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Buche stradali: la responsabilità dell’amministrazione

24 marzo 2018


Buche stradali: la responsabilità dell’amministrazione

> Business Pubblicato il 24 marzo 2018



I danni patiti da automobilisti e pedoni a causa della cattiva manutenzione delle strade sono imputabili all’amministrazione?

La situazione disastrata delle strade dell’intera penisola rende del tutto frequente imbattersi in profonde buche e dissesti stradali. Molti automobilisti, pedoni, ciclisti cadono letteralmente nelle voragini createsi nell’asfalto.

A seguito di questi avvenimenti, che creano danni patrimoniali e non di non poco conto, molti decidono di rivolgere la loro pretesa risarcitoria nei confronti dell’ente proprietario del tratto stradale per omessa custodia [1] e scarsa o cattiva manutenzione. Le aule dei Tribunali, così, si riempiono di giudizi risarcitori nei confronti della pubblica amministrazione atteso che numerose norme attribuiscono la responsabilità all’ente pubblico per i danni procurati dalle buche stradali.

Buche stradali: la scarsa manutenzione delle strade

Sia a livello urbano che extraurbano, spesso accade che la scarsa manutenzione stradale abbinata alle più svariate ragioni (anche climatiche), sia causa di diversi incidenti che vedono coinvolti numerosi veicoli. Tra gli incidenti più frequenti che capitano agli automobilisti per la presenza di buche sulla strada vi sono certamente la rottura o foratura degli pneumatici e, talvolta, i più sfortunati lamentano anche infrazioni del cerchione, della carrozzeria e dei cosiddetti “braccetti”. Il classico esempio è proprio quello dell’automobile che, percorrendo una via urbana (cittadina), fora uno pneumatico a causa di una buca. Il fenomeno diventa ancor più frequente quando le buche sono piene di acqua a causa della pioggia e non facilmente visibili. Ovviamente, questi avvenimenti non riguardano soltanto i veicoli ma coinvolgono molto di frequente anche pedoni, ciclisti, motociclisti ecc.. Si pensi, infatti al caso del pedone che, camminando sul marciapiede inciampi in una voragine dell’asfalto, o in un suo dislivello, cadendo e procurandosi delle lesioni. Al ciclista che cade a causa di una disconnessione nel manto stradale. Cosa accade in questi casi? Chi paga i danni?

Buche stradali: chi paga i danni?

Come anticipato, per determinare chi è responsabile per i danni occorsi all’automobilista, al pedone o al ciclista degli esempi appena citati, bisogna in primo luogo far riferimento all’obbligo posto in capo all’ente proprietario della strada di curare la manutenzione stradale [2].  Come detto il Codice civile, dispone che ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito. La legge, dunque, prevede una “presunzione” di responsabilità in capo al soggetto che ha in custodia la cosa: questi, infatti, ha l’obbligo di vigilare in modo che essa non arrechi danni ad altri. Pertanto, le strade ed i marciapiedi sono posti sotto la custodia dei Comuni o delle Regioni o in ogni caso degli enti che ne sono i diretti responsabili. In proposito, infatti, il Tribunale di Roma [3] ha riconosciuto la responsabilità del Comune e dunque ha riconosciuto il risarcimento al pedone caduto a causa di un dissesto sul marciapiede ricoperto di foglie.

Allo stesso modo il Tribunale di Torre Annunziata [4] ha sancito l’obbligo del Comune di risarcire il danno non patrimoniale per le lesioni subite in occasione del sinistro causato da un’anomalia della strada e non riferibile né ad una condotta del danneggiato, né ad altro fattore indipendente dal rapporto di custodia.

Sempre il Tribunale Roma [5] ha riconosciuto che la buca stradale di grandi dimensioni, configura una insidia stradale. Una buca di vaste dimensioni in una parte della strada di piena percorrenza, configura – in assenza di ogni dimostrazione di un eccesso di velocità del conducente l’autovettura – una situazione invisibile ed imprevedibile tale da determinare una situazione di pericolo e tale da determinare un obbligo di risarcimento in capo all’ente.

Buche stradali: chi è il responsabile per il danno subito?

Dunque, come detto è in primo luogo fondamentale rivolgere la propria pretesa risarcitoria nei confronti dell’effettivo proprietario della strada e questo, il più delle volte, non è di agevole comprensione. Spesso, infatti, accade che ci si trovi su un tratto di strada extraurbano che fino ad un metro prima del luogo dell’incidente era di proprietà di un ente mentre un metro dopo è di proprietà di un altro, con evidenti difficoltà di determinare effettivamente chi è il soggetto responsabile. In questi casi, per fare chiarezza può essere dirimente chiedere l’intervento delle forze dell’ordine.

In ogni caso, al fine dell’accertamento della responsabilità dell’ente è necessaria la sussistenza:

  • del cosiddetto rapporto di custodia: occorre verificare se, per la collocazione del tratto stradale, l’ente aveva un effettivo potere di controllo sulla strada e quindi la capacità di percepire le sue condizioni e di eliminare quel determinato pericolo che si è poi tramutato in un danno reale per l’utente/cittadino;
  • il cosiddetto nesso di causalità tra l’anomalia della strada e il danno cagionato ovverosia che il danno è conseguenza diretta della buca.

In passato, la giurisprudenza era concorde nel ritenere che l’anomalia stradale, ai fini di un possibile risarcimento del danno, non dovesse essere percepibile. Si parlava, infatti, della cosiddetta insidia (o trabocchetto). Sulla base di tale orientamento (oggi mutato) il danneggiato avrebbe dovuto dimostrare, oltre alla dinamica del fatto, anche la difficoltà nella percezione del pericolo. Questo onere probatorio, di evidente complessità, faceva sì che il danneggiato, spesso unico testimone del fatto, non vedeva accolte le sue richieste. Oggi, al contrario, è generalmente riconosciuto che la responsabilità per il danno ricade in capo all’ente proprietario della strada sulla base della prova della dinamica del fatto e dei due requisiti richiamati in precedenza (rapporto di custodia e rapporto di causa-effetto).

Buche stradali: come chiedere il risarcimento del danno?

La richiesta di risarcimento dei danni all’ente proprietario, dunque, andrà inoltrata specificando alcuni elementi tra i quali:

  • le generalità del danneggiato;
  • la dinamica e le circostanze nelle quali è avvenuto il sinistro;
  • la tipologia e l’entità dei danni subiti (allegando la relativa documentazione a supporto della richiesta);
  • il nominativo di eventuali testimoni.

note

[1] Ai sensi dell’art. 2051 Cod. Civ. e dell’art. 2043 Cod. Civ.

[2] Ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 14 del D.Lgs n. 285 del 1992 (c.d. Codice della Strada).

[3] Tribunale di Roma, sent. n. 2261/2018 del 01.02.2018.

[4] Tribunale di Torre Annunziata, sent. n. 3169 del 20.12.2017.

[5] Tribunale di Roma, sent. n. 13646 del 05.07.2017.


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