Diritto e Fisco | Editoriale

Google Glass e i gravi rischi sulla privacy: spiati come in Terminator

24 Maggio 2013 | Autore:


> Tech Pubblicato il 24 Maggio 2013



I Google Glass si annunciano come la più grande rivoluzione multimediale successiva agli smartphone: ma saranno in grado di garantire la privacy?

Non c’era bisogno di essere degli Asimov per prevedere che i Google Glass – gli occhiali che consentono di filmare tutto ciò che inquadrano – costituiranno un grosso problema per la privacy. Come è possibile sapere di essere ripresi? La telecamera è estremamente piccola e, soprattutto, non è possibile controllare, per strada, ogni passante e cosa questi monta sull’astina degli occhiali. Dovremo camminare con la liberatoria a portata di mano?

Ricordate cosa succedeva nel film “Terminator”? Gli occhi dell’androide riuscivano, dopo la scannerizzazione fisica delle persone, a ottenerne ogni dato identificativo. Non siamo affatto lontani da quel futuro. Facebook già lo fa con la funzione del riconoscimento fotografico quando, sulla base della somiglianza con i volti già presenti nel proprio archivio, suggerisce i tag. Ebbene, non sarà difficile implementare questa funzione nei Google Glass: così, chi li indosserà, saprà vita, morte e miracoli di ogni passante, il suo profilo social, il lavoro, l’età, la residenza, i gusti alimentari. Magari si collegherà su Facebook, gli chiederà l’amicizia e gli invierà un messaggio. “Scusa, ti posso conoscere?

Chiunque finirà nel raggio visivo di chi indossa i Google Glass potrebbe venire spiato, schedato e conosciuto nelle sue abitudini, opinioni e nelle sue scelte di vita. In un istante, la sua vita potrebbe essere privata di qualsiasi riservatezza. Magari in nome della condivisione totale. Dall’altra parte, chiunque indosserà questi occhiali potrebbe archiviare tutto ciò che vede e le informazioni che raccoglie: avremmo tanti piccoli data base sparsi per il mondo e potenzialmente anche a rischio hacker.

Immaginiamo un futuro dove ognuno indossi i propri Google Glass, proprio come oggi la gente cammina per strada guardando il proprio smartphone. Ipotizziamo che tali immagini viaggino da una parte all’altra del globo, senza controllo, e che la nostra immagine – ma soprattutto la dimostrazione della nostra presenza in un determinato posto, a compiere una determinata azione – venga documentata senza possibilità di prove contrarie. Saremo noi stessi il nostro Grande Fratello e ritorneremo ai tempi dei paesi dove le persone, per paura di ciò che pensava la gente, era costrette in “gabbie” comportamentali di apparenza.


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3 Commenti

  1. Ricordo il mio primo cellulare che scattava le foto ed emetteva un clic come suono per avvisare a terzi che stavo fotografando,poi è venuta fuori l’opzione che potevi eliminare il rumoroso “clic” . Oggi nessuno si chiede se la persona che ti sta vicino con il cellulare in mano ti stia filmando o fotografando insomma ci siamo assuefatti. Con google glass sarà la stessa cosa…… quindi io dico privacy…. ciao ti saluto! E ripeto la famosa frase ” è il prezzo del progresso”.

  2. Da sempre ogni novità porta sempre dei pro e dei contro.
    Io amante della tecnologia, nonché primo ad usare strumenti ad alta tecnologia,
    Penso che la società odierna non è pronta per gadget di tale spessore e utilità

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