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Qual è la differenza tra prescrizione e assoluzione?

13 Ottobre 2019 | Autore:
Qual è la differenza tra prescrizione e assoluzione?

Proscioglimento per assoluzione e per prescrizione: è la stessa cosa? Cosa comporta una sentenza di assoluzione? Cos’è e quando scatta la prescrizione del reato?

A differenza di quanto si possa pensare, la maggior parte dei processi penali che si celebrano in Italia non termina con la classica sentenza di assoluzione o di condanna, bensì con la dichiarazione di prescrizione. Sia chiaro: il provvedimento con cui viene accertata la prescrizione è sempre una sentenza, con la quale però il giudice non dice se l’imputato è responsabile o meno, ma si limita solamente a stabilire che il fatto criminoso è così risalente nel tempo da non poter più essere punito. Qual è la differenza tra prescrizione e assoluzione?

Un imputato il cui reato sia stato dichiarato prescritto può ritenersi assolto? Le conseguenze di una sentenza di prescrizione sono le medesime di una di assoluzione? Se ti stai ponendo questi quesiti, sei nel posto giusto: vedremo insieme non solo qual è la differenza tra prescrizione e assoluzione, ma anche la differenza che c’è a seguito della pronuncia dell’una o dell’altra decisione.

Cos’è la prescrizione del reato?

Per comprendere qual è la differenza tra prescrizione e assoluzione è ovviamente necessario capire cosa siano prescrizione e assoluzione.

La prescrizione è una causa di estinzione dei reati. Più nello specifico, per la legge la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita per il reato stesso, e comunque un tempo mai inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, anche se puniti con la sola pena pecuniaria [1].

In poche parole, per capire quando un reato si prescriverà, sarà necessario far riferimento alla pena massima prevista dalla legge per il reato stesso. Ad esempio, la rapina è punita con la pena da quattro a dieci anni di reclusione [2]: questo vuol dire che il reato si prescriverà decorsi dieci anni dalla commissione del crimine.

I delitti che sono puniti con una pena inferiore ai sei anni, invece, si prescriveranno sempre in sei anni: è questa la soglia minima posta dalla legge. Così, ad esempio, il furto semplice [3], pur essendo punito al massimo con tre anni di reclusione, si prescriverà comunque in sei anni. Per le contravvenzioni, invece, il termine di prescrizione non è mai inferiore a quattro anni.

Assoluzione: cos’è?

Cosa ben diversa, invece, è l’assoluzione. Con la sentenza di assoluzione il giudice ritiene non fondata la responsabilità penale dell’imputato: in pratica, una persona assolta è una persona riconosciuta innocente.

L’assoluzione stabilisce che nessun rimprovero può essere mosso all’imputato, o almeno non dal punto di vista penale.

Per pronunciare una sentenza di assoluzione il giudice entra nel merito del fatto contestato all’imputato e, dopo attento esame e valutazione dei mezzi di prova, decide che l’imputato non è responsabile.

Quanti tipi di assoluzione esistono?

Possiamo già evidenziare un’importante differenza tra assoluzione e prescrizione: mentre la sentenza di prescrizione è la naturale conseguenza di un’unica causa (cioè, il decorso del tempo), la sentenza di assoluzione può essere pronunciata dal giudice per diversi motivi.

La legge prevede diverse ipotesi di assoluzione: in altre parole, non tutte le assoluzioni sono uguali. Per un approfondimento su questo specifico tema, ti rinvio alla lettura dell’articolo dal titolo Assoluzione con formula piena: cosa significa?.

A ciò, va aggiunta anche un altro aspetto: secondo la legge [4], il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile.

In pratica, anche quando non v’è certezza sull’innocenza, ma nemmeno sulla responsabilità penale, il giudice deve assolvere ugualmente l’imputato: si parla in queste ipotesi di assoluzione con formula dubitativa.

Differenze tra prescrizione e assoluzione

La differenza principale tra prescrizione e assoluzione è la seguente: mentre con la seconda il giudice entra nel merito della contestazione e, al termine, dopo attenta valutazione, si pronuncia in maniera favorevole all’imputato, ritenendolo non responsabile, con la prescrizione al giudice è preclusa ogni valutazione.

In altre parole, la sentenza di prescrizione nulla dice circa la responsabilità penale dell’imputato, il quale potrebbe essere tranquillamente colpevole, solamente che il giudice non può esprimersi a riguardo perché incontra la “barriera” dell’intervenuta prescrizione.

Dunque, davanti al maturare della prescrizione, il giudice non può esimersi dal dichiararla con sentenza; da ciò deriva la regola per cui, se il giudice ritiene di dover assolvere l’imputato sulla scorta degli elementi fino a quel momento raccolti, l’assoluzione prevale sulla prescrizione: l’assoluzione, infatti, è una forma di proscioglimento più favorevole per l’imputato, poiché il giudice lo ritiene pienamente esente da responsabilità.

La prescrizione, invece, non dice che l’imputato non è responsabile, ma semplicemente stabilisce che non si può più procedere perché il reato si è estinto. La giustizia, in parole povere, non ha fatto in tempo.

Un’altra importante differenza tra prescrizione e assoluzione è che la prescrizione non salva l’imputato dalla possibilità che la vittima del reato chieda il risarcimento in separato processo civile; cosa che non potrebbe accadere con l’assoluzione, in quanto una persona mandata assolta non risponde né penalmente (reclusione) né civilmente (risarcimento dei danni) del crimine per cui era stato processato.

Punti in comune tra prescrizione e assoluzione

La prescrizione e l’assoluzione hanno in comune non solo il provvedimento con cui sono pronunciate (sentenza), ma anche le conseguenze: in entrambi i casi, infatti, all’imputato non sarà possibile applicare nessun tipo di pena.

In pratica, ad esclusione dell’ipotesi del giudizio civile ai fini risarcitori vista sul finire del paragrafo superiore, all’imputato che beneficia della sentenza di prescrizione non sarà possibile comminare alcuna sanzione penale, proprio come avviene per l’assolto: nessun arresto, reclusione, multa o ammenda, insomma.

Dal punto di vista sanzionatorio, le uniche differenze possono riguardare il pagamento delle spese processuali: solamente l’assoluzione con formula piena comporta la condanna del querelante al pagamento delle spese del procedimento anticipate dallo Stato, alla rifusione delle spese sostenute dall’imputato e, se il querelante si è costituito parte civile, anche quelle sostenute dal responsabile civile.


note

[1] Art. 157 cod. pen.

[2] Art. 628 cod. pen.

[3] Art. 624 cod. pen.

[4] Art. 530, comma secondo, cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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