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Patronato: come funziona

20 Settembre 2019 | Autore:
Patronato: come funziona

La differenza con il Caf. Chi può aprire questo istituto, quali servizi offre e quando si deve pagare.

L’istituto di patronato è un ente di assistenza sociale senza fini di lucro costituito e gestito da una confederazione o da un’associazione nazionale di lavoratori. Il loro compito è quello di assistere, informare e tutelare i cittadini, in particolare i lavoratori (dipendenti o autonomi) ed i pensionati. Chiunque, insomma, abbia bisogno di un supporto per portare a termine una pratica come una richiesta di disoccupazione, di una pensione di inabilità o di invalidità, ecc. Chi non si è mai rivolto a questo istituto si chiederà come funziona il patronato.

Anche se spesso i due termini vengono scambiati, patronato e Caf sono due realtà diverse. Il primo ha un ventaglio di servizi più ampio, dalla previdenza alla sanità, dall’inserimento sociale degli immigrati agli ammortizzatori sociali. Il Caf, invece, si occupa esclusivamente dell’assistenza per la dichiarazione dei redditi e della dichiarazione Isee. Ecco perché è importante conoscere a fondo il patronato: come funziona, chi può beneficiare dei servizi, quanto costa, ecc.

Patronato e Inps hanno un legame molto stretto, regolato da protocolli d’intesa firmati a livello territoriale. Entrambi collaborano nel portare a termine le procedure previste per l’erogazione delle prestazioni previdenziali o assistenziali di cui hanno diritto i cittadini, oltre che nella formazione e nella prevenzione dei contenziosi.

Patronato: chi lo può aprire?

Prima di capire come funziona il patronato, conviene sapere chi c’è dietro a questo tipo di istituto. Condizione indispensabile per aprire un patronato è quello di essere un’associazione nazionale di lavoratori in attività da almeno tre anni oppure una confederazione o un’associazione a fini assistenziali.

Il patronato può essere aperto anche da un sindacato.

Naturalmente, non c’è spazio per l’improvvisazione: occorre dimostrare di avere tutti i mezzi tecnici ed economici utili alla gestione dell’attività di assistenza ai cittadini.

Patronato: che cosa fa?

La legge che regolamenta l’attività del patronato [1] prevede che questo istituto sia un punto di riferimento per avere informazioni, assistenza e tutela su diverse materie, dalle questioni fiscali alle prestazioni socio-assistenziali, dall’indennità di maternità alla pensione.

Nel dettaglio, e a titolo esemplificativo, lavoratori autonomi o dipendenti, pensionati e semplici cittadini possono rivolgersi al patronato per avere delle spiegazioni o espletare delle pratiche su:

  • prestazioni assistenziali;
  • pensioni da lavoro dipendente pubblico o privato o da lavoro autonomo;
  • pensioni in regime internazionale;
  • previdenza complementare;
  • pensioni di inabilità o di invalidità;
  • maternità o paternità;
  • malattia;
  • ammortizzatori sociali (ad esempio, richiesta di Naspi);
  • infortuni, malattie professionali o causa di servizio;
  • disabilità;
  • handicap e accompagnamento;
  • permessi di soggiorno;
  • assistenza fiscale;
  • colf e badanti;
  • assegni familiari;
  • riscatto di contributi previdenziali;
  • verifica della propria posizione assicurativa.

Patronato: quali responsabilità ha?

Abbiamo citato prima la legge che regola l’attività del patronato. Quella normativa non prevede specificatamente delle responsabilità in caso di errori nello svolgimento delle pratiche affidate.

Subentra, a questo punto, il Codice civile [2], secondo cui il patronato deve operare con diligenza, come qualsiasi altra attività professionale che riceve un mandato. Se tale diligenza non ci fosse, il cittadino potrebbe chiedere un risarcimento del danno, anche se la consulenza è stata fatta a titolo gratuito.

Il patronato ha una responsabilità contrattuale e, pertanto, ha l’onere della prova: deve, cioè, dimostrare che l’errore è stato provocato da una causa a lui non imputabile e di non avere avuto modo di evitarlo.

L’onere della prova a carico del cittadino riguarda la fonte del diritto al risarcimento e la circostanza dell’inadempimento del patronato che ha provocato il danno.

Patronato: si deve pagare?

Di norma, i servizi del patronato sono gratuiti, perché rimborsati dallo Stato.

Il patronato riceve un finanziamento da un fondo specifico che viene accantonato presso gli enti e che viene alimentato da una percentuale dei contributi versati ogni anno dai lavoratori dipendenti. Il ministero del Lavoro verifica l’attività svolta da ogni patronato e, in base a questo, trasferisce il finanziamento in modo proporzionale attraverso i punti pratica. Per ogni pratica, il patronato riceve un punto che equivale a 35 euro.

I punti pratica vengono riconosciuti, però al patronato nazionale che, a sua volta, deve distribuirli tra le sedi territoriali.

Tuttavia, alcuni patronati mettono a disposizione degli utenti dei servizi a pagamento. Ad esempio, può essere richiesto un corrispettivo per il calcolo della pensione complementare o per sapere quando si andrà in pensione, così come per la denuncia all’Inail di un infortunio o di una malattia professionale.

In pratica, i servizi che solitamente il patronato offre a pagamento riguardano:

  • la richiesta dell’estratto contributivo;
  • l’inoltro delle dimissioni online;
  • le domande inerenti bonus bebè, bonus asilo e bonus mamma;
  • la domanda di assegni familiari;
  • il rilascio di certificazione unica Inps;
  • l’invio della richiesta di permessi Legge 104;
  • la richiesta dei ratei di tredicesima di un parente defunto.


2 Commenti

  1. Salve, vorrei avere maggiori informazioni su come aprire un patronato nella mia città. Mi chiamo Angelo Marino ho 52 anni, ho un locale in Capaccio Scalo in Provincia di Salerno, Per il momento vi ringrazio x l’attenzione. Grazie e buon lavoro

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