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Come si cura il papilloma virus

11 Ottobre 2019
Come si cura il papilloma virus

Cos’è il papilloma virus? Come si contrae? Come si diagnostica? Quali sono i principali sintomi, le cure e i metodi per prevenirlo? Se vuoi conoscere le risposte a queste domande, continua a leggere!

“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia”. Cosi recitava Sun Tzu nel suo celebre libro “L’arte della guerra” ed in effetti, parlando per metafore, ci troviamo spesso a combattere veri e propri nemici per la nostra salute.

Per quanto riguarda le donne, un nemico in grado di far venire la tremarella alle gambe, è proprio il papilloma virus. Esso si trasmette prettamente per via sessuale e purtroppo una volta contratto rimane ben nascosto nel nostro organismo senza dare apparenti segni di vita. Nessun malessere, nessun sintomo. Niente di niente.

In alcuni casi, ci viene in aiuto il nostro sistema immunitario, che seppure lentamente, provvede a debellarlo dal nostro corpo. Altre volte, purtroppo, il papilloma virus trova terreno talmente fertile da iniziare a proliferare fino a provocare infezioni con sintomi molto fastidiosi e nei casi più gravi addirittura formazioni tumorali.

L’arma vincente, nella guerra contro il papilloma virus è dunque la prevenzione. Mai come in questo caso vale il detto: “prevenire è meglio che curare”.

Ma non temere, continuando a leggere questo articolo, potrai imparare qualcosa in più su questo “nemico”. Ti spiegherò inoltre come avviene il contagio, come si diagnostica, quali sintomi comporta, come si cura il papilloma virus e soprattutto come si previene.

Cos’è il papilloma virus

Il papilloma virus o Hpv (Human papilloma virus) è un virus appartenente ad un ceppo costituito da oltre cento varietà di virus diversi. Purtroppo la sua diffusione è molto ampia: circa l’80% delle donne sessualmente attive contrae l’infezione almeno una volta nella vita, con una maggiore incidenza nelle donne di età compresa tra i 25 e i 35 anni.

Si tratta, quindi, di un evento piuttosto comune e da non sottovalutare!

Di Hpv capaci di infettare l’uomo, ne esistono circa 120 tipi diversi, distinti e classificati in base al rischio di dar luogo o meno a trasformazioni neoplastiche (ovvero tumorali) più o meno gravi.

I ceppi di Hpv sono stati classificati in base alla loro pericolosità:

  • ad alto rischio: Hpv 16 e Hpv 18 (responsabili dell’evoluzione tumorale dell’infezione);
  • a basso rischio: Hpv 6 e Hpv 11 (responsabili di lesioni e verruche genitali a minor rischio di trasformazione maligna).

Sebbene nella maggior parte dei casi l’infezione sia transitoria e si risolva da sola nel corso di qualche anno senza determinare sintomi evidenti, talvolta, in soggetti con un sistema immunitario più debole, riesce a farsi strada determinando tumori nelle zone genitali (vulva, vagina, ano, pene) ed extragenitali (cavità orale, laringe, faringe).

Se contratto, l’Hpv impiega circa 7-15 anni a svilupparsi e la gravità delle ripercussioni patologiche sarà chiaramente determinata dal ceppo con cui si viene a contatto.

Come si contrae?

L’infezione provocata dal papilloma virus purtroppo è sempre più diffusa e si trasmette soprattutto per via sessuale. A volte, però, per diffondersi, è sufficiente il solo contatto dell’area genitale infetta purché siano presenti lacerazioni, tagli o abrasioni sulla pelle o sulle mucose.

E’ una malattia estremamente “subdola” poiché, in genere, sia l’uomo che la donna non manifestano segni evidenti dell’infezione, sebbene possano poi trasmetterla. Ciò significa che una volta contratta, si diventa portatori sani del virus, il ché rende assai difficile la sua individuazione e, di conseguenza, un intervento tempestivo.

