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Fatture false: cosa sono e cosa si rischia?

22 Settembre 2019
Fatture false: cosa sono e cosa si rischia?

Fatturazione per operazioni inesistenti: come funziona e quando scatta il reato. Come difendersi dal procedimento penale e dall’accertamento. 

Perché mai fare una fattura falsa? Ad esempio, perché qualcuno, dimostrando di aver sopportato tale spesa o una spesa superiore a quella effettiva, può scaricare dalle tasse dei costi mai sostenuti o giustificare un finanziamento ricevuto da qualche ente pubblico. La fattura falsa è, quindi, uno strumento illecito per evadere il Fisco o per ottenere dei benefici a cui non si ha diritto. Lo schema, chiaramente, richiede un preventivo accordo tra chi emette la fattura e chi la riceve. Il vero vantaggio sarà solo per quest’ultimo visto che chi rilascia la fattura deve poi registrarla e, dopo averla trasmessa all’Agenzia delle Entrate, vi corrisponderà le relative imposte. Ma, di norma, per questo appoggio truffaldino, il fornitore riceve quasi sempre un compenso in contanti e non tracciabile (non inferiore all’importo delle tasse che dovrà versare all’erario sulla fattura falsa).

Per capire meglio cosa sono le fatture false e cosa si rischia, in questi casi, dobbiamo fare alcune premesse.

In questo articolo, cercheremo di fornirti una guida pratica sulle fatture false: ti spiegheremo quando tale comportamento costituisce reato, che succede se la fattura falsa non viene registrata e come fa il fisco a riconoscere una fattura falsa. Non in ultimo, ti spiegheremo come difenderti da un procedimento penale per fatture false. Ma procediamo con ordine.

Cos’è una fattura falsa e come funziona 

Quando si parla di una fattura falsa si usa, di solito, un termine più tecnico: quello di fatture per operazioni inesistenti.

Si tratta di un sistema diffuso soprattutto fra le imprese e le società commerciali, anche se, potenzialmente, può interessare anche i lavoratori autonomi e i professionisti.

Per capire cos’è una fattura falsa e come funziona ricorriamo a un esempio pratico.

Antonio ha una ditta edile. L’anno scorso ha guadagnato parecchio. Per evitare di pagare molte tasse, chiede a un amico avvocato di emettergli una fattura per un’attività legale da 10mila euro. In questo modo, oltre a portare in detrazione il costo per il falso giudizio, egli abbassa il reddito netto dichiarato al fisco. È, infatti, proprio su quest’ultimo dato che si applica l’aliquota sul reddito di Antonio. A fronte di tale favore, Antonio fa dei lavori gratis in casa dell’avvocato per un valore commerciale di circa 6mila euro.

L’esempio appena fatto è un tipico schema di falsa fatturazione. Ma ve ne sono anche degli altri.

Luca ha creato una piccola azienda. Per ottenere dei contributi regionali per l’avvio di una attività economica, deve dimostrare di aver sostenuto delle spese vive pari a 50mila euro. In realtà, Luca ne ha spesi appena 30mila. Ma, con l’aiuto dei vari commercianti che gli hanno venduto i computer, le scrivanie, i vari studenti per il suo nuovo lavoro, fa pompare le fatture e riesce ad arrivare formalmente a una spesa di 50mila euro. Egli, però, a conti fatti, ne ha pagati solo 30mila, ottenendo un utile di 20mila euro nel momento in cui la Regione gli erogherà il finanziamento. I vari “amici” di Luca trarranno il loro guadagno già dal fatto che Luca li ha scelti come fornitori. In più, chiederanno a Luca qualcosa in più rispetto all’effettivo prezzo della merce. Così, ad esempio, un computer di 2mila euro viene fatturato per 4mila di cui ne vengono corrisposti solo 3mila.

Tipologie di fatture false

La falsità delle fatture può essere di due tipi:

  • falsità soggettiva: quando le operazioni siano, in realtà, intercorse tra soggetti diversi da quelli risultanti nei documenti fiscali, allo scopo di permettere all’utilizzatore di portarsi in deduzione costi effettivamente sostenuti, ma non documentati o non documentabili ufficialmente per varie ragioni (ad esempio, acquisti in nero da soggetti criminali);
  • falsità oggettiva, quando riguarda operazioni commerciali mai avvenute o avvenute a un prezzo inferiore, in modo da consentire all’utilizzatore di ridurre il proprio reddito mediante la deduzione di costi fittizi.

Le fatture false possono riguardare sia cessioni di beni che prestazioni di servizi; tuttavia, queste ultime sono più diffuse in quanto più difficili da individuare, vista la loro immaterialità ed, in più, dalla documentazione contabile ed anche extracontabile, risultano non definite con sufficiente chiarezza.

Chi controlla le fatture false?

La fattura falsa è un illecito tributario. Per cui la competenza alla verifica di operazioni di tale tipo spetta all’amministrazione finanziaria, in particolare all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza.

Come fa il fisco a scoprire una fattura falsa?

