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Come chiedere la Naspi?

14 Ottobre 2019
Come chiedere la Naspi?

La perdita del lavoro è un evento molto particolare nella vita di un individuo.

La Repubblica italiana è fondata sul lavoro. Questa frase non è uno slogan come un altro, ma rappresenta il punto di riferimento dal quale si muovono (o almeno dovrebbero muoversi) numerose leggi  e numerose decisioni assunte dai poteri pubblici nel nostro paese. Il lavoro, infatti, è l’attività umana che più di ogni altra consente alla persona di emanciparsi e di ottenere onestamente le risorse necessarie a vivere. Per questo, quando un lavoratore perde il lavoro si pone la necessità di sostenerlo economicamente. Questa funzione è stata sempre svolta dalla indennità di disoccupazione che oggi si chiama Naspi. Ma come chiedere la Naspi?

Innanzitutto, è bene verificare, preliminarmente, se si possiedono tutti i requisiti che la legge richiede per la concessione di questo beneficio. E’ bene porsi questa domanda ancora prima di chiudere il rapporto di lavoro perché, come vedremo, la modalità di cessazione del rapporto di lavoro incide sul diritto a prendere o meno la Naspi. Verificati i requisiti, occorre compilare la dovuta domanda prestando attenzione al passare dei giorni. Esiste, infatti, un termine entro cui la Naspi deve essere richiesta a pena di decadenza.

Che cos’è la Naspi?

Come abbiamo già anticipato, la perdita del lavoro è un evento che può rappresentare un vero dramma nella vita di una persona. Con il lavoro, infatti, la persona guadagna quanto necessario a vivere per sé e per la propria famiglia.

Se questo reddito mensile viene meno, per effetto della perdita dell’impiego, la famiglia va incontro ad un periodo di difficoltà. E’ vero che con la fine del lavoro c’è il diritto al pagamento del trattamento di fine rapporto ma, spesso, il rapporto di lavoro che cessa è giovane e, dunque, il Tfr cui il dipendente ha diritto è povero. Inoltre, a volte, ci sono problemi e ostacoli nel recupero del proprio Tfr. ecco, allora, che interviene lo Stato a tutela del disoccupato.

La Costituzione [1] prevede che la perdita involontaria del lavoro sia uno di quegli eventi della vita che da diritto al cittadino a ricevere delle prestazioni economiche a carico dello Stato. In particolare, di questo onere si fa carico l’Inps erogando ai disoccupati l’indennità di disoccupazione che, oggi, si chiama Naspi.

Naspi sta per Nuova assicurazione sociale per l’impiego ed è la nuova indennità mensile di disoccupazione istituita dalla legge [2] in sostituzione delle precedenti indennità di disoccupazione Aspi e Miniaspi, con riferimento agli episodi di disoccupazione involontaria che si sono prodotti a partire dal 1° maggio 2015.

A chi spetta la Naspi?

La Naspi non spetta a tutte le categorie di lavoratori ma solo ad alcune di esse. Dobbiamo registrare che nel nostro ordinamento, infatti, esiste ancora una profonda differenza di trattamento tra lavoratori subordinati e lavoratori atipici, assunti a partita Iva, con contratti di collaborazione, etc.

Più nel dettaglio, la Naspi spetta ai lavoratori assunti con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione, ivi compresi:

  • lavoratori assunti con contratto di apprendistato;
  • soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le cooperative stesse;
  • personale artistico assunto con rapporto di lavoro subordinato;
  • lavoratori dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Sono, invece, esclusi dalla possibilità di accedere alla prestazione:

  • lavoratori dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni;
  • operai agricoli a tempo determinato e indeterminato;
  • lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale;
  • lavoratori che hanno già maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o per il pensionamento anticipato;
  • lavoratori già titolari di assegno ordinario di invalidità, a meno che non optino per la Naspi.

Naspi: quali sono i requisiti?

Chiarito qual è il perimetro dei potenziali beneficiari di questo beneficio, vediamo quali sono i requisiti per chiedere la Naspi.

Il primo requisito per chiedere la Naspi è, ovviamente, lo stato di disoccupazione.

La Naspi nasce, infatti, per sostenere economicamente chi si ritrova ad essere disoccupato contro la sua volontà.

La nozione di disoccupati si riferisce ai soggetti privi di impiego che hanno perduto involontariamente la propria occupazione e che dichiarano in modalità telematica sul portale nazionale delle politiche del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego (cosiddetta Did).

Come abbiamo detto, la perdita del lavoro deve essere involontaria; ne consegue che sono esclusi quei lavoratori che hanno perso il lavoro per effetto di dimissioni volontarie o di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Tuttavia, non sempre le dimissioni e la risoluzione consensuale sono, effettivamente, rispondenti alla reale volontà del dipendente. In particolare, la Naspi spetta comunque anche in caso di:

  • dimissioni per giusta causa: ricorrono quando le dimissioni non derivano dalla libera scelta del lavoratore ma sono di fatto indotte da situazioni che impediscono la prosecuzione, anche momentanea, del rapporto di lavoro [3];
  • dimissioni intervenute durante il periodo tutelato di maternità, ossia da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del bambino;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione presso l’Ispettorato territoriale del lavoro prevista quando l’azienda annuncia la volontà di licenziare il dipendente per giustificato motivo oggettivo (ossia per motivi economici ed organizzativi aziendali);
  • risoluzione consensuale determinata dal rifiuto del lavoratore di trasferirsi presso un’altra sede aziendale distante più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile con i mezzi pubblici in 80 minuti o più.

In queste ipotesi, il rapporto cessa, formalmente, per dimissioni o risoluzione consensuale, ma è chiaro che la reale volontà del dipendente di chiudere il rapporto non c’è.

Oltre alla perdita involontaria del lavoro, il richiedente la Naspi deve possedere il requisito contributivo. In particolare, per accedere al beneficio, il richiedente deve aver cumulato almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. Il concetto di contribuzione utile include anche quella dovuta, ma non effettivamente versata, e sono utili tutte le settimane retribuite, a patto che risulti erogata o dovuta per ciascuna settimana una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali.

Infine, al richiedente, per accedere al beneficio della Naspi, occorre possedere anche il requisito lavorativo: in particolare, sono necessarie almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Per giornate di lavoro effettivo si intendono quelle di effettiva presenza in servizio, indipendentemente dalla loro durata oraria.

Come chiedere la Naspi?

Una volta verificato il possesso di tutti i requisiti che abbiamo evidenziato, il lavoratore che ha perso involontariamente il lavoro può proporre all’Inps la domanda di Naspi.

La domanda va presentata all’Inps solo ed esclusivamente in modalità telematica.

Inoltre, il dipendente deve tenere a mente una data: la domanda va presentata a pena di decadenza entro 68 giorni, che decorrono:

  • dalla data di cessazione del rapporto di lavoro;
  • dalla cessazione del periodo di maternità indennizzato nel caso in cui la maternità è insorta nel corso del rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla cessazione del periodo di malattia indennizzato o di infortunio sul lavoro e/o malattia professionale, nel caso in cui questi eventi sono insorti nel corso del rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla definizione della vertenza sindacale o dalla data di notifica della sentenza giudiziaria;
  • dalla cessazione del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate;
  • dal trentottesimo giorno dopo la data di cessazione, in caso di licