Più facile ottenere un dottorato di ricerca

19 Settembre 2019 | Autore:
Più facile ottenere un dottorato di ricerca

Pronto il nuovo Regolamento Miur, si attende l’ok definitivo. Percorsi più snelli, meno burocrazia, favorito l’accesso al mondo del lavoro.

Il dottorato di ricerca, il più alto titolo accademico, diventerà più facile da ottenere. La riforma è stata preparata dal Dipartimento università del ministero dell’Istruzione ed è ora all’esame del nuovo ministro Lorenzo Fioramonti. Presto diventerà legge.

Con il nuovo regolamento, le università italiane potranno accreditare i dottorati di ricerca in un modo molto più semplice rispetto a prima; vengono anche snellite le procedure per favorire l’inserimento dei dottori nel mondo del lavoro attraverso la convenzione con le aziende. La riforma cerca così di rispondere sia alle esigenze dei giovani sia a quelle delle università: finora, i primi lamentavano le ridotte opportunità di accesso e il “percorso ad ostacoli” per ottenere il titolo, le seconde subivano gli oneri burocratici e i costi della selezione.

Le norme attualmente in vigore risalgono al 2013 [1] e avevano suscitato molte critiche per la complessità della procedura e per il fatto che, in sostanza, il gioco non valeva la candela, tant’è che il titolo era diventato meno appetibile e, infatti, il numero dei dottori nell’ultimo quinquennio era sensibilmente calato. Un grave handicap che penalizzava le università italiane rispetto agli altri Paesi europei proprio nella fase più qualificante, quella della formazione ai livelli più elevati.

Il nuovo dottorato che uscirà dalla riforma in corso di approvazione dovrebbe risolvere queste difficoltà: si accelera il percorso per ottenere il titolo ed anche l’iter per trovare un’occupazione adeguata. Tra le principali novità, le università potranno svolgere selezioni multiple nel corso dell’anno, anziché una volta sola e in una data unica. Per i requisiti d’accesso, conteranno di più rispetto a prima le pubblicazioni scientifiche e la partecipazione a progetti di ricerca.

Non ci sarà più l’accreditamento da ripetere ogni anno: l’accreditamento avrà ora validità per 5 anni e durante il periodo si cercherà di valorizzare i risultati ottenuti anziché i requisiti meramente formali. Viene, inoltre, eliminata la valutazione della qualità della ricerca (Vqr) che era nata per valutare le strutture degli atenei, ma era stata “distorta” per assegnare un punteggio ai dottorandi senza rispecchiare le effettive qualità del lavoro svolto.

Infine, non ci sarà più nessun vincolo numerico prestabilito per posti e borse di studio da assegnare, ma ogni ateneo potrà incrementarlo in maniera flessibile in base alle proprie esigenze ed anche dotandosi di risorse finanziarie esterne.

I dottorati si apriranno anche al mondo del lavoro, cercando di coinvolgere le imprese grazie a una procedura semplificata che pone l’attenzione alle loro esigenze produttive e di ricerca, a partire dai settori di ricerca finalmente riconosciuti come strategici per lo sviluppo economico, come l’intelligenza artificiale e la protezione dell’ambiente. Un tentativo di rilanciare il dottorato industriale grazie a meccanismi incentivanti sia per i fruitori che per le aziende.


note

[1] D.M. 8 febbraio 2013, n.45 pubblicato in G.U.n. 104 del 6 maggio 2013, Regolamento sulle modalità di accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato e criteri per la istituzione dei corsi di dottorato da parte degli enti accreditati” .


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