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La mano morta è violenza sulle donne

19 Settembre 2019
La mano morta è violenza sulle donne

Violenza sessuale: basta sfiorare le natiche, il seno o le altre parti intime per essere condannati penalmente. 

La violenza sessuale non è solo la costrizione fisica ai fini della congiunzione carnale cui si pensa in prima battuta. Può consistere anche in una serie di comportamenti che implicano comunque un’intrusione nell’altrui sfera intima, sia essa quella del fondo schiena, del seno, del collo o delle altre parti erogene. Finanche un bacio sulla bocca non voluto può essere violenza sessuale. E non importa il fatto che il reo non abbia provato alcun piacere per via del breve lasso di tempo durante il quale si è consumata l’azione: basta un attimo per far scattare il reato. Ciò che conta è l’aver oltrepassato la “barriera”.

Peraltro, la violenza sessuale può essere anche solo “tentata” e non necessariamente consumata: si pensi al caso di un uomo che spinge una donna contro il muro per poterla stringere e toccare, ma questa si divincoli all’ultimo momento. Anche in questo caso c’è condanna, seppur con una pena inferiore per non aver portato a termine la condotta criminosa.

Così anche la mano morta è violenza sulle donne. Una violenza consumata e non solo tentata perché, anche se non c’è stata palpazione e anche se il contatto è stato fulmineo, esso ha raggiunto il suo obiettivo. A dirlo è una recente sentenza della Cassazione penale [1].

Quando c’è violenza sessuale

Non è la prima volta che la Corte usa la linea dura contro le condotte lesive dell’altrui libertà sessuale. Più volte, abbiamo commentato, all’interno di questo giornale, i vari comportamenti che integrano la violenza sessuale. Un articolo che ti consiglio di leggere è questo: Quando c’è violenza sessuale?

La violenza sessuale ai danni di una donna ha così tante sfaccettature da far rientrare in questo concetto anche il semplice tentativo di un bacio sulla bocca. Anche la prosecuzione di un rapporto sessuale, iniziato col consenso, ma poi, durante l’esecuzione, opposto con fermezza è violenza sessuale.

Alcuni giudici hanno ritenuto sussistere la violenza ai danni di una prostituta a cui, dopo la prestazione, non sia stato pagato il corrispettivo. Altre pronunce hanno ritenuto sussistere il reato nel momento in cui una persona faccia credere ad un’altra di ricoprire ruoli o cariche che non ha, inducendola così in errore sulle proprie qualità al fine di estorcerne, con l’inganno, il consenso all’atto sessuale. Senza contare poi il banale approfittarsi di una condizione di inferiorità psichica (si pensi alla donna che ha bevuto, si è drogata o ha un deficit mentale). Dall’altro lato, e contrariamente a quanto spesso si crede, non è violenza sessuale il rapporto tra un uomo di 70 anni e una ragazza di 14 anni: l’età del consenso inizia proprio da questo momento e, quindi, si è fuori anche dalla pedofilia.

Molestie sessuali: sono violenza

Anche quelle che chiamiamo comunemente “molestie di genere” rientrano nella violenza sessuale. Quindi, chi fa la mano morta in autobus, approfittando della folla per appoggiarsi sul gluteo o sulla camicetta di una passeggera può essere denunciato per il reato in commento.

La “mano morta” sul corpo di una donna – non una parte qualsiasi ma una erogena, come le natiche, le cosce, il collo, il seno – vale una condanna per violenza sessuale. E se la “preda” si scansa poco prima del contatto, il reato è quello di violenza sessuale tentata. A ribadirlo in modo chiaro è la Cassazione, sottolineando la gravità del comportamento tenuto da un uomo che ha pensato bene di ‘approcciare’ in modo per nulla elegante una signora, che dal canto suo, una volta subito il palpeggiamento, ha reagito con vigore – «gliene ho dette di tutti i colori», ha raccontato – e ha poi sporto denuncia.

Nel caso deciso dalla Cassazione, è stata così confermata la condanna per un uomo che ha molestato una signora, toccandole il fondoschiena.

La parola della vittima contro quella del reo

L’aspetto più interessante del nostro processo penale è che la parola della vittima conta più di quella del reo. La prima può cioè essere “testimone di se stessa”, mentre il secondo non ha alcuna voce in capitolo. Se così non fosse, si avrebbe il paradosso che alcuni reati consumati “a tu per tu”, lontano da testimoni, non sarebbero mai puniti.

Beninteso, questo non vuol dire che il giudice deve prendere “per oro colato” tutto ciò che gli dice la parte lesa, ma deve comunque sottoporre la sua ricostruzione a un vaglio di credibilità: i fatti narrati non devono cioè essere contraddetti da altri elementi.

