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Come utilizzare i messaggi di WhatsApp per una denuncia

20 Settembre 2019
Come utilizzare i messaggi di WhatsApp per una denuncia

I messaggi sul cellulare, sia via sms che tramite chat, possono essere considerati una prova? Si possono usare in un processo penale?

Hai ricevuto dei messaggi sul cellulare molto espliciti: il loro contenuto è la prova più evidente di un reato commesso ai tuoi danni ed ora hai intenzione di denunciare il suo autore alle autorità. Ti chiedi, però, se devi prima stampare il testo della chat o se devi farla trascrivere da qualche professionista. Basterà allegare uno screenshot oppure è necessario portare alla polizia una pennetta usb con il file esportato da WhatsApp? La questione è abbastanza delicata perché la Cassazione ha detto, di recente, che, se si va a processo, il giudice può non accontentarsi di acquisire la semplice trascrizione delle conversazioni sullo smartphone per ritenere raggiunta la prova, ma potrebbe chiedere l’acquisizione del supporto fisico, ossia del cellulare (leggi Denuncia di conversazione WhatsApp: devo consegnare il cellulare?). Allora, come utilizzare i messaggi di WhatsApp per una denuncia?

Diciamo subito che, quando andrai a presentare l’atto di querela ai carabinieri o alla polizia, gli ufficiali non ti chiederanno le prove. Puoi limitarti a rilasciare la tua dichiarazione scritta che, in alcuni casi, anche in assenza di altre circostanze, può essere sufficiente ad avviare il processo penale e finanche a condannare il colpevole. Nel caso di reati, infatti, la dichiarazione della vittima ha valore di prova testimoniale (cosa che invece non succede nel processo civile). Come dire: un punto già a favore di chi denuncia, mentre il denunciato parte svantaggiato.

Potrebbe, però, essere opportuno corroborare l’atto di denuncia con delle prove o anche degli indizi, che consentano al pubblico ministero che si occuperà del tuo caso di avviare le indagini da un punto. Diversamente, se il magistrato dovesse ritenere l’accusa infondata, potrebbe archiviare il procedimento e non dar corso a indagini.

Ecco che, allora, diventa importante capire come trattare i messaggi su WhatsApp o comunque le chat memorizzate sul telefonino.

La chat di WhatsApp è una prova?

Forse ti sarai chiesto se un messaggio su WhatsApp, benché non scritto a penna e privo di firma, senza quindi alcuna certezza circa il suo effettivo autore, possa considerarsi una prova in un processo. La Cassazione si è già pronunciata in merito proprio di recente [1], stabilendo che sms ed email hanno valore di prova. È vero: si tratta pur sempre di file informatici per i quali nessuna legge ha ancora accordato uno specifico valore, ma le perizie tecniche sono ormai in grado di accertare l’attendibilità di tali dati.

Leggi anche I messaggi WhatsApp hanno valore legale di prova?

Come usare i messaggi WhatsApp in un processo penale?

Una volta appurato che i messaggi e le chat su WhatsApp possono essere considerati una prova valida e che, pertanto, possono essere presentati in un processo, dobbiamo però capire come vanno portati all’attenzione del giudice, ossia come devono essere “allegati”.

Può sembrare un problema da poco per chi non è un tecnico del settore, ma ti invito a meditare su un aspetto: coi normali software di fotoritocco oggi in circolazione, chiunque sarebbe in grado di creare un’immagine con una chat finta. Ecco che allora diventa importante accertare prima la genuinità di un testo non fidandosi solo di uno screenshot o di una stampa.

Screenshot

Come far entrare i messaggi di WhatsApp in un processo penale? Lo screenshot è sicuramente il metodo più intuitivo, ma anche quello meno opportuno. Il giudice non avrà, infatti, i messaggi originali, ma una copia e qualsiasi avvocato potrebbe smontarne l’attendibilità. Bisognerebbe che la controparte non ne contesti il contenuto e la provenienza per avere il campo libero, ma non avviene quasi mai.

Esportare le conversazioni

WhatsApp consente anche di esportare le conversazioni e trasformarle in un normale testo. Questo può essere stampato o salvato in un file. Anche qui, però, il problema è lo stesso: quello della facile alterazione della prova.

Deposito e acquisizione del cellulare

Ma allora come fare a garantire la certezza di prova alle conversazioni WhatsApp? In ultima istanza, c’è sempre il deposito del cellulare in cancelleria, mettendolo a disposizione del giudice, così come la stessa Cassazione ha detto. In questo caso, però, dovresti distaccarti dal tuo smartphone e, anche per questioni di privacy, la soluzione potrebbe sembrarti eccessiva. Peraltro, non sarà il giudice a leggere il tuo cellulare, ma un perito da questi nominato nel corso del giudizio. Il che allungherà ulteriormente i tempi per la restituzione del dispositivo.

Trascrizione delle conversazioni 

Puoi valutare anche soluzioni alternative. Una di queste è la trascrizione: devi cioè consegnare le chat a un perito che provvederà a riportare il testo delle stesse in un documento da questi firmato e giurato.

Testimoni

Un’ulteriore soluzione è far leggere i messaggi a un tuo amico o a qualsiasi altra persona disponibile poi a testimoniare nel processo: dovrà cioè affermare di aver letto i messaggi e ricordarne il contenuto. Anche i testimoni, però, possono sbagliare e, se si emozionano dinanzi al giudice o al controinterrogatorio, potrebbero privarti della prova fondamentale.

Copia forense

Un’altra strada percorribile è la copia forense: un tecnico abilitato, rispettando i protocolli previsti dalla legge, effettua una copia di tutto il contenuto del cellulare.

Il giudice otterrà la copia forense del tuo smartphone, la quale garantirà la genuinità e corrispondenza dei messaggi WhatsApp rispetto a quelli stampati. Di solito, si tratta di un’attività effettuata dallo stesso pm durante la fase delle indagini preliminari.

La copia forense è, dunque, l’esatta duplicazione, senza perdita di dati e senza alterazione, di tutta la memoria dello smartphone.

note

[1] Cass. sent. n. 19155/2019 del 17.7.2019; n. 1822/2018.


1 Commento

  1. Ecco questo articolo lo trovo molto interessante. Spesso è difficile riuscire a dimostrare che ciò che dici è vero. Molti dicono: non hai le prove, non ho detto o fatto quanto affermi. Invece, ora chi vuole sporgere denuncia ha uno strumento in più per far valere le proprie ragioni

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