Sebbene il preservativo sia in grado di evitare la trasmissione di malattie sessuali, ad oggi non riesce ancora a garantire la completa protezione nei confronti del virus Hpv.

Chiaramente, le persone con un sistema immunitario debole o compromesso, sono molto più esposte al rischio di contagio e dovrebbero, quindi, prestare estrema attenzione ad eventuali segni anomali presenti sulle aree genitali, nonché al rispetto delle norme igieniche previste in luoghi promiscui come docce pubbliche, piscine, caserme etc.

Quali sono i sintomi?

I sintomi dipendono esclusivamente dal sierotipo (alto rischio o basso rischio) col quale si entra in contatto e dalle lesioni che si sviluppano.

Le infezioni causate dai sierotipi a basso rischio sono quasi sempre asintomatiche e si manifestano con la comparsa di verruche sulle aree genitali (vulva, vagina, pene, ano) o extragenitali (naso, bocca, laringe).

Molto spesso, al posto delle verruche, si assiste alla formazione di condilomi ovvero escrescenze grandi qualche centimetro simili alla cresta di un gallo. In entrambi i casi, si accusano prurito, fastidio e lieve dolore.

Per quanto riguarda, invece, i sierotipi ad alto rischio, le infezioni date da questi virus, provocano manifestazioni identificabili solo attraverso esami specifici. Ad esempio, se si sviluppasse un tumore al collo dell’utero, i sintomi potrebbero essere cosi lievi da passare letteralmente inosservati.

“Subdolo” è, pertanto, l’aggettivo che meglio si addice a questo virus. Infatti, ci si accorge del tumore in corso solo quando il suo stadio, ormai avanzato, fa sì che si manifestino i primi sintomi quali:

  • sanguinamenti dopo un rapporto sessuale e leggero dolore durante lo stesso;
  • perdite vaginali acquose o sanguinolente, talvolta maleodoranti;
  • dolore alla regione pelvica;
  • sanguinamenti vaginali lontano dal periodo mestruale o dopo la menopausa;

Come diagnosticare il papilloma virus?

L’individuazione precoce delle infezioni da papilloma virus, avviene essenzialmente attraverso due tipologie di screening: il Pap-Test e l‘Hpv-Test.

Il più utilizzato è sicuramente il Pap-Test, il quale permette, se eseguito ogni 2-3 anni, di ridurre di circa il 70% il rischio di sviluppare un tumore cervicale nelle donne.

Il test è molto semplice da eseguire e consiste nel prelevare alcune cellule della cervice uterina avvalendosi di uno spazzolino conico e di una piccola spatolina.

Può essere condotto durante una normale visita ginecologica, dura pochi secondi e non comporta particolari fastidi.

Successivamente, le cellule prelevate, vengono analizzate in laboratorio tramite apposito microscopio e nel caso in cui non si riscontrino anomalie, il test può essere ripetuto dopo tre anni.

Al fine di ottenere un risultato quanto più preciso possibile, è necessario eseguire questo esame in assenza di ciclo mestruale ed evitare rapporti sessuali nei due giorni precedenti.

Questo tipo di screening è il principale strumento per salvaguardare la salute del collo dell’utero nelle donne ed è talmente consolidato da essere stato inserito nel programma “Livelli Essenziali di Assistenza” (ovvero l’insieme di tutte le prestazioni, servizi e attività che i cittadini hanno diritto a ottenere dal Servizio sanitario nazionale (Ssn), allo scopo di garantire in condizioni di uniformità, a tutti e su tutto il territorio nazionale).

Pertanto, tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 65 anni, possono eseguirlo gratuitamente previa lettera inviata dalla propria Asl di competenza, la quale deve contenere indicazioni sull’appuntamento e sulle modalità con cui viene eseguito il test.

Un altro metodo di screening è l’Hpv-Test: obiettivo e modalità di esecuzione sono identiche a quello descritto precedentemente.

A differenza del Pap-Test, quest’ultimo consente di individuare le donne a rischio con maggiore anticipo. Per tale ragione si consiglia di eseguire questo esame con minore frequenza ovvero ogni 5 anni.