Detto ciò, nella punizione del reato di violenza sessuale diventa decisivo il racconto della vittima che dichiari, ad esempio – come nel caso di specie – che l’imputato «le ha messo una mano» là dove non doveva.

Secondo i giudici, «il toccamento di quella specifica zona erogena – nella fattispecie il fondoschiena – è stato improvviso ed inaspettato, invasivo dell’intimità della donna e animato da chiari impulsi sessuali» percepiti dalla vittima che «protestò energicamente (“gliene ho dette di tutti i colori”)» con l’uomo.

Evidente, quindi, la consumazione del reato di «violenza sessuale», spiegano i giudici della Cassazione, poiché, come detto, «vi fu lascivo contatto con la zona erogena del fondoschiena della donna».

Difatti, come anticipato in apertura «è sufficiente che il colpevole raggiunga le parti intime della persona offesa (zone genitali o comunque erogene), essendo indifferente che il contatto corporeo sia di breve durata o che la vittima sia riuscita a sottrarsi all’azione dell’aggressore o che quest’ultimo consegua» o meno «la soddisfazione erotica».

In definitiva, anche la “toccatina” fuggevole del sedere è catalogabile come «violenza sessuale», poiché «l’elemento della violenza può estrinsecarsi anche nel compimento insidiosamente rapido dell’azione criminosa, tale da sorprendere la vittima e da superare la sua contraria volontà, così ponendola nell’impossibilità di difendersi».

note

[1] Cass. sent. n. 38606/19 del 18.09.2019.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 4 luglio – 18 settembre 2019, n. 38606

Presidente Di Nicola – Relatore Reynaud

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Con sentenza del 10 ottobre 2018, la Corte d’appello di Trieste, giudicando sul gravame proposto dall’odierno ricorrente, ha confermato la sentenza con cui il medesimo è stato ritenuto responsabile dei reati di tentata violenza sessuale e di violenza sessuale commessi in danno di due diverse donne e condannato alle pene di legge.

2. Avverso la sentenza di appello, ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato, deducendo, con il primo motivo, la violazione degli artt. 189 e 192 cod. proc. pen. ed il vizio di motivazione, anche per travisamento della prova, con riguardo all’individuazione dell’imputato quale autore del reato di tentata violenza sessuale di cui al capo A).

Si lamenta, in primo luogo, che la Corte territoriale, riportando in sentenza soltanto parzialmente le dichiarazioni della persona offesa, non abbia considerato come questa avesse in prima battuta riconosciuto in sede d’individuazione fotografica (con percentuale di sicurezza dell’80%) altra persona quale autore del reato, benché la foto dell’imputato si trovasse nella stessa pagina dell’album sottopostole. Soltanto dopo aver ricevuto da un giornalista, sul proprio telefono, la fotografia dell’imputato, ella lo aveva invece riconosciuto nel cortile della caserma dei Carabinieri, peraltro quando lo stesso era rimasto solo per essersi allontanate le altre persone con lui convocate.

In secondo luogo, si lamenta l’omessa risposta alle censure sollevate con il gravame in ordine agli ulteriori elementi utilizzati per l’individuazione, vale a dire il riconoscimento degli abiti sequestrati all’imputato e di un portafogli parimenti in sequestro, che tuttavia non apparterrebbe a lui.

3. Con il secondo motivo si deducono violazione degli artt. 56 e 609 bis cod. pen. e vizio di motivazione in ordine al reato di violenza sessuale consumata di cui al capo C), sul rilievo che si tratterebbe di mero tentativo, non avendo la persona offesa mai dichiarato esserle stato toccato il sedere, ma soltanto sfiorata la schiena.

4. Con il terzo motivo, con riguardo al medesimo reato, si deducono violazione degli artt. 213 e 189 cod. proc. pen. e vizio di motivazione con riguardo alla ritenuta, illogica, idoneità dell’informale riconoscimento dell’imputato effettuato dalla persona offesa quando il medesimo si trovava, in vinculis, seduto al banco degli imputati nell’aula di udienza durante il processo di primo grado.

5. Il ricorso è inammissibile.

5.1. Quanto al primo motivo, diversamente da quanto allegato dal ricorrente, la sentenza impugnata rende ampia e logica motivazione sull’attendibilità del riconoscimento effettuato dall’imputato, spiegando le ragioni per cui la persona offesa aveva inizialmente riconosciuto in fotografia (peraltro con margine di dubbio) altra persona e non l’imputato e perché invece non ebbe dubbi nel riconoscere quest’ultimo nel cortile della caserma, dapprima in mezzo ad altre persone e soltanto in seguito passandogli davanti mentre era rimasto solo. Dalla sentenza, peraltro, non si ricava che in quel momento la donna avesse già ricevuto la fotografia del prevenuto dal giornalista, essendo invece attestato che ciò avvenne prima di un successivo accesso in caserma che la persona offesa fece unitamente all’assessore comunale ed al quale poi segui la presentazione della querela per il reato di cui al capo C).

