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Quante partite Iva può avere la stessa persona?

11 Ottobre 2019 | Autore: DAVIDE LUCIANI
Quante partite Iva può avere la stessa persona?

E’ possibile avere più di una partita Iva? Vediamo di fare chiarezza su questo aspetto, analizzando anche le conseguenze fiscali in merito. 

In un’epoca in cui il posto fisso è diventato una chimera, i possessori di partita Iva sono in costante aumento. Averne una è un obbligo per chiunque svolga un lavoro autonomo, purché superi il reddito annuale di cinque mila euro. Sopra questa soglia è possibile derogare in favore della ritenuta d’acconto, a meno che non si dimostri l’abitualità del lavoro. E’ in questa circostanza che scatta l’obbligo di cui abbiamo parlato. Ovviamente, non solo i lavoratori autonomi ne posseggono una. Tutti i titolari di una qualsivoglia attività commerciale devono averla.

Una delle domande più frequenti che ci si pone a riguardo è quante partita Iva può avere la stessa persona. In questa guida cercheremo di dare una risposta esaustiva a riguardo.

Prima di addentrarci nel dettaglio della discussione vediamo a cosa serve in concreto l’Iva. Il termine è l’acronimo di Imposta di Valore Aggiunto ed è una tassa che tutti devono pagare sull’acquisto di beni e di servizi, in percentuali variabili. E’ bene specificare che in Italia non esistono differenze tra i titolari di partita Iva, ma esistono esclusivamente delle differenze nell’applicazione di tale regime fiscale. Attualmente, l’aliquota ordinaria è pari al 22% ed è quella standard per tutti gli altri beni e servizi. Tutti sono tenuti a versare allo Stato, sotto forma di tasse, la percentuale dovuta.

Entriamo ora nel dettaglio e vediamo, anzitutto, come bisogna fare per aprirne una.

Come aprire una partita Iva

Prima di addentrarci nel dettaglio di questa guida, ritengo opportuno capire come aprire una partita Iva.
Prima di tutto, è bene che tu sappia che, a livello di pagamenti occorre, distinguere l’attività economica inclusa nelle Categorie Commercianti ed Artigiani da tutte le altre. Nel primo caso, si dovrà seguire obbligatoriamente una procedura telematica (ComUnica) che prevede dei costi quantificabili in circa 300 euro. Se, invece, si vuole intraprendere un’attività professionale non esistono costi fissi annuali. Anche l’eventuale chiusura della partita Iva è gratuita.

In questi casi, basterà semplicemente compilare il modello AA/912. Si tratta di un modulo composto da quattro pagine, ognuna di queste con un numero progressivo. Tale modello è facilmente scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate. Nella parte superiore di tutte le pagine che costituiscono la dichiarazione dovrà essere riportato il tuo codice fiscale. E’ possibile compilare il modello da soli, ma, il mio consiglio è quello di rivolgerti ad un commercialista per tale incombenza.

Per prima cosa, dunque, devi recarti nel suo studio badando bene di portare con te la fotocopia di un documento d’identità e del codice fiscale. Una volta avuti in mano i documenti, il commercialista provvederà a iscriverti alla Camera di Commercio della provincia dove hai intenzione di svolgere la tua attività. Per farlo dovrà compilare il già citato modulo AA/912.

Nella prima parte, dovrà inserire la data di inizio attività. Questa può essere retroattiva fino ad un massimo di 30 giorni. Ciò significa che se hai aperto la partita Iva il 1 maggio hai tempo fino al 31 per presentare la domanda all’Agenzia.  La legge consente anche di sforare tale data, ma si andranno incontro a sanzioni.

Nel modulo di iscrizione, dovrà inserire, oltre ai tuoi dati anagrafici, anche pec, numero di telefono, eventuale numero di fax, indirizzo di posta elettronica e indirizzo di un eventuale sito web, nonché dati identificativi dell’ISP. Quest’ultimo sta per Inter Service Program ed è necessario solo se hai intenzione di intraprendere un’attività e-commerce.

Servirà, inoltre, il codice Ateco della tua attività. Si tratta di un codice alfanumerico che ha il compito di classificare le imprese e stabilire la loro categoria di pertinenza a fini fiscali.

Infine, dovrà essere immesso il tuo domicilio fiscale. Di cosa si tratta? E’ l’indirizzo della tua attività. Il luogo in cui sono tenuti e conservati i libri, i registri e le scritture contabili obbligatorie. Il domicilio fiscale in alcuni casi può anche coincidere con quello di residenza. Si pensi ad un avvocato che ha il suo studio nello stesso appartamento o nello stesso stabile dove vive.

Una volta effettuata l’iscrizione, verrà rilasciato un codice di undici cifre che sarà utilizzato per tutta la durata della tua attività. La partita Iva, appunto.

Quali sono i tre soggetti fiscali

Ogni contribuente non può avere più di una partita Iva. Il motivo è semplice. Si tratta di un codice identificativo strettamente personale come il codice fiscale. Tuttavia, c’è una distinzione che bisogna fare per approfondire maggiormente la questione. Sto parlando della differenza tra persona fisica, persona fisica titolare di una ditta individuale e persona giuridica.

Con il primo termine si intende un individuo in carne e ossa. Quest’ultimo paga le tasse mediante busta paga, ed è identificato solo dal nome e cognome e dal codice fiscale.

