché, scaduto il termine, l’accertamento d’ufficio preceda la dichiarazione del contribuente: l’art. 50 del medesimo d.lgs., come sostituito dall’art. 2, comma 1, lettera d), del d.lgs. n. 473 del 1997, a far data dal 1° aprile 1998, si limita infatti a sanzionare l’omissione della denunzia, mentre l’art. 52 si riferisce al solo pagamento dell’imposta oltre il termine a tal fine stabilito dall’art. 37.

Poiché, inoltre, ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. n. 472 del 1997, applicabile anche ai giudizi in corso alla data del 1° aprile 1998, nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile, la nuova disciplina sanzionatoria può essere utilmente invocata anche in riferimento alle violazioni commesse anteriormente alla predetta data.

Cassazione civile sez. trib., 31/10/2018, n.27840

Imposta di registro sugli atti di divisione ereditaria

In tema d’imposta di registro dovuta sugli atti di divisione ereditaria, l’art. 34 del d.P.R. n. 131 del 1986, prevedendo che la massa comune è costituita dal valore dell’asse ereditario netto determinato a norma dell’imposta di successione, richiama le disposizioni relative a quest’ultima imposta (nella specie, l’art. 7 del d.P.R. n. 637 del 1972), le quali identificano la base imponibile con il valore netto dell’asse ereditario e delle singole quote, prevedendo che del valore delle donazioni soggette a collazione si tenga conto soltanto ai fini della determinazione delle aliquote, da applicarsi al solo valore dei beni caduti in successione: ne deriva che l’istituto della collazione non trova applicazione nella determinazione della base imponibile, la quale è costituita esclusivamente dall’incremento patrimoniale verificatosi in favore dei successori, senza che assuma alcun rilievo il valore dei beni già appartenenti a questi ultimi, il cui assoggettamento a tassazione si tradurrebbe d’altronde in una duplicazione d’imposta, trattandosi di beni sui quali, nella normalità dei casi, è stata già pagata l’imposta sulle donazioni.

Cassazione civile sez. VI, 16/10/2018, n.25929

Oneri non indicati nella dichiarazione di successione

In tema di condono fiscale, la controversia concernente la deducibilità di passività non dichiarate entro il termine di cui all’art. 23, comma 4, del d.lgs. n. 346 del 1990 rientra nel concetto normativo di lite pendente definibile ai sensi dall’art. 16 della l. n. 289 del 2002, atteso che la stessa non ha ad oggetto la mera liquidazione dell’imposta di successione.

Cassazione civile sez. trib., 01/10/2018, n.23724

Imposta di successione e gli errori commessi dal contribuente nella dichiarazione

In tema d’imposta di successione, gli errori commessi dal contribuente nella dichiarazione sono in ogni caso emendabili, sia in virtù del principio generale secondo cui la dichiarazione non ha valore confessorio e non è fonte dell’obbligazione tributaria, sia in virtù dei principi costituzionali di capacità contributiva e buona amministrazione, nonché di collaborazione e buona fede che devono improntare i rapporti tra l’Amministrazione finanziaria ed il contribuente.

Alla correzione non osta né l’intervenuta scadenza del termine per la presentazione della denunzia di successione, che non ha natura decadenziale, né l’art. 31, comma 3, del d.lgs. n. 346 del 1990, che concerne le modifiche da apportare agli elementi oggettivi e soggettivi della dichiarazione, né l’eventuale notifica di un avviso di liquidazione, riflettendosi tale circostanza solo sul regime dell’onere della prova in giudizio.

Cassazione civile sez. trib., 30/05/2018, n.13595

Imposta di succession e accertamento integrativo

Nell’ambito della determinazione dell’imposta di successione, ai fini della certezza del diritto, l’atto finale del processo di accertamento esercita un effetto preclusivo sia in relazione ai fatti conosciuti e sia nei confronti di quelli conoscibili, ma esistenti, dall’Amministrazione finanziaria. Pertanto, in caso di accertamento integrativo, gli elementi posti a base del nuovo atto devono essere “nuovi”, ovvero la sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi deve essere intesa in senso oggettivo e non in senso soggettivo.

Comm. trib. reg. Genova, (Liguria) sez. V, 21/05/2018, n.619

Responsabilità dell’erede per i debiti ereditari

La limitazione della responsabilità dell’erede per i debiti ereditari, derivante dall’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario, è opponibile a qualsiasi creditore, ivi compreso l’erario, che, di conseguenza, pur potendo procedere alla notifica dell’avviso di liquidazione nei confronti dell’erede, non può esigere il pagamento dell’imposta di successione, sino a quando non venga chiusa la procedura di liquidazione dell’eredità e sempre che sussista un residuo attivo in favore dell’erede. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato l’illegittimità della cartella di pagamento, notificata quando la procedura di liquidazione dei debiti ereditari non era ancora conclusa).

Cassazione civile sez. trib., 11/05/2018, n.11458

Imposte di successione e donazione

In tema di rettifica del valore degli immobili dichiarati ai fini dell’imposta di successione e di donazione, l’onere dell’allegazione di documenti non conosciuti né ricevuti dal contribuente riguarda solo gli atti costituenti presupposto del provvedimento impositivo e relativi al contribuente stesso, non anche quelli afferenti contribuenti diversi, menzionati al solo fine della comparazione dei valori. Infatti l’art. 34, comma 3, del d.lgs. n. 346 del 1990, a differenza del comma 2 dello stesso articolo, non richiede l’allegazione del documento, né diverse conclusioni devono desumersi dall’art. 7 della l. n. 212 del 2000, perché ciò che si richiede all’Amministrazione finanziaria è di porre il contribuente nelle condizioni di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali, così da approntare la difesa senza un inesigibile aggravio.

Cassazione civile sez. trib., 26/05/2017, n.13342

Imposta sulle successioni e denuncia di successione 

In tema di imposta sulle successioni, la presentazione, da parte del contribuente, della denuncia di successione, quando ormai è prescritto il credito del fisco, costituisce, ove non sia sollevata eccezione di prescrizione, comportamento obbiettivamente incompatibile con la volontà di avvalersi della causa estintiva della pretesa fiscale, derivandone l’inequivoca volontà di rinunziare alla prescrizione già maturata e di considerare come tuttora esistente ed azionabile quel diritto che si era, invece, estinto.

(Fattispecie nella quale, da un lato, il “dies a quo” per il computo della prescrizione è stato individuato nella data di presentazione di dichiarazione di revoca della rinuncia all’eredità e, dall’altro, la successiva denuncia di successione è stata considerata tacita rinuncia alla prescrizione).

Cassazione civile sez. trib., 06/12/2016, n.24927

Liquidazione dell’imposta

L’imposta di successione è suscettibile di essere liquidata mediante uno specifico atto, costituito dall’avviso di liquidazione, assolvendo la cartella di pagamento alla sola funzione di mezzo di riscossione, sicché alla notifica di quest’ultima non si applica il termine decadenziale di cui all’art. 17, terzo comma, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, senza che ne derivi alcun sospetto di illegittimità costituzionale poiché è la stessa attività di liquidazione soggetta ad un termine di decadenza biennale ai sensi dell’art. 27 del d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, così da escludere che il contribuente resti assoggettato all’azione amministrativa per un tempo indeterminato od eccessivo, mentre, quanto all’esercizio della successiva azione di riscossione, non viene in questione una pretesa liquidatoria ma un diritto di credito, soggetto, in quanto tale, all’ordinario termine decennale di prescrizione.

Cassazione civile sez. trib., 04/02/2015, n.1974

Accertamento e riscossione coattiva

In tema di accertamento e riscossione dei tributi erariali indiretti ed a seguito della modifica del sistema di riscossione coattiva introdotto con il d.P.R. 28 gennaio 1988 n. 43, il disposto dell’art. 17, comma 3, d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602 — secondo cui le imposte, le maggiori imposte e le ritenute alla fonte liquidate in base agli accertamenti degli Uffici devono essere iscritte in ruoli forniti e consegnati all’Intendenza di finanza (attualmente sezione distaccata della direzione regionale delle entrate), a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo — si applica anche alle imposte diverse da quelle sul reddito e, quindi, anche all’imposta di successione.

(In applicazione del principio, la S.C. ha respinto il ricorso dell’Ufficio che riteneva che il termine per l’iscrizione a ruolo dell’imposta di successione, divenuta definitiva, fosse disciplinato dalle norme sulla prescrizione ordinaria decennale).

Cassazione civile sez. trib., 26/10/2011, n.22204

Rinuncia tacita del contribuente

In tema di imposta sulle successioni, la presentazione, da parte del contribuente, di una denuncia integrativa e rettificativa della precedente, in relazione all’epoca di presentazione della quale sia ormai prescritto il credito del fisco, costituisce, qualora non venga sollevata l’eccezione di prescrizione, comportamento univocamente qualificabile come obbiettivamente incompatibile con la volontà di volersi avvalere della causa estintiva della pretesa fiscale.

Ciò in quanto, in base all’art. 2937 c.c., affinché possa sussistere una rinuncia tacita alla prescrizione, è necessaria una incompatibilità assoluta fra il comportamento del debitore e la volontà dello stesso di avvalersi della causa estintiva del diritto altrui, occorrendo che nel detto comportamento sia necessariamente insita, senza alcuna possibilità di diversa interpretazione, l’inequivoca volontà di rinunziare alla prescrizione già maturata e di considerare come tuttora esistente ed azionabile quel diritto che si era, invece, estinto.

Al fine di stabilire se un determinato comportamento del debitore integri rinuncia tacita per l’incompatibilità con la relativa eccezione, deve farsi riferimento all’obbiettiva consistenza di esso ed alle circostanze nelle quali è stato posto in essere, restando irrilevante l’eventuale ignoranza in ordine alla maturazione del termine prescrizionale.

(Fattispecie di successione apertasi nel 1971 e di denuncia di successione presentata nel medesimo anno, nel vigore dell’art. 86, comma 3 r.d. 30 dicembre 1923 n. 3270, prevedente un termine di prescrizione di tre anni dalla denuncia, e perciò spirato nel 1974, molti anni prima della presentazione della denuncia integrativa, risalente al 1985, cui seguiva, nel 1986, la notificazione dell’avviso di liquidazione dell’imposta, avverso il quale il contribuente proponeva ricorso, eccependo, solo allora, la prescrizione della pretesa fiscale ex art. 86 r.d. n. 3270 del 1923).

Cassazione civile sez. trib., 14/03/2007, n.5966

Imposta di successione: termine triennale di decadenza

In tema di imposta di successione, il termine triennale di decadenza fissato dall’art. 47 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637, per il “rimborso dell’imposta irregolarmente percetta” non si applica al rimborso degli interessi sull’eventuale rateizzazione del tributo successorio, l’obbligo di pagamento dei quali nasce, infatti, successivamente ed autonomamente rispetto all’obbligazione tributaria, da una norma pattizia intervenuta fra i contribuenti e l’amministrazione con la stipulazione della convenzione di rateizzazione.

Pertanto, tali interessi – che in quanto derivanti da un rapporto obbligatorio non possono rientrare nella previsione del detto art. 47, strettamente riferita al regolare pagamento dell’imposta nella sua interezza – qualora siano corrisposti in misura indebita, vanno richiesti nell’ordinario termine di prescrizione.

Cassazione civile sez. trib., 16/11/2004, n.21658

Prescrizione

In tema di imposta di successione, qualora la qualità di erede venga contestata in maniera formale, con l’instaurazione di un giudizio, sino alla formazione del relativo giudicato non vi è alcuna certezza in ordine al presupposto dell’imposta ed al soggetto passivo di essa, sicché non può sorgere alcun diritto al rimborso in capo al soggetto che abbia provveduto al pagamento, nè può, conseguentemente parlarsi di decadenza dal suo diritto di richiedere il rimborso o di prescrizione del diritto di credito.

Cassazione civile sez. trib., 01/07/2004, n.12069

Denuncia di successione

In tema di imposta sulle successioni, il giudice tributario può accertare, ove ciò sia dedotto dal contribuente, un valore dei beni caduti in successione inferiore al dichiarato, senza che a tale accertamento osti il fatto che il contribuente non abbia dedotto l’errore, commesso nell’attribuire a detti beni un valore superiore a quello reale, nel termine posto dalla legge per la presentazione della denuncia di successione ex art. 31, comma 3, d.lg 31 ottobre 1990 n. 346. Infatti, quello per la presentazione della denuncia di successione non è un termine avente natura decadenziale, ma solo una prescrizione temporale il cui mancato rispetto determina solo l’applicazione di sanzioni tributarie.

Cassazione civile sez. trib., 03/07/2003, n.10494

Imposta di successione: sospensione dei termini di prescrizione e decadenza

In tema di imposta di successione, il richiamo specifico fatto, per la sospensione dei termini di prescrizione e di decadenza, dall’art. 57, comma 2, l. 30 dicembre 1991 n. 413, alle sole imposte complementari e suppletive, non dissimilmente da quanto statuito con l’art. 32, comma 6, della precedente l. 7 agosto 1982 n. 516, induce ad escludere che il legislatore abbia inteso disporre anche la sospensione dei termini per l’accertamento e la riscossione delle imposte principali.

