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Rinnovo del permesso di soggiorno anche se la convivenza finisce

7 giugno 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 giugno 2013



L’interruzione della convivenza con il coniuge italiano non costituisce un impedimento per il rinnovo del permesso di soggiorno.

Il fatto che il cittadino straniero abbia interrotto la convivenza con il coniuge italiano non fa automaticamente presumere che il matrimonio sia stato contratto solo per ottenere il permesso di soggiorno ed eludere la normativa nazionale. Pertanto, non si può negare allo straniero il rinnovo del permesso di soggiorno solo perché egli non convive più con il coniuge italiano.

Lo ha stabilito la Cassazione in una recente sentenza [1]. Secondo i supremi giudici, non è corretto equiparare un regolare matrimonio – in cui i coniugi non vivono più insieme – a un matrimonio contratto al solo scopo di ottenere il permesso di soggiorno. Solo in questo secondo caso si realizzano i presupposti per l’espulsione dell’immigrato.

 

Nel caso deciso dalla Corte, il questore aveva negato il rinnovo del permesso di soggiorno a una ragazza russa solo perché questa aveva interrotto la convivenza con il marito italiano. La Cassazione ha ritenuto insufficiente tale motivazione, tenuto conto soprattutto del fatto che sulla convivenza della coppia durante i sei anni di matrimonio non era stata mossa alcuna contestazione.

Ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, a nulla è valso poi rilevare che la ragazza svolgesse l’attività di escort, in quanto l’esercizio della prostituzione non consente di ravvisare quella pericolosità sociale che la legge pone come presupposto per l’allontanamento dal territorio italiano.

La stessa Corte di Cassazione aveva in passato stabilito [2] che lo straniero extracomunitario che divorzia dal coniuge di cittadinanza italiana dopo almeno tre anni di rapporto coniugale ha diritto a restare in Italia e di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno.

Quindi, neppure il divorzio e l’annullamento del matrimonio con il cittadino europeo determinano la perdita del diritto di soggiorno, a condizione che il matrimonio sia durato almeno tre anni, di cui almeno uno nel territorio nazionale, prima dell’inizio del procedimento di divorzio o di annullamento.

 

note

 

[1] Cass. sent. n. 12745 del 23.05.2013.

[2] Cass. ord. n. 19893 del 20.09.2010.

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