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Come recuperare una sentenza di divorzio

11 Ottobre 2019 | Autore: DAVIDE LUCIANI
Come recuperare una sentenza di divorzio

Cosa comporta una sentenza di divorzio, come ottenerla e come recuperarne la documentazione in caso di smarrimento. 

Il tuo primo matrimonio è andato in frantumi e le speranze di rifarti una vita si stavano affievolendo. Alla fine, hai trovato la persona giusta. Avete deciso così di coronare il vostro sogno d’amore e convolare a nozze. Vi siete subito adoperati per sbrigare le formalità burocratiche necessarie. Qui hai avuto, però, la brutta sorpresa. I documenti del tuo divorzio non si trovano. Li hai cercati ovunque, ma senza successo. Come fare? Niente paura. In questa guida, ti spiegherò come recuperare una sentenza di divorzio. Ti assicuro che è un’operazione semplice. Tutto quello che devi fare è continuare a leggere attentamente.

Prima di addentrarci nella materia, credo sia opportuno, però, capire quali documenti sia necessario richiedere. Se devi recuperare i documenti del divorzio per risposarti dovrai richiedere una copia autenticata della suddetta sentenza. Fai attenzione a non sbagliarti perché questo passaggio è importante.

I documenti che si trovano presso le cancellerie possono, infatti, essere richiesti in tre tipi di copia. La copia semplice è una fotocopia del documento che non ha alcun valore legale e, quindi, risulta inadatta al tuo scopo. La copia autenticata, invece, è un duplicato del documento autenticato dal cancelliere mediante un timbro con data e sottoscrizione a penna. Questa è valida in tribunale o presso le pubbliche amministrazioni.

La terza copia è quella in forma esecutiva. Questa si usa per lo più in caso di pignoramenti poiché hanno la capacità di far avviare l’esecuzione forzata di una sentenza. Tali documenti devono essere muniti della cosiddetta formula esecutiva da parte del cancelliere, con cui il giudice comanda a tutti gli ufficiali giudiziari di mettere in moto il provvedimento in questione. La suddetta formula viene concessa solo alla parte a cui favore è stato pronunciato il provvedimento o dai suoi successori. Alla stessa parte non può essere rilasciata più di una copia dello stesso atto.

Chiarita la questione burocratica, entriamo ora nel dettaglio.

Cos’è il divorzio

Il divorzio [1] è l’istituto giuridico che fa cessare gli effetti civili del matrimonio. Non bisogna commettere l’errore di confonderlo con la separazione legale. Con quest’ultima, i coniugi non pongono fine definitivamente al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti nell’attesa di una riconciliazione o dello scioglimento del loro legame.

La legge sul divorzio è regolata dal Codice civile. Tale norma non è riconosciuta dalla Chiesa. Per il diritto canonico, anche in presenza delle carte bollate, vale il «finché morte non ci separi» pronunciato di fronte a Dio. Per questo motivo, una volta che hai divorziato, non è possibile risposarti secondo il rito religioso.

Diverso è il caso in cui il matrimonio subisca l’annullamento da parte della Sacra Rota. Tale terminologia, però, è scorretta, poiché neanche il tribunale ecclesiastico ha il potere di dividere ciò che Dio ha unito. Ha, però, facoltà di certificare un vizio di forma all’interno del sacramento. Se, ad esempio, uno dei due coniugi è stato costretto a sposarsi, per il tribunale cattolico è come se l’unione religiosa non sia mai stata celebrata. Lo stesso può verificarsi se il marito o la moglie non ha adempiuto ai suoi obblighi matrimoniali. Quali sono nello specifico? La Chiesa ne riconosce tre: procreazione, fedeltà e indissolubilità del matrimonio. Ciò significa che anche un tradimento può causare l’annullamento. L’errore di forma deve, però, essere dimostrabile senza alcun dubbio. Non basta la sola testimonianza del coniuge che ha subìto il danno. Occorrono prove inoppugnabili, come ad esempio un testimone o delle foto.

Quali sono i tipi di divorzio

Esistono tre tipi di divorzio. Ognuno di essi si differenzia per tempistiche, costi e modalità. Il primo è quello consensuale. Per poter accedere a questa procedura è necessario che i coniugi risultino separati da almeno tre anni. Tale termine deve decorrere da un precedente accordo di separazione o da un’udienza di comparizione dinanzi al giudice del tribunale competente.

Il divorzio consensuale consente di accelerare i tempi e ridurre i costi. Per poterne usufruire è necessario che le parti si presentino davanti al presidente accompagnati dai rispettivi avvocati per formalizzare e sottoscrivere un accordo. Qui, saranno trascritte le reciproche intenzioni e volontà. Il documento verrà poi depositato in copia autenticata presso il Comune nel quale il matrimonio è stato trascritto o iscritto e sostituirà formalmente la più classica sentenza di divorzio.

Il divorzio giudiziale interviene quando non è possibile raggiungere un accordo pacifico tra le parti. In questo caso, uno dei due coniugi dovrà ricorrere ad un avvocato divorzista per sbrogliare la matassa. Sarà, quindi, necessario presentare una domanda di scioglimento del matrimonio. Nel documento dovranno essere esposte le prove che si vogliono presentare in tribunale per chiedere la rottura del vincolo matrimoniale. Dovrà, inoltre, essere specificato se sono presenti figli.

A quel punto, toccherà al presidente del tribunale competente fissare una data di udienza per la comparizione dei coniugi.