Se l’Hpv-Test dovesse risultare positivo, non ci si deve allarmare. La positività, infatti, non necessariamente sta a significare che una donna svilupperà un tumore. Anzi, questo consentirà al medico di effettuare preventivamente tutti i controlli necessari per evidenziare ulteriori anomalie e rilevare in anticipo formazioni sospette. Inoltre, la maggior parte delle infezioni da Hpv (incluse quelle provocate dai sierotipi ad alto rischio), si risolve spontaneamente entro 1-2 anni dal contagio.

Cure

Attualmente, non esistono terapie farmacologiche in grado di debellare definitivamente il papilloma virus dall’organismo. Tuttavia, qualora l’infezione non dovesse regredire spontaneamente, si può intervenire su eventuali verruche e condilomi applicando creme ad azione antivirale o immunomodulatrice ovvero capaci di modificare la risposta immunitaria, solitamente molto efficaci.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di rimuovere le escrescenze attraverso trattamenti chirurgici (laser terapia, diatermocoagulazione, crioterapia).

Se invece il tumore si presenta in uno stadio già avanzato, i trattamenti previsti variano in base alla gravità della situazione e potrebbe rendersi necessaria l’asportazione totale o parziale dell’utero, chemioterapia e radioterapia.

Prevenzione

Per evitare l’infezione da Hpv è importante ricordare alcune semplici regole:

  • mantenere piedi puliti e asciutti e indossare scarpe o ciabattine (in luoghi come piscine, spogliatoi etc.);
  • evitare di mangiarsi le unghie (in caso di verruche sulle mani);
  • utilizzare sempre il preservativo (durante i rapporti promiscui od occasionali);
  • curare l’igiene personale.

Tuttavia. ad oggi, la migliore forma di prevenzione è sicuramente il vaccino, il quale costituisce un modo efficace per combattere il rischio di infezione da Hpv.

In commercio, esistono tre tipologie di vaccino:

  • bivalente;
  • quadrivalente;
  • 9-valente.

Sono tutti indicati nel trattamento dei ceppi 16 e 18 (responsabili della formazione di lesioni cancerose nella cervice uterina), inoltre i vaccini quadrivalente e 9-valente riescono a prevenire anche la formazione dei condilomi genitali (maschili e femminili) provocati dall’Hpv 6 e 11.

Il vaccino, quindi, rappresenta l’unico modo di difesa nei confronti di un possibile contatto con il papilloma virus. Se somministrato per tempo (ovvero prima del contatto con l’Hpv), il vaccino è in grado di assicurare una protezione molto elevata (90-100%) nei confronti delle lesioni precancerose provocate da Hpv dei tipi contenuti nel vaccino.

I vaccini disponibili, pur essendo sicuri possono in alcuni casi dare effetti collaterali quali:

  • dolore;
  • rigonfiamento e rossore al braccio in cui è stato somministrato il vaccino;
  • mal di testa;
  • febbre di grado lieve.

La vaccinazione è controindicata solo in caso di allergia ad una dose precedente dello stesso vaccino o ad uno dei suoi componenti. Inoltre, non deve essere eseguita se si ha in corso una malattia acuta grave con febbre. In questo caso, è bene rimandarla a dopo la guarigione.

Il vaccino non deve essere somministrato alle donne in gravidanza. Sebbene gli studi non abbiano ancora dimostrato complicazioni per la madre o il feto in caso di gravidanza in corso, le prove di non pericolosità del vaccino sono tutt’ora limitate.

E’ bene, quindi ,vaccinare gli adolescenti per tempo, ricordando inoltre di effettuare gli successivi richiami. Anche le donne in età adulta possono vaccinarsi, sebbene l’efficacia del vaccino sia più ridotta. Ad ogni modo, solo vaccinandosi sarà possibile ridurre o minimizzare i danni da eventuale contatto con il papilloma virus.



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