Cassazione civile sez. trib., 21/02/2003, n.2693

Rimborso dell’imposta di successione

La disciplina del rimborso dell’imposta di successione “regolarmente percetta” dettata dall’art. 47 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637, a tenore della quale (comma 2) la relativa richiesta va formulata, a pena di decadenza, entro tre anni dal giorno del pagamento “o, se posteriore, da quello in cui ne sia stato definitivamente acquisito il diritto”, trova applicazione soltanto in ordine alla posizione di chi, erede o legatario, abbia in seguito a fatti posteriori al pagamento del tributo – espressamente elencati al comma 1 – assunto la veste di titolare del diritto alla restituzione dell’imposta pagata, mentre invece, nei casi in cui il contribuente abbia eseguito un pagamento dell’imposta di successione già inizialmente non dovuto, a titolo cioè di indebito oggettivo ai sensi dell’art. 2033 c.c. (nella specie, non essendo stati esclusi dalla liquidazione dell’imposta i beni relitti all’ente pubblico ricorrente, come tali esenti, a norma dell’art. 3 dello stesso d.P.R.), va applicata la disciplina generale che prevede il decorso del termine di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c. quale causa di estinzione del diritto alla ripetizione di quanto pagato.

Cassazione civile sez. trib., 20/02/2003, n.2554

Termini di prescrizione e di decadenza riguardanti la riscossione

In materia tributaria, la sospensione fino al 31 dicembre 1993, prevista dall’art. 57, comma 2, l. 30 dicembre 1991 n. 413, dei termini di prescrizione e di decadenza riguardanti tanto la riscossione che, a seguito della modifica recata alla disposizione dall’art. 4, comma 1, lett. m, n. 1, d.l. 23 gennaio 1993 n. 16, convertito nella l. 24 marzo 1993 n. 75, l’accertamento delle imposte indicate nell’art. 53 della stessa legge n. 413 del 1991 (nella specie, dell’imposta di successione) trova applicazione sia ai termini pendenti alla data di entrata in vigore della legge che a quelli che cominciano a decorrere durante il periodo di sospensione.

Cassazione civile sez. trib., 18/07/2002, n.10508

Termine di prescrizione quinquennale

Il contribuente ha diritto a vedersi corrisposti gli interessi di mora di cui alla l. 26 gennaio 1961 n. 29, sulle somme da lui pagate per tasse ed imposte indirette sugli affari (nella specie, imposta di successione) e dichiarate non dovute a seguito di provvedimento amministrativo o giudiziale, con decorrenza dal giorno in cui ha richiesto il rimborso dell’imposta non dovuta e non da quelli in cui ha domandato la corresponsione dei detti interessi, ma tale diritto sorge in capo al contribuente medesimo soltanto dalla data in cui quel provvedimento è divenuto irretrattabile per definitività o per passaggio in giudicato e può essere da lui fatto valere entro il termine di prescrizione quinquennale decorrente da quella data (nella specie, passaggio in giudicato della decisione della commissione tributaria centrale).

Comm. trib. centr. sez. XXV, 02/03/1994, n.552



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4 Commenti

  1. Salve. Voi della legge per tutti sicuramente saprete rispondere alle mie domande. Sul vostro sito giuridico trovo sempre tante informazioni utili. Vorrei sapere in che modo e dove bisogna pagare l’imposta di successione?

    1. L’importo dell’imposta di successione è calcolato automaticamente dall’Agenzia delle Entrate sulla base dell’asse ereditario così come risultante dalla dichiarazione di successione e lo comunica all’erede entro tre anni dalla presentazione della dichiarazione di successione. Entro 12 mesi dalla morte, infatti, gli eredi sono tenuti a compilare e presentare all’Agenzia delle Entrate un modulo (Modello 4) con le seguenti informazioni: generalità degli eredi (quadro A); attivo ereditario (quadro B); eventuali donazioni ricevute prima del decesso (quadro C); passivo ereditario (quadro D).
      E’ possibile presentare la dichiarazione sia presso gli sportelli dell’Agenzia delle Entrate, sia online accedendo al servizio offerto sul sito istituzionale dell’Agenzia.La presentazione della dichiarazione di successione è obbligatoria.
      Fanno eccezione i seguenti casi: gli eredi siano coniugi o parenti in linea retta (ad esempio figli, genitori) e l’asse ereditario non comprenda beni immobili e, comunque, non superi € 100.000,00; gli eredi abbiano rinunciato all’eredità.
      L’imposta di successione è calcolata direttamente dall’Agenzia delle Entrate entro il terzo anno dalla presentazione della dichiarazione (5 anni nel caso in cui la dichiarazione non sia stata presentata). All’erede viene notificato un atto (avviso di liquidazione) contenente tutte le informazioni necessarie per effettuare il pagamento entro i 60 giorni successivi.
      Per il versamento si utilizza il modello F23 ed è possibile effettuarlo presso:

      banche:
      uffici postali
      agenzia delle Entrate.
      Se l’importo è eccessivamente alto, è possibile richiedere la rateizzazione del pagamento nel momento in cui effettua il versamento della prima rata. L’erede, in tal caso, pagherà:
      una prima rata pari al 20% dell’imposta;
      altre 8 rate trimestrali (12 se l’importo supera i 20.000 Euro).
      La rateazione è esclusa se le rate hanno importi inferiori a 1.000 euro. Per evitare di incorrere in sanzioni e nella perdita della possibilità di pagare l’imposta di successione a rate, bisogna fare attenzione a pagare le singole rate. E’ ammessa la possibilità di un lieve inadempimento rispetto al pagamento delle rate, senza che scattino conseguenze, nei seguenti casi:
      nel caso in cui l’erede non abbia versamento parte della rata, ma a condizione che la parte non versata non superi il 3% e, in ogni caso, non superi i 10.000 euro;
      nel caso in cui l’erede non abbia procceduto al pagamento della prima rata (pari al 20% dell’importo totale) entro i 60 giorni dall’avviso di liquidazione, ma lo abbia fatto entro i sette giorni successivi.
      Infine, ti segnaliamo che, per il trasferimento di beni immobili, dovrai prestare attenzione al pagamento di altre due imposte che vanno pagate a prescindere dall’avviso di liquidazione dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta delle imposte in autoliquidazione per pagare l’aggiornamento delle informazioni tenute nei pubblici registri : imposta ipotecaria, pari al 2% del valore catastale dell’immobile, per le modifiche da apportare alle informazioni sull’immobile tenute nei pubblici registri immobiliari; imposta catastale, par all’1% del valore catastale dell’immobile.

    1. Per sapere a quanto ammonterà l’imposta di successione, bisogna anzitutto calcolare l’asse ereditario che, come abbiamo visto è pari alla differenza tra attivo ereditario (beni ricevuti) e passivo ereditario (debiti ereditati, spese sanitarie e funerarie sostenute). Bisogna prestare attenzione, però, ai beni da considerare per calcolare l’attivo ereditario. Non tutti i beni ereditati vanno sommati per calcolare l’attivo ereditario.
      I beni da considerare per il calcolo dell’attivo ereditario sono: beni immobili (appartamenti, garage, negozi, terreni, ecc.), tenendo conto del loro valore catastale; beni mobili (conti correnti, gioielli, investimenti bancari, ecc.); partecipazioni societarie, cioè le quote di società che erano detenute dal defunto e che sono passate alla proprietà dell’erede.
      I beni da non considerare per il calcolo dell’attivo ereditario sono: titoli del debito pubblico (ad esempio buoni del Tesoro) e qualsiasi altro titolo di Stato; crediti verso gli enti pubblici; trattamenti di fine rapporto (TFR) e le altre indennità lavorative che spettano per diritto agli eredi; beni sottoposti a vincolo culturale prima della successione, a condizione che siano rispettati gli obblighi di tutela; veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico (sono tassati separatamente); beni all’estero ereditati da defunto residente all’estero.
      Una volta calcolato l’asse ereditario, occorre verificare se il valore ottenuto è superiore o inferiore alle franchigie, cioè somme al di sotto del quale non è necessario pagare l’imposta di successione. Si tratta di soglie previste dalla legge per evitare che il pagamento dell’imposta di successione riduca eccessivamente il valore dei beni ricevuti in eredità. Le franchigie dipendono dal grado di parentela, come possiamo vedere nella tabella indicata nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/242281_imposta-di-successione Se l’attivo ereditario supera le franchigie, l’imposta di successione deve essere pagata. Anche in questo caso, è importante tener presente l’asse ereditario, perché l’importo dell’imposta di successione sarà calcolato proprio come percentuale dell’asse ereditario, cioè in base alle aliquote previste dalla legge in base al grado di parentela.

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