È qui che si sancisce la fine del legame matrimoniale. Il presidente, alla presenza delle due parti e dei rispettivi avvocati, prima tenterà una conciliazione. Fallita questa fase potrà emanare un’ordinanza nella quale siano fissati provvedimenti urgenti e provvisori che non ledano gli interessi dei figli e dei coniugi stessi e che regolino la situazione in attesa che intervenga una sentenza definitiva. Quest’ultima segna la fase conclusiva del procedimento. Verranno, infatti, stabiliti alcuni punti fermi come la corretta destinazione della casa coniugale e la somma inerente l’assegno di mantenimento dei figli o quello del coniuge. Inoltre, cosa più importante di tutte, sarà stabilito a chi viene affidata la prole.

Il divorzio breve  è stato introdotto in Italia nel 2015. Consente ai coniugi di veder cessare gli effetti del matrimonio precedentemente contratto in un tempo minore rispetto al passato. In caso di separazione consensuale, infatti, il periodo di attesa si abbassa da tre anni a sei mesi indipendentemente dalla presenza di figli.
Se, invece, il divorzio è giudiziale, si passa da tre anni a dodici mesi.

Il termine decorre dalla comparsa dei coniugi dinanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione.

Recentemente, una nuova norma, ha dato la possibilità di ricorrere alla negoziazione assistita [2]. Per poterne usufruire, è necessario che i coniugi si affidino a due avvocati. Questi dovranno raggiungere un accordo sia per la separazione che per il divorzio. Hanno anche facoltà di modificare un precedente accordo. Una volta che tutto sarà messo nero su bianco dovrà diventare esecutivo. Per questo, dovrà essere trasmesso al pm che, in caso di assenza di figli, attuerà solo un controllo formale. In presenza di figli, si occuperà invece di verificare se l’accordo tutela i minori.

In caso tutto risulti corretto, la convenzione di negoziazione (questo il termine tecnico), viene inviata entro cinque giorni al presidente del tribunale. Gli avvocati delle parti trasmetteranno poi l’atto all’ufficiale di Stato civile del Comune entro dieci giorni.

La legge prevede che tale intesa possa essere sottoscritta a sei mesi dalla separazione.

Cosa succede se il divorzio è avvenuto all’estero

Diverso il caso se ti sei sposato in Italia, ma hai divorziato in uno stato estero. Nel 1996, è stata emanata una legge [3] che riconosce le sentenze e i provvedimenti stranieri di volontaria giurisdizione. Prima di questa normativa, le delibere emesse da tribunali stranieri avevano validità da noi solamente a seguito del pronunciamento della Corte d’Appello. Quest’ultima le riconosceva come valide attraverso l’emissione di una sentenza che veniva poi trascritta nei registri dello Stato civile del Comune competente.

La nuova normativa ha conferito maggiori poteri all’ufficiale di Stato civile. Quest’ultimo, infatti, può procedere alla trascrizione dei documenti emanati all’estero qualora rilevi la sussistenza delle condizioni stabilite dalla legge per il riconoscimento. Di quali parliamo? Il documento deve arrivare in copia autentica e in forma integrale e deve essere legalizzata dall’autorità consolare italiana o diplomatica con sede nello Stato in cui il provvedimento è stato emanato. È, inoltre, necessario che sia munito della traduzione giurata in lingua italiana pervenuta in forma integrale.

Una volta stabiliti i requisiti formali, l’ufficiale provvederà alla valutazione delle condizioni sostanziali.

Sarà necessario controllare, ad esempio, se il giudice che ha pronunciato la sentenza aveva il potere per farlo. Questo può avvenire solo se uno dei due coniugi è in possesso della residenza nella nazione dove la sentenza è stata pronunciata o è cittadino di quello stato. Il magistrato ha autonomia decisionale anche se il matrimonio è stato celebrato lì. Inoltre, la sentenza non deve essere in contrasto con la legge di quel paese o con un precedente provvedimento preso in Italia.

È bene che tu sappia che in caso di divorzio all’estero, questo ha effetto dal momento della pronuncia da parte del giudice e non dalla data della trascrizione in Italia.

Chi può recuperare i documenti di divorzio

Veniamo ora alla parte che ti interessa maggiormente.

Quando la sentenza di divorzio diventa definitiva, la cancelleria del tribunale la invia all’ufficio di Stato civile in cui è stato registrato l’atto di matrimonio. La sentenza verrà, inoltre, annotata proprio sul suddetto documento e su quello di nascita di entrambi gli ex coniugi.

La prima cosa che devi fare per recuperare il documento è recarti presso il tribunale dove è stato deliberato lo scioglimento del vincolo matrimoniale, munito di documento di riconoscimento. Di norma, è la cancelleria civile del tribunale che conserva l’incartamento. Questo indipendentemente che tu ti sia sposato in chiesa o in Comune.

Presso questi uffici, puoi recarti di persona o incaricare un delegato. Quest’ultimo può essere una persona di tua fiducia o anche il tuo avvocato. Il documento di delega si può scaricare da internet, ma può anche essere fatto in casa. Ti basterà inserire i tuoi dati e quelli del delegato. Dovrai specificare, inoltre, di quali documenti necessiti e a che scopo ti servono. Infine, in fondo a tutto, inserirai data e firma. Ricordati che dovrai allegare anche una fotocopia della tua carta d’identità.

Come si rintraccia la sentenza di divorzio? Vi sono due metodi. Il più semplice è attraverso il nome dei contraenti del matrimonio. Il secondo è per mezzo del numero del documento. Quali sono i tempi di rilascio? Rispondere a questa domanda non è semplice perché i tempi variano da Comune a Comune. Una buona notizia, però, c’è: tale operazione è del tutto gratuita.

Ora, sai tutto ciò che è necessario per recuperare una sentenza di divorzio. Come ti avevo anticipato, si tratta di un’operazione abbastanza semplice. Non ti resta che mettere in pratica quanto hai appreso.



Di DAVIDE LUCIANI

note

[1] L. n. 898/1970.

[2] L. n. 162/2015.

[3] L. n. 218/1995.


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