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Il patronato si paga?

11 Ottobre 2019 | Autore:
Il patronato si paga?

Si tratta di un istituto senza scopo di lucro, ma non tutti i servizi sono gratuiti: ecco per quali ci vuole o non ci vuole un compenso.

Il patronato è un ente riconosciuto (e vigilato) dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per lo svolgimento gratuito di pratiche previdenziali, socio-sanitarie, per assistenza legale e per l’informazione e la tutela dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini italiani, stranieri o apolidi. «Svolgimento gratuito di pratiche» che significa? Il patronato si paga o non si paga?

In effetti, il dubbio aleggia perché si tratta formalmente di un ente senza scopo di lucro e perché, come detto, è nato come un istituto di assistenza gratuita al cittadino, visto che il patronato viene finanziato dallo Stato tramite un sistema che vedremo tra poco. Tuttavia, in tempi piuttosto recenti, è consentito al patronato di svolgere a pagamento certi servizi, mentre altri sono rimasti, per così dire, free.

Conviene premettere subito che il patronato non va confuso con il Caf, cioè con il Centro di assistenza fiscale al quale, probabilmente, affidi ogni anno la tua dichiarazione dei redditi pensando di averla portata «al patronato». In realtà sono due cose diverse. Il Caf si occupa solo delle pratiche fiscali come, appunto, il 730 oppure la dichiarazione Isee, i modelli F24 per Imu e Tari. Servizi prestati dietro un corrispettivo. Ma il patronato si paga? In quali casi? Vediamo.

Patronato: come si finanzia?

Come si diceva, il patronato è nato come un ente senza scopo di lucro e, in generale, i servizi di assistenza, informazione e tutela offerti a lavoratori, pensionati e cittadini sono gratuiti.

Questo perché le attività del patronato sono rimborsate dallo Stato attraverso il sistema dei punti pratica. Per ogni attività svolta viene attribuito un punto che vale da 35 euro a 175 euro, a seconda della pratica svolta.

A ricevere il rimborso è il patronato nazionale che, poi, provvede a distribuire i soldi alle sedi territoriali.

Per pagare il rimborso, lo Stato attinge da un apposito fondo alimentato da una parte dei contributi previdenziali ed assistenziali versati dai lavoratori dipendenti.

L’attività del patronato è sotto la vigilanza del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che, ad oggi, riconosce 22 enti di patronato in Italia. Di questi, 17 sono concentrati in 4 raggruppamenti, ovvero:

  • Cepa, Centro patronati;
  • Cipla, Comitato di intesa tra i patronati dei lavoratori autonomi;
  • Cipas, Coordinamento istituti di patronato e di assistenza sociale;
  • Copas, Coordinamento di dei patronati di assistenza sociale.

Gli altri patronati riconosciuti dal ministero sono:

  • Inapi, Istituto nazionale assistenza piccoli imprenditori;
  • Inpas, Istituto nazionale di previdenza e di assistenza sociale;
  • Senas, servizio nazionale per l’assistenza sociale;
  • Anmil, Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro;
  • Enasc, Ente nazionale di assistenza sociale ai cittadini.

Patronato: che cosa non si paga?

C’è un lungo elenco di pratiche svolte dal patronato e finanziate dallo Stato. Significa che non si paga il patronato nel caso in cui si abbia bisogno di assistenza per chiedere:

  • la pensione di invalidità;
  • l’assegno di inabilità o il suo rinnovo;
  • la pensione anticipata (quota 100), di vecchiaia o di anzianità;
  • la pensione complementare;
  • la pensione ai superstiti;
  • le ricostituzioni di pensioni per supplemento o per contributi pregressi;
  • la pensione privilegiata;
  • la pensioni per ciechi e sordomuti;
  • la pensione di guerra;
  • la malattia professionale o la sua revisione;
  • il danno biologico o la sua revisione;
  • l’infortunio non denunciato;
  • il diritto alla rendita;
  • la rendita a superstiti di titolari o non titolari di rendita;
  • il primo pagamento o il prolungamento dell’indennità temporanea;
  • la causa di servizio;
  • l’equo indennizzo e la sua revisione;
  • le affezioni da emoderivati;
  • la pensione o l’assegno di invalidità civile;
  • le indennità di comunicazione e di frequenza;
  • l’assegno e la pensione sociale;
  • l’indennità di accompagnamento;
  • il permesso di soggiorno ed il suo rinnovo;
  • il ricongiungimento familiare.

Patronato: che cosa si paga?

Alcuni patronati sono nati nel seno di un sindacato e possono chiedere, per lo svolgimento di alcune pratiche, una trattenuta sulla Naspi o sulla pensione. In realtà, si tratta di una sorta di quota associativa.

Ad ogni modo, il patronato si paga quando deve svolgere un’attività che non viene rimborsata dallo Stato e che, quindi, non rientra nell’elenco riportato sopra. Possiamo indicare:

  • la domanda e l’autorizzazione per l’assegno al nucleo familiare;
  • le dimissioni per chi deve andare in pensione;
  • la procedura online per il rilascio della Certificazione unica;
  • l’invio online delle richieste di bonus bebè, bonus mamma e bonus asili;
  • l’invio all’Inps della richiesta di congedi o permessi;
  • la richiesta all’Inps o all’Inail di cure termali;
  • l’autorizzazione per versamenti volontari di contributi;
  • il riconoscimento dell’handicap grave ai sensi della Legge 104/92;
  • il rimborso di spese di viaggio o di farmaci;
  • la richiesta dei ratei della tredicesima di un lavoratore defunto;
  • la richiesta dell’estratto contributivo;
  • la richiesta dell’indennità di disoccupazione Naspi.

L’importo di ogni singola prestazione tra quelle appena elencate non può superare i 24 euro.



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