Restituzione assegni nucleo familiare con due lavori

18 Settembre 2019 | Autore:
Restituzione assegni nucleo familiare con due lavori

Che cosa fare se al dipendente con due lavori part time sono corrisposti gli assegni familiari da entrambi i datori di lavoro?

Nel recente incontro tra i rappresentanti della direzione generale dell’Inps ed i rappresentanti dell’Ordine nazionale dei Consulenti del Lavoro, sono stati forniti importanti chiarimenti sugli Anf, gli assegni al nucleo familiare. Si tratta di una prestazione economica volta al sostegno economico della famiglia, erogata dall’Inps ma anticipata al lavoratore dall’azienda in busta paga. In certi casi il trattamento è liquidato direttamente dall’Inps, ad esempio per chi percepisce ammortizzatori sociali a carico dell’istituto.

Ma quando i datori di lavoro sono due, al lavoratore possono essere pagati gli assegni familiari due volte? La risposta è negativa: l’assegno mensile spettante è unico, ed è calcolato in base alla composizione del nucleo familiare ed alla fascia di reddito della famiglia. Quindi, chi ha due lavori non ha diritto a due assegni, né l’importo dell’assegno può essere diviso a metà tra i datori di lavoro.

Se un datore di lavoro, erroneamente, corrisponde a un dipendente assegni familiari non spettanti, in quanto già erogati da un’altra azienda, il lavoratore deve restituire gli importi non dovuti. In altre parole, il dipendente è tenuto alla restituzione assegni nucleo familiare, con due lavori.

Ma come si restituiscono gli Anf non dovuti? Li deve restituire il dipendente o il datore di lavoro? La procedura di restituzione degli assegni è a cura del datore di lavoro, ma è il lavoratore a sopportarne l’onere, essendo il beneficiario del trattamento.

Vediamo allora come avviene la restituzione degli assegni al nucleo familiare, ossia qual è la procedura che deve essere seguita perché l’Inps riabbia indietro la prestazione indebita.

Ad ogni modo, tra la fine di settembre e l’inizio ottobre 2019 è prevista l’attivazione, da parte dell’istituto, di una piattaforma che consentirà agli intermediari (consulenti del lavoro, commercialisti, avvocati) di inserire le domande di Anf per conto dei dipendenti delle sole aziende in delega: in questo modo sarà possibile evitare errori e disguidi.

Perché il consulente del lavoro possa procedere, il dipendente deve rilasciare una delega specifica, sottoscritta anche dagli altri componenti del nucleo familiare titolari di redditi. Il datore di lavoro non dovrà rilasciare ulteriori deleghe al consulente, ma dovrà conservare e controllare la documentazione fornita dal lavoratore.

Restituzione assegni familiari non dovuti

Nel caso in cui siano stati riconosciuti degli assegni al nucleo familiare non dovuti, è il datore di lavoro a dover corrispondere all’Inps gli Anf indebiti, trattenendoli dalle somme dovute al lavoratore a qualsiasi titolo, in dipendenza del rapporto di lavoro. L’onere, quindi, è a carico del dipendente. Lo ha chiarito la Cassazione, con un’importante sentenza [1].

In parole semplici, il datore di lavoro deve trattenere dalla busta paga tutti gli importi degli assegni al nucleo familiare corrisposti ai quali il lavoratore non aveva diritto, e deve riversarli all’Inps tramite modello F24.

La restituzione degli assegni familiari funziona dunque “al contrario”, rispetto all’erogazione: mentre gli Anf a credito sono corrisposti dal datore di lavoro al dipendente in busta paga, poi sono scomputati dai contributi dovuti all’Inps dall’azienda, gli assegni familiari a debito sono trattenuti in busta paga al lavoratore, poi sono aggiunti ai contributi dovuti all’Inps dall’azienda.

Pertanto, anche se all’apparenza è il datore di lavoro a restituire i soldi all’Inps, con modello F24, in relatà l’onere è sopportato direttamente dal dipendente, con le trattenute in busta paga.

Ma, nel dettaglio, da quali somme è possibile scomputare gli Anf indebiti nel cedolino paga?

La normativa che regolamenta gli assegni al nucleo familiare [2] stabilisce che, in caso di indebita percezione di assegni da parte del lavoratore, le somme da restituire sono trattenute dall’importo di qualsiasi credito derivante dal rapporto di lavoro.

Prescrizione assegni familiari non dovuti

In ogni caso, il diritto dell’Inps al recupero degli Anf indebitamente versati si prescrive in 10 anni dalla scadenza del periodo di paga cui si riferisce l’assegno (o in cui è stato corrisposto, in caso di pagamento di assegni arretrati): lo ha chiarito l’Inps, con un’importante circolare [3].

Come sapere a quanto ammontano gli Anf?

In passato, era il datore di lavoro a dover calcolare l’esatto ammontare dell’assegno familiare spettante ogni mese al dipendente, in base al reddito e alla composizione del nucleo familiare. Oggi, invece, questo calcolo è fornito dall’Inps, e può essere visualizzato dal cassetto previdenziale dell’azienda. Il datore deve comunque calcolare la spettanza dell’assegno nel concreto, nell’ipotesi in cui le giornate del mese siano lavorate parzialmente (vedi: Riduzione Anf).

A breve, poi, l’Inps attiverà un sistema di notifiche automatiche a fronte di variazione dell’importo dell’assegno.


note

[1] Cass. sent. n. 8873/2015.

[2] Art 24 Dpr. n. 797/1955.

[3] Inps Circ. n. 31/2006.


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