Le autorità riescono a scoprire le fatture false seguendo più piste. Il più delle volte, a fronte dell’emissione della fattura per diverse migliaia di euro, non avviene alcun passaggio di denaro tra il conto del finto cliente e quello del falso fornitore.

Marco emette una fattura falsa a Silvio per una consulenza commerciale pari a 3mila euro. Ma dal conto di Silvio non parte alcun bonifico, nonostante si tratti di un pagamento che supera la soglia per l’uso dei contanti.

Altre volte, le verifiche vengono fatte sulla base di accertamenti di fatto sull’inesistenza del bene venduto o della prestazione eseguita.

Giovanni emette una fattura falsa nei confronti di Angelo per un servizio di pubblicità per volantini. Ma di questi volantini non c’è copia.

Alessandro emette una fattura falsa a Francesco per la realizzazione di un sito, di cui però non esiste alcuna pagina sul web.

Lorenzo emette una fattura falsa per un servizio di cui, però, non ha la relativa attrezzatura per dimostrare l’effettiva prestazione.

Silvio riceve una fattura da una società di leasing, ma senza la consegna del bene all’utilizzatore.

La fattura falsa è un reato?

Per quasi tutti i reati tributari, il reato scatta al superamento di determinate soglie di rilevanza. In tal modo, al di sotto di esse, si rimane nell’ambito amministrativo-tributario mentre, al di sopra, scatta il penale. Invece, per la fatturazione di operazioni inesistenti, il reato scatta sempre, anche per importi minimi. Leggi Quando l’evasione fiscale è reato. La sanzione prevista in questo caso è la reclusione da 1 anno a 6 mesi a 6 anni.

Chi crea la fattura falsa, peraltro, dovrà corrispondere le imposte per i documenti emessi: non importa se si tratta di attività illecita.

Chi, invece, riceve e si avvale delle fatture false subisce, oltre al procedimento penale e alla reclusione, un accertamento fiscale per la ricostruzione dell’effettivo reddito. Avviene, quindi, il recupero a tassazione dei costi fittizi e, perciò, indebitamente dedotti.

In queste situazioni, spesso i contribuenti sostengono di aver dichiarato, in corrispondenza dei costi inesistenti, anche dei ricavi inesistenti e di conseguenza richiedono di ridurre, in misura analoga, anche tali ricavi e, per l’effetto, il reddito dichiarato. In proposito, la Cassazione ha più volte riconosciuto la legittimità del solo recupero dei costi fittizi, ritenendo non necessario ridurre anche i maggiori ricavi fittiziamente dichiarati [1].

Fatture false: come difendersi?

Vediamo ora come difendersi da una accusa di fatture false.

L’onere della prova della falsa fatturazione spetta alla Guardia di Finanza o all’Agenzia delle Entrate: spetta all’amministrazione cioè dimostrare che le fatture sono state emesse a fronte di operazioni commerciali che non sono mai state poste in essere, ovvero non sono state effettuate tra i soggetti indicati nella fatture stesse, indicando gli elementi pure indiziari sui quali si fonda la contestazione anche in merito alla conoscenza ovvero alla conoscibilità della fittizietà delle operazioni da parte dell’acquirente che richiede la detrazione. Tuttavia, se la prova viene fornita (ad esempio. mancato pagamento della prestazione, mancanza di struttura adeguata per fornire una prestazione particolarmente impegnativa, ecc.), l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni ricade sul contribuente [2]. Questi dovrà rintracciare tutta la documentazione, le email, gli scambi di preventivi e le foto che attestano che c’è stata una prestazione.

Ad esempio, se l’amministrazione dovesse sostenere che la fattura per la realizzazione di un sito internet è falsa perché il sito non è online, bisognerà produrre tutte le raccomandate o le email da cui si evincono le contestazioni sulla qualità del prodotto che hanno portato il cliente a contestarlo e a non volersene più avvalere.

Il contribuente, per dimostrare la legittimità e la correttezza delle detrazioni deve fornire documenti contabili idonei a dimostrare l’esistenza reale di rapporti commerciali con il fornitore (contratti, scambio di corrispondenza, fatture ecc.); in proposito, non è sufficiente la sola esibizione dei mezzi di pagamento, che normalmente vengono utilizzati fittiziamente e che rappresentano un mero elemento indiziario, la cui presenza (o assenza) deve essere valutata nel contesto di tutte le altre risultanze processuali [3].


note

[1] Cass. 26 ottobre 2012 n. 18371, Cass. 21 maggio 2008 n. 12905, Cass. 19 novembre 2007 n. 23859, Cass. 9 settembre 2008 n. 22680, Cass. 24 febbraio 2006 n. 4224.

[2] Cass. 18 marzo 2016 n. 5406, Circ. GdF 27 novembre 2017 n. 1/2018, Cass. 25 marzo 2011 n. 6943, Cass. 7 febbraio 2008 n. 2847.

[3] Cass. 31 luglio 2007 n. 16896, Cass. 23 marzo 2007 n. 7144, Cass. 23 dicembre 2005 n. 28695, Cass. 3 dicembre 2001 n. 15228


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