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Controllo polizia: sono obbligato a fare le analisi del sangue?

22 Settembre 2019
Controllo polizia: sono obbligato a fare le analisi del sangue?

Guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze stupefacenti: rifiuto prelievo ematico è reato?

Se hai fatto un incidente o la polizia ti ha fermato per strada e ti ha trovato un po’ alticcio, è molto probabile che ti abbia anche chiesto di seguirla presso il più vicino ospedale per eseguire, su di te, le analisi del sangue. Si tratta di un controllo che scatta tutte le volte in cui la pattuglia non è in possesso dell’etilometro e, ciò nonostante, sospetta che tu sia ubriaco o che abbia assunto sostanze stupefacenti.

Se l’ago della siringa ti intimorisce o se hai fretta di andare per la tua strada, potresti trovare molesta e fastidiosa la richiesta degli agenti. Come te, molti altri in passato si sono già posti la stessa domanda: sono obbligato a fare le analisi del sangue se c’è un controllo della polizia?

A questo interessante quesito ha risposto, proprio di recente, la Cassazione [1]. La Corte si è trovata a dover fornire una soluzione al caso prospettato da un automobilista. Questi era stato fermato per sospetta guida in stato di ebbrezza. Secondo la tesi dell’uomo, esisterebbe un vero e proprio diritto costituzionale a negare il consenso agli accertamenti ematici. Un po’ come avvalersi della facoltà di non rispondere. Si tratterebbe, infatti, di un esame invasivo e incidente sulla libertà delle persone; pertanto, il rifiuto di collaborare a tal fine non potrebbe mai assumere una rilevanza penale. Di qui, il dubbio: esiste il diritto di rifiutarsi di sottoporsi agli esami del sangue per la verifica della guida sotto l’effetto di stupefacenti o di alcol? Ecco cosa ha detto la Corte.

Rifiuto alcoltest

La legge stabilisce che il rifiuto a sottoporsi all’alcoltest viene considerato alla pari di una tacita ammissione di responsabilità: l’automobilista cioè subisce le stesse conseguenze di chi viene trovato con il livello massimo di alcol nel sangue (tasso alcolemico superiore a 1,5%) ossia: l’arresto da sei mesi a un anno, l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro e la sospensione della patente da uno a due anni. Il provvedimento giudiziale di condanna determina, inoltre, la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato.

In verità, però, la Cassazione [2] ha ritenuto che se l’automobilista non ha causato incidenti e la sua condotta non ha determinato altre conseguenze gravi, il reato può essere archiviato perché ritenuto “tenue”. Per quanto paradossale possa essere, chi si rifiuta di sottoporsi al test dell’alcol rischia di meno di chi, invece, accetta il controllo. Di tanto, abbiamo già parlato in Chi si rifiuta di fare il test dell’alcol non rischia multe. Questo perché una norma penale [3] stabilisce che per tutti i reati che comportano minor pericolo sociale e, quindi, caratterizzati dalla «tenuità del fatto», il reo può essere perdonato. In buona sostanza, il processo penale viene archiviato e non si applicano le sanzioni. La fedina, però, resta sporca.

Rifiuto prelievo ematico: è reato?

Allo stesso modo è trattato il rifiuto a sottoporsi alle analisi del sangue. Sempre la Corte Suprema [4] ha stabilito in passato che chi dice “no” al prelievo ematico risponde di guida in stato di ebbrezza oltre la soglia massima.

In particolare, specie in caso di ricovero del conducente presso l’ospedale a seguito di incidente stradale, la polizia giudiziaria può chiedere che vengano eseguiti i prelievi di sangue sul conducente sospettato di essere in stato di ebbrezza. I risultati delle analisi possono essere utilizzati nei confronti dell’automobilista per l’accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza, trattandosi di elementi di prova acquisiti attraverso la documentazione medica. Resta del tutto indifferente il fatto che l’interessato non abbia prestato il proprio consenso perché, ad esempio, incosciente in quel momento.

Una cosa è certa: il prelievo non può essere eseguito con la forza se il conducente nega il proprio consenso. Ma questi sarà condannato penalmente per il comportamento in questione.

In ogni caso, prima del prelievo, “la polizia deve dare l’avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia”. Almeno questo è l’orientamento della giurisprudenza maggioritaria [5].

Esiste un diritto a rifiutare il prelievo del sangue

La Cassazione ha, quindi, concluso sostenendo che non esiste, in capo all’automobilista, il diritto di rifiutare di sottoporsi al prelievo ematico volto a verificare il tasso alcolemico o l’assunzione di sostanze stupefacenti, ai fini della configurabilità del reato di guida in stato di ebbrezza o di alterazione psico-fisica.

Infatti, gli artt. 186 Codice della strada e art. 187, Codice della strada prevedono una sanzione penale per colui che rifiuta di essere sottoposto agli accertamenti idonei ad appurare il tasso alcolemico o l’assunzione di sostanze stupefacenti, al di fuori delle finalità terapeutiche, così da verificare il reato della guida in stato di ebbrezza o di alterazione psico-fisica.

Da questo i giudici fanno derivare la mancanza di un diritto a rifiutare di sottoporsi al prelievo ematico, posto che, inoltre, tale condotta integra gli estremi di reato.


note

[1] Cass. sent. n. 38581/19 del 18.09.2019.

[2] Cass. sent. n. 42255/17 del 15.09.2017.

[3] Art. 131-bis cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 4236/17 del 30.01.2017.

[5] Cass. sent. n. 2535/16 del 21.01.2016.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 2 luglio – 18 settembre 2019, n. 38581

Presidente Piccialli – Relatore Di Salvo

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. A.A. ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, con la quale è stata confermata la pronuncia di condanna emessa in primo grado, in ordine ai reati di cui all’art. 186 C.d.S., comma 7 e art. 187 C.d.S., comma 8.

2. Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione, poiché l’accertamento ematico è stato richiesto dalla polizia giudiziaria allo specifico fine di accertare il tasso alcolemico o la presenza di tracce di assunzione di sostanze stupefacenti e dunque la sussistenza di estremi di reato a carico dell’A. , con esclusione di ogni finalità diagnostico-terapeutica. Il rifiuto, da parte dell’imputato, al predetto accertamento, di natura invasiva e incidente sulla libertà personale, non può pertanto essere considerato penalmente rilevante, costituendo anzi l’esercizio di un diritto.

3. La doglianza è manifestamente infondata. L’art. 186 C.d.S., comma 7 e art. 187 C.d.S., comma 8, sanzionano penalmente la condotta di chi rifiuta di sottoporsi agli accertamenti previsti dalla legge al precipuo fine di appurare il tasso alcolemico o l’eventuale presenza di tracce della pregressa assunzione di sostanze stupefacenti, al di fuori di qualunque finalità diagnostico-terapeutica e proprio nell’ottica, della verifica della sussistenza o meno dei reati di guida in stato di ebbrezza o di alterazione psico-fisica. Da ciò si evince che non sussiste alcun diritto di rifiutare di sottoporsi a tali accertamenti, integrando anzi la relativa condotta estremi di reato.

4. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila, determinata secondo equità, in favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle ammende.

Motivazione semplificata.


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