La persona fisica titolare di una ditta individuale è, invece, il libero professionista. Può essere, quindi, un meccanico, un avvocato, un idraulico o un medico. Chiunque eserciti un’attività essendo titolare di sé stesso rientra in questa tipologia. Quest’ultimo deve avere la partita Iva per poter pagare le tasse.

La persona giuridica è, invece, un soggetto di diritto. Si tratta, dunque, di una ditta che può essere individuale, di capitali o di persone, formatasi per uno scopo preciso. Questo soggetto risponde direttamente in prima persona di eventuali debiti contratti.  Anche in questo caso deve essere fiscalmente riconosciuto da partita Iva.

Quest’ultima, come detto, consiste in un codice di 11 cifre generato secondo alcune regole: 7 cifre corrispondono al numero di iscrizione al Registro delle Imprese, 3 all’ufficio e 1 è una cifra di controllo generata da algoritmo.

Quante partite Iva si possono avere

Ora che abbiamo ben chiara la situazione passiamo al quesito che ci siamo posti all’inizio della guida. Per rispondere in maniera esaustiva, è necessario tornare al già citato modello AA9\12. Qui, infatti, è possibile indicare più di un codice Ateco corrispondente alla professione individuale o d’impresa che il contribuente andrà a svolgere. Ognuno di questi codici identificherà il relativo mestiere del nuovo titolare di partita Iva. Ciò permette, ad esempio, ad un artigiano di poter anche vendere le proprie opere, magari mediante e-commerce.

Chiaramente, le fatture emesse dovranno essere distinte a seconda del tipo di soggetto che ha prestato l’attività e che ha ricevuto il pagamento, non potendo il contribuente decidere autonomamente con quale partita Iva fatturare.

La legge, infatti, vieta ad un solo soggetto di avere due partite Iva, ma ciò non implica l’impossibilità di poter svolgere due attività distinte, fatturando comunque sempre con la stessa partita Iva. Insomma, eventuali attività tra loro differenti, gestite dal medesimo contribuente, si possono mischiare: la fattura viene emessa sempre dallo stesso soggetto, che dovrà al contempo rispettare anche la numerazione.

Qualcuno potrebbe obiettare che in questo modo viene data la possibilità di evadere il Fisco. Non è così. L’Agenzia delle Entrate, infatti, non individua il contribuente in base alla partita Iva, ma in quanto soggetto giuridico.

Torniamo all’esempio di sopra per capirci meglio.

Un artigiano è titolare di due partite Iva, una per il suo lavoro manuale e una per la parte commerciale. In caso di fallimento di una delle due, o di debiti accumulati, sarà comunque possibile pignorargli il negozio o il laboratorio. Questo perché è sempre lui il debitore a cui bisogna fare riferimento.

Come si apre una seconda attività

Aprire una seconda attività non è affatto difficile. Basta comunicare l’intenzione all’Agenzia delle Entrate e, entro i 30 giorni successivi, alla Camera di Commercio. A quel punto, sarà possibile scegliere se utilizzare un trattamento fiscale unico per entrambe le attività o se utilizzare trattamenti fiscali disgiunti.

Com’è possibile separare due attività

La legge [1] stabilisce che, in linea generale, i soggetti passivi Iva che esercitano contemporaneamente più attività nell’ambito della stessa impresa, devono applicare l’imposta unitariamente e cumulativamente per tutte le attività con riferimento al volume d’affari complessivo. In questo caso bisognerà tenere una numerazione unica delle fatture emesse per entrambe le attività. Ciò non toglie, però, che non si possa scegliere di numerare separatamente le fatture delle singole professioni annotandole in due diversi sezioni del registro vendite.

Come funziona in questo caso la liquidazione dell’Iva? Andrà calcolata in modo cumulativo. La periodicità del versamento sarà stabilita tenendo conto della sommatoria dei volumi d’affari.

Esistono, invece, casi in cui è obbligatorio separare le attività. Basta pensare a chi esercita contemporaneamente un lavoro autonomo e d’impresa. Un esempio tipico è un programmatore che è titolare di un’impresa di servizi informatici. Il secondo caso si verifica se il contribuente adotta il commercio al minuto con il metodo della ventilazione. Quest’ultima è un particolare metodo di calcolo dell’Iva. E’ tipico di quelle attività che cedono beni o servizi ad aliquote differenziate. Ci si può riferire a chi ha da una parte un’attività di produzione alimentare e, dall’altra, una di vendita.

Per tutti i casi in cui vige questo obbligo, ti consiglio di consultarti con il tuo commercialista per saperne di più.

Se si opta per la contabilità separata, l’impresa dovrà procedere alla numerazione distinta delle fatture emesse, annotandole in diversi registri vendite. Sarà obbligatorio anche differenziare i versamenti dell’imposta e presentare un’unica dichiarazione annuale. Quest’ultima, però, dovrà contenente una sezione apposita per ogni attività.

Ora, sai che è possibile avere due partite Iva e come fare per ottenerle. Non ti rimane che decidere come sfruttare al meglio queste informazioni. Il mio consiglio è sempre quello di rivolgerti ad un professionista nel momento in cui opti per questa strada. Avrai così un supporto fondamentale nelle difficoltà.


Di DAVIDE LUCIANI

note

[1] Art. 36 D.P.R. 633/1972.


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