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Troppo tempo in malattia: è valido il licenziamento senza avviso?

19 Settembre 2019
Troppo tempo in malattia: è valido il licenziamento senza avviso?

Licenziamento nullo se la malattia è grave e il datore non avvisa che il comporto sta per scadere.

Il dipendente assente dal lavoro perché malato non può essere licenziato a causa della malattia stessa. L’Inps si fa carico di pagargli la busta paga, ma il datore di lavoro deve conservargli il posto. Non per sempre però. Esiste un tempo massimo che si chiama comporto. Scaduto il comporto – la cui durata è fissata nei contratti collettivi in relazione alla specifica categoria di lavoro – l’azienda può procedere al licenziamento. La risoluzione del contratto di lavoro non deve avvenire per forza subito, ossia il giorno dopo, ma comunque entro un margine di tempo ragionevole, per dare la possibilità all’imprenditore di verificare se la prestazione del dipendente, rientrato dalla lunga malattia, è ancora utile.

Il licenziamento intervenuto prima del comporto non ha effetti anche se – come chiarito di recente dalle sezioni unite della Cassazione – il dipendente dovesse continuare a stare a casa: in quel caso, il datore, superato il tetto massimo di giorni, deve inviare un nuovo atto di licenziamento.

Forse ti sarai chiesto se, per il dipendente che è stato troppo tempo in malattia, è valido il licenziamento senza avviso. La legge, a riguardo, stabilisce che il licenziamento per superamento comporto non richiede – come invece quello per motivi disciplinari – un preavviso. Sicché può avvenire al semplice superamento del limite stabilito dal Ccnl.

Questa in sintesi la disciplina legale. Ora, però, è intervenuta un’interessantissima sentenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere [1]. Un lavoratore si è visto licenziare subito dopo il superamento del comporto, di punto in bianco, senza avere la possibilità di correre ai ripari, ad esempio rientrando subito in azienda (anche malato) o chiedendo una aspettativa. Così l’uomo – che non aveva calcolato i giorni del comporto in modo da prendere per tempo le contromisure – ha chiesto ai giudici se è valido il licenziamento per comporto senza avviso.

La risposta fornita dai giudici campani è stata davvero interessante. Corre l’obbligo di commentarla perché potrebbe essere utile

Cosa succede alla scadenza del periodo comporto?

Alla scadenza del comporto, il rapporto di lavoro prosegue, a meno che il datore di lavoro decida di recedere dal contratto e di comunicare al dipendente il licenziamento per iscritto.

Il datore di lavoro può procedere al licenziamento solo per il semplice fatto del superamento del comporto, senza dover provare l’esistenza di un giustificato motivo di licenziamento, la sopravvenuta impossibilità della prestazione, o l’impossibilità di adibire il lavoratore a mansioni diverse [2].

Allo stesso modo, il datore non deve effettuare la comunicazione preventiva all’ITL prevista per la generalità delle aziende con più di 15 dipendenti [3].

Comunicazione prima del licenziamento per comporto 

Secondo la Cassazione, che sul punto ha avuto modo di pronunciarsi già diverse volte [4], il datore di lavoro – salvo vi sia un diverso obbligo contrattuale – non ha il dovere di avvertire il lavoratore, assente per lungo tempo, dell’imminente scadenza del periodo di comporto.

Tuttavia, secondo il tribunale di S.M. Capua Vetere deve ritenersi nullo il licenziamento adottato per superamento del comporto quando il lavoratore risulta affetto da una grave malattia e, durante l’assenza dal servizio, il datore non lo avvisa che sta per scadere il periodo di conservazione del posto: risulta infatti contraria ai principi di correttezza la condotta dell’azienda. Difatti, il dipendente, per evitare di perdere il lavoro, potrebbe chiedere l’aspettativa non retribuita spesso prevista dal proprio Contratto collettivo nazionale.

E difatti, alcuni contratti collettivi prevedono la possibilità di chiedere un periodo di aspettativa non retribuita, una volta superato il termine di comporto. In tal caso, il lavoratore ha un diritto – o quanto meno un interesse qualificato – ad un ulteriore periodo di sospensione del rapporto [5]. Pertanto, i limiti temporali per poter procedere al licenziamento per superamento del periodo di comporto devono essere ulteriormente dilatati, in modo da comprendere anche la durata dell’aspettativa [6].

Il licenziamento per superamento del comporto nei confronti del malato grave a cui non sia stata inviata una previa comunicazione dell’imminente scadenza del termine massimo di assenza dal lavoro si considera dunque – sempre secondo la sentenza in commento – come discriminatorio. In tal caso, al dipendente non spetta solo il risarcimento ma anche la reintegra sul posto di lavoro.

È vero – ammette il giudice – non esiste alcuna norma espressa che preveda l’obbligo della comunicazione relativa all’approssimarsi del termine di comporto, ma questa va desunta dalle norme generali dell’ordinamento quando il lavoratore, tenuto conto della sua malattia particolarmente grave e delicata (nel caso di specie affetto da handicap), non gli consente di prestare attenzione allo scadere dei termini. Il datore deve, quindi, tenere un comportamento teso alla correttezza e buona fede che gli impone una comunicazione anche per informare della possibilità di salvare il posto.

Di fronte alla condizione di invalidità dell’interessato, l’impresa viene meno a un dovere di solidarietà sociale non avvisandolo che sta per perdere il posto.

note

[1] Trib. S. Maria Capua Vetere, sent. del 12.06.2019.

[2] Cass. 23 gennaio 2013 n. 1568; Cass. 31 gennaio 2012 n. 1404; Cass. 28 gennaio 2010 n. 1861; Cass. 7 aprile 2003 n. 5413

[3] Art. 1, c. 40, L. 92/2012; Nota Min. Lav. 12 ottobre 2012 n. 12886; v. n. 29445.

[4] Cass. 17 agosto 2018 n. 20761; Cass. 28 marzo 2011 n. 7037

[5] Cass. 21 dicembre 2010 n. 25863

[6] Cass. 6 aprile 2016 n. 6697.


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