Del pari ampiamente e logicamente motivate sono le ragioni relative al riconoscimento degli abiti indossati quel giorno dall’imputato ed i motivi per cui il portafogli che nell’occasione il medesimo estrasse di tasca fu indicato dalla persona offesa come di colore diverso (essendo pertanto irrilevante che quello in sequestro possa non appartenere all’imputato, circostanza allegata in ricorso senza che sia stato comunque dimostrato il travisamento della prova).

5.2. Quanto alla valutazione delle dichiarazioni rese dalla persona offesa del reato di cui al capo C), la sentenza riferisce che la teste «ha più volte ribadito che l’imputato le aveva messo una mano sul fondoschiena, toccando o sfiorando quella parte del corpo» e gli stralci di dichiarazioni riportate in ricorso non smentiscono quell’assunto, sicché non è dimostrato il travisamento della prova e correttamente il reato è stato ritenuto consumato sul rilievo che «il toccamento di quella specifica zona “erogena” era stato improvviso ed inaspettato, invasivo dell’intimità della persona ed animato da chiari impulsi sessuali, percepiti in maniera inequivoca dalla vittima», la quale – si riporta in sentenza – protestò energicamente (“mi sono alzata, gliene ho dette di tutti i colori”) e se ne andò.

Ed invero, questa Corte ha già affermato il principio secondo cui, ai fini della configurabilità del delitto di violenza sessuale, la rilevanza di tutti quegli atti che, in quanto non direttamente indirizzati a zone chiaramente definibili come erogene, possono essere rivolti al soggetto passivo, anche con finalità del tutto diverse, come i baci o gli abbracci, costituisce oggetto di accertamento da parte del giudice del merito, secondo una valutazione che tenga conto della condotta nel suo complesso, del contesto sociale e culturale in cui l’azione è stata realizzata, della sua incidenza sulla libertà sessuale della persona offesa, del contesto relazionale intercorrente tra i soggetti coinvolti e di ogni altro dato fattuale qualificante (Sez. 3, n. 964/2015 del 26/11/2014, Rv. 261634). Come si è posto in luce, la sentenza attesta che vi fu lascivo contatto con la zona erogena del fondoschiena della vittima, sicché correttamente il reato è stato ritenuto nella forma consumata, posto che il tentativo del reato previsto dall’art. 609 bis cod. pen. è configurabile nel diverso caso in cui la condotta violenta o minacciosa non abbia determinato una immediata e concreta intrusione nella sfera sessuale della vittima, poiché l’agente non ha raggiunto le zone intime (genitali o erogene) della vittima ovvero non ha provocato un contatto di quest’ultima con le proprie parti intime (Sez. 3, n. 17414 del 18/02/2016, F., Rv. 266900). Se è ben vero che in tema di violenza sessuale il tentativo è configurabile non solo nel caso in cui gli atti idonei diretti in modo non equivoco a porre in essere un abuso sessuale non si siano estrinsecati in un contatto corporeo, ma anche quando il contatto sia stato superficiale o fugace e non abbia attinto una zona erogena o considerata tale dal reo per la reazione della vittima o per altri fattori indipendenti dalla volontà dell’agente, per la consumazione del reato è sufficiente che il colpevole raggiunga le parti intime della persona offesa (zone genitali o comunque erogene), essendo indifferente che il contatto corporeo sia di breve durata, che la vittima sia riuscita a sottrarsi all’azione dell’aggressore o che quest’ultimo consegua la soddisfazione erotica (Sez. 3, n. 4674 del 22/10/2014, dep. 2015, S., Rv. 262472). Per altro verso, è consolidato il principio secondo cui l’elemento della violenza può estrinsecarsi, nel reato di violenza sessuale, oltre che in una sopraffazione fisica, anche nel compimento insidiosamente rapido dell’azione criminosa tale da sorprendere la vittima e da superare la sua contraria volontà, così ponendola nell’impossibilità di difendersi (Sez. 3, n. 27273 del 15/06/2010, M., Rv. 247932; Sez. 3, n. 46170 del 18/07/2014, J., Rv. 260985).

5.3. Manifestamente infondato è il terzo motivo di ricorso. Contrariamente a quanto allegato dal ricorrente, l’informale riconoscimento dell’imputato in udienza è stato soltanto la conferma di un precedente riconoscimento – di cui la sentenza impugnata dà ampiamente conto ed al quale il ricorrente neppure accenna – avvenuto de visu per essere stato l’imputato casualmente incontrato dalla vittima qualche tempo dopo il fatto, si che in quella sede egli fu addirittura filmato dalla donna con il telefono cellulare, il cui video fu poi consegnato ai Carabinieri.

6. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso, tenuto conto della sentenza Corte cost. 13 giugno 2000, n. 186 e rilevato che nella presente fattispecie non sussistono elementi per ritenere che la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., oltre all’onere del pagamento delle spese del procedimento anche quello del versamento in favore della Cassa delle Ammende della somma equitativamente fissata in Euro 2.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.


8 Commenti

  1. Finalmente! Sapete quante volte, anni orsono, mi è capitato nei pullman, con la scusa che c’era tanta gente? brutti porci si addossavano o allungavano le mani e tu non potevi o non sapevi come reagire, a parte un urlo, una risposta infuriata?! Ben gli sta a questi soggetti! Meritano di essere puniti

  2. Ecco, è il caso di dire che la mano morta in questi casi deve è stata “tagliata” dalla decisione dei giudici. Così può esserci un precedente a cui fare riferimento. Troppe volte questi soggetti sono rimasti impuniti

  3. E come si può contrastare il fenomeno della mano morta nelle fiere di paese in cui sei circondata da mille persone e non sai a chi dare la colpa se avverti una strizzata alle natiche??? E poi ti giri e ti accorgi che c’è un sacco di gente e nessuno si è reso conto di nulla. E’ un po’ improbabile trovare il responsabile di quest’azione tanto pregiudizievole e vergognosa

  4. Ha fatto bene la signora ad avergliene dette di tutti i colori. Non è possibile che ancora ci siano questi comportamenti tanto squallidi. Che poi, per una toccatina fugace che gusto ci prendono?! Così fanno sentire violata la vittima e loro non ne hanno alcun vantaggio. Le donne vanno corteggiate. Il bello è frequentarsi, uscire, trascorrere del tempo insieme e godere insieme.

  5. Si ma ci rendiamo conto che anche un bacio è violenza sessuale?! Cioè se io conosco una donna da tempo e la corteggio e lei è un po’ indecisa. Io prendo l’iniziativa e magari le rubo un bacio? Se lei è indecisa, non è totalmente convinta perché si fa inutili paranoie perché non vuole rovinare il nostro rapporto di amicizia e la bacio… Lei poi mi denuncia? Cioè io non so come approcciarmi con lei.

  6. Io sono inorridita da questi atteggiamenti maschili! Ma è possibile che un uomo non sappia adottare altri comportamenti? E’ possibile che non riesce a frenare i suoi impulsi sessuali? E’ possibile che una donna non può camminare tranquilla per strada, uscire in autobus, ballare in un locale senza avere il timore che ci sia un depravato lì pronto ad allungare le mani?! Questa società è malata! Ma provate a fare i veri uomini una volta ogni tanto e a chiedere prima di fare qualcosa! O a capire i nostri consensi o i nostri rifiuti

  7. Anni fa, io e il mio ex fidanzato ci siamo lasciati, ma fra vari impegni comuni ci trovavamo spesso a frequentare vari posti e associazioni. Lui provava ad abbracciarmi da amico, ma io l’ho sempre allontanato dicendogli che a me non doveva avvicinarsi proprio. Ecco, poi, una sera siamo rimasti soli ed ha provato a baciarmi nonostante il mio rifiuto. Ovviamente, l’ho allontanato e sono andata via. Ma in quel caso, sinceramente non mi è passata per la testa una denuncia per tentata violenza sessuale. Mi sono allontanata e non l’ho mai più calcolato. Lui, il solito cretino, nelle rare volte che lo vedo nelle feste, continua a squadrarmi dalla testa ai piedi. Il treno l’ha perso tanto tempo fa ed ora soffre.

  8. Qui, si parla spesso di donne. Ci mancherebbe e per carità, le vittime sono quasi sempre loro. Io sono assolutamente disgustato perché non è il modo per far colpo su una donna e quelli che si nascondono dietro una palpatina nei luoghi pubblici sono davvero penosi. Volevo condividere con voi una mia esperienza. Anche a me, da uomo, è capitato che in un luogo pubblico una donna allungasse le mani. Ero in metro e dietro di me, seduta, c’era una donna a cui avevo ceduto il mio posto. Ecco, penso che per “ringraziarmi” nel sedersi mi ha dato una pacca sul fondoschiena e mi ha lanciato uno sguardo, forse a suo parere, sensuale. Vi assicuro che era davvero inguardabile, non me ne vogliano le signore. Ecco io sono rimasto scioccato e mi sono allontanato. Sinceramente, anche io mi sono sentito turbato dalla situazione.

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