Tv pirata: come funzionava la truffa

18 Settembre 2019 | Autore:
Tv pirata: come funzionava la truffa

Ecco la struttura dell’organizzazione smantellata dalla Guardia di Finanza, che ha sequestrato la piattaforma Xtream Codes. Con pesanti rischi per gli utenti.

Oltre 5 milioni di utenti solo in Italia, per un giro d’affari stimato in circa 60 milioni di euro annui. Questi i numeri, secondo gli investigatori, della piattaforma illegale finita nel mirino dell’operazione, coordinata dalla procura di Napoli e messa a segno oggi dalla guardia di finanza contro le tv pirata.

La piattaforma Xtream Codes, ideata da due cittadini greci, consente la trasformazione in dati informatici dei flussi audiovisivi protetti da copyright. I membri dell’organizzazione, come emerso dalle indagini, predisponevano e gestivano all’estero spazi informatici attraverso i quali ritrasmettevano i segnali su larga scala, anche in Italia. Una fitta rete commerciale, diffusa su tutto il territorio nazionale e con basi prevalentemente in Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia riceveva il segnale grazie a questa tecnologia acquisendo illegalmente interi pacchetti di contenuti per la successiva rivendita al cliente finale ad un prezzo di 12 euro circa consentendo di vedere tutti i principali palinsesti Tv con un unico abbonamento.

Un gruppo su Skype denominato «Benvenuti in famiglia…» di cui fanno parte 213 utenti per scambiare istruzioni, files, software alla stregua di un vero e proprio servizio clienti. «In tale chat – si legge nel decreto di sequestro preventivo del gip Fabio Provvisier – venivano scambiati messaggi inerenti il sistema Iptv e i partecipanti si adoperavano per fornire i crediti, previo pagamento, a tutti gli altri ed informare circa lo stato dei lavori sui vari server. Sempre attraverso questa chat si è accertato che tra i partecipanti avveniva anche lo scambio di software, istruzioni e files, al fine di migliorare l’esperienza dei consumatori finali alla stregua di un vero e proprio servizio clienti. Da una stima risulterebbero oltre 90 server attivi e gestiti da un utente poi identificato in un indagato.

L’organizzazione criminale si articola schematicamente su quattro livelli. A un primo livello c’è la stipulazione di abbonamenti regolari per l’acquisizione dei contenuti protetti da copyright e predisposizione e gestione delle infrastrutture tecniche necessarie alla ricezione dei segnali legittimi e alla trasformazione del segnale video in segnale-dati (cosiddette sorgenti).

A un secondo livello, c’è la preposizione e gestione delle infrastrutture tecniche necessarie alla ritrasmissione e diffusione dei segnali video su larga scala, attraverso l’acquisto di spazi informatici presso provider attestati in vari Paesi esteri. Con questo accorgimento, l’organizzazione criminale mira a ostacolare le indagini, facendo leva sulla criptazione delle informazioni, sul rimbalzo delle tracce informatiche in diversi Paesi, e sulla altissima difficoltà tecnica per le diverse forze di polizia, legata anche alla complessità dell’infrastruttura tecnologica e alla diversità dei sistemi legali presenti nei diversi Paesi (Olanda, Francia, Germania).

A un terzo livello, vera particolarità della presente indagine e punto più avanzato delle investigazioni in tema di Iptv illegale, è stata rivelata la presenza di un soggetto centrale per il complessivo sistema criminoso, la società di diritto bulgaro Xtream Codes Ltd, gestita dai due cittadini greci.

Il ruolo ricoperto da questa società è essenzialmente quello di mettere a disposizione dell’infrastruttura criminale i cosiddetti ‘Pannelli’. Il pannello è un software di amministrazione che offre la possibilità di creare da zero il proprio servizio Iptv illegale, utilizzando un’interfaccia sicura finalizzata alla gestione dei contenuti (live stream, Vod, Epg, ecc.). È quindi possibile, attraverso questa società, acquistare i pannelli sia in una versione-base, sia in una versione professionale più evoluta, che consente di porre in essere una sistema di multilevel marketing: in questo modo, chi acquista il servizio è non solo in grado di rivendere direttamente il segnale abusivo, ma anche di approntare una rete di rivenditori sotto di sé, trattenendo una percentuale dei ricavi.

A un quarto livello, opera infine una fitta rete di soggetti, molti dei quali ancora in corso di identificazione, dediti all’acquisto di pacchetti di contenuti e alla rivendita dei servizi di Iptv illegale (i cosiddetti reseller), i quali si fanno carico di distribuire il prodotto, sia al cliente finale che ad ulteriori reseller minori.

Otto ordini europei di indagine sono stati emessi dalla Procura di Napoli che, tramite l’Agenzia Europea per il coordinamento investigativo e la cooperazione giudiziaria ‘Eurojust’, sono stati eseguiti simultaneamente questa mattina in Olanda, Francia, Grecia, Germania e Bulgaria dalle rispettive polizie giudiziarie con l’ausilio dei militari del Nucleo Speciale nei confronti di 3 aziende e 5 persone fisiche oltre al sequestro ed all’oscuramento della intera piattaforma Xtream Codes, di 80 siti internet e di 183 server dedicati alla riproduzione e diffusione dei flussi audiovisivi, erogati, al momento del sequestro, ad oltre 700.000 utenti online.

Saranno perseguiti anche gli utenti che hanno preso i pacchetti in maniera illegale: verranno individuati coloro che hanno acquistato i palinsesti a un prezzo bassissimo, i quali rischiano la reclusione e una multa da 2500 a 25mila euro.

Venticinque gli obiettivi delle perquisizioni effettuate oggi sul territorio nazionale che, oltre a smantellare vere e proprie centrali adibite alla divulgazione abusiva del segnale ricevuto grazie alla piattaforma Xtream Codes, mirano ad aggredire i proventi illecitamente conseguiti dall’organizzazione mediante il sequestro di 197 rapporti finanziari tra account PayPal, PostePay e conti correnti.

«Mediante indirizzi ip – ha sottolineato Giovanni Reccia, comandante del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza – siamo riusciti ad individuare questa organizzazione che spaziava in Italia e in Europa attraverso una serie di server collegati tra di loro e, attraverso la piattaforma Xtream Codes, riuscivano a creare una serie di pacchetti criptando il segnale di grandi aziende del settore televisivo vendendo a prezzi bassissimi tutti i pacchetti dei palinsesti tv».


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