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Lavoro: 2 italiani su 3 pronti a trasferirsi all’estero

18 Settembre 2019
Lavoro: 2 italiani su 3 pronti a trasferirsi all’estero

Gli italiani non temono la prospettiva di dover viaggiare all’estero per lavoro e sono i primi in Europa per propensione a spostarsi stabilmente in un altro paese in cerca di maggiore successo professionale. Oltre due lavoratori su tre, infatti, sarebbero pronti a emigrare se potessero ottenere un avanzamento di carriera e un miglior equilibrio fra lavoro e vita privata (67%), il 3% in più della media globale e il 12% in più di quella europea. Il 64% si trasferirebbe a fronte di un notevole aumento di stipendio (sei punti in più della media complessiva), mentre il 57% alla ricerca di una carriera più soddisfacente (+4% sulla media mondiale).

Sono i risultati dell’ultima edizione del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad, primo operatore mondiale nei servizi per le risorse umane, condotta in 34 Paesi del mondo su un campione di 405 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni per ogni nazione, che lavorano almeno 24 ore alla settimana e percepiscono un compenso economico per questa attività. Una ricerca che rivela un’ampia disponibilità da parte dei dipendenti italiani a viaggiare e a trasferirsi all’estero per migliorare la propria situazione professionale, ma anche una diffusa apertura alla collaborazione con persone di diverse culture sul posto di lavoro.

Analizzando le mete di destinazione, quasi un italiano su due si trasferirebbe in un paese europeo: in cima alle preferenze c’è la Germania (9%), seguita da Francia, Svizzera e Spagna (8%), Regno Unito (7%), Austria (4%), Belgio (3%), mentre al di fuori del continente le mete più ambite sono Stati Uniti (6%), Australia (5%) e Canada (3%). A livello globale, sono gli Stati Uniti a raccogliere più preferenze, col 10% delle scelte, seguiti da Germania (8%), Regno Unito (7%), Australia (7%), Canada (6%), mentre soltanto il 3% dei lavoratori mondiali emigrerebbe in Italia.

La consapevolezza di un mondo del lavoro sempre più globale si riflette nell’apertura ai lavoratori stranieri. All’80% degli italiani piace lavorare con persone di diverse culture e quasi tre dipendenti su quattro (74%) ritengono positivo assumere personale dall’estero se mancano le competenze necessarie, ma la percentuale scende al 60% se si propone l’inserimento di stranieri per sopperire alla mancanza di manodopera. I giovani sotto i 25 anni sono il segmento meno favorevole alla presenza di dipendenti stranieri, soprattutto se qualificati, con percentuali lontane dalla media nazionale (rispettivamente 73%, 59% e 51%).


5 Commenti

  1. Eh certo! Qui, in Italia, non siamo valorizzati abbastanza. Tanti studi, tanti corsi professionali, tanta gavetta. E poi? Siamo perennemente sottopagati e sfruttati. Ore ed ore di lavoro, magari ci priviamo anche di tante uscite per mettere i soldi da parte e garantirci un futuro migliore… Ma fuori dall’Italia è tutta un’altra cosa. Le aziende sostengono i propri professionisti, gli pagano anche i corsi per specializzarsi nei loro campi di lavoro. Penso, che in quella percentuale rientrerò a breve anche io. Ho già cercato qualche offerta di lavoro.

  2. Io sono già con le valigie in mano. Purtroppo, non sempre riesci a restare nel tuo amato paese per costruire il tuo futuro. E’ necessario andare fuori e investire tempo e denaro per fare qualcosa che possa regalarti le giuste soddisfazioni e possa consentirti di fare il lavoro dei tuoi sogni.

  3. Ho fatto tanti anni di gavetta, sottoposta a sfruttamento di lavoro con orari massacranti, con promozioni in posizioni di responsabilità ma con pagamenti davvero irrisori. Ero totalmente distrutta, sia a causa di mobbing lavorativo che di stress perché non avevo più il tempo da dedicare ai miei cari e, soprattutto, al riposo (dormivo pochissimo). Oggi, ho finalmente trovato un’azienda che mi premia per tutti i miei sacrifici e tutti i miei sforzi, valorizza le mie competenze e sinceramente se posso fare gli straordinari o essere d’aiuto, lo faccio di mia spontanea volontà con immenso piacere. Tutto questo, sembra strano a dirlo, in Italia!

  4. Italia, mia cara Italia, mi sento costretta ad abbandonarti per costruire altrove il mio futuro. E’ stato un anno di grandi sofferenze lavorative. Il mio capo non mi dava tregua. Mi dava compiti da fare e poi per non pagarmi quanto mi spettava mi diceva che non avevo fatto il lavoro, ma faceva riferimento a mansioni che non mi competevano. Un giorno disse che non avevo consegnato un lavoro. Allora, io sicura del fatto mio, fortuna che sono estremamente scrupolosa, salvo sempre i documenti con ciò che faccio e le email che invio. Un bel giorno gli ho mostrato che sbagliava e che quei trattamenti mi stavano portando all’esasperazione. Me ne sono andata! Figuratevi, non mi ha neppure pagato e bruciato tanto lavoro. Insomma, ora, questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ed ora, dopo un colloquio, sono riuscita a trovare un’azienda che mi offre il lavoro dei miei sogni all’estero.

  5. Certo sapete perché la gente se ne vuole andare? Perché fuori le retribuzioni sono molto più alte e gli orari di lavoro sono meno stressanti. Lavoriamo per vivere o viviamo per lavorare? Ecco, io non ci sto più e me ne parto lontano dall’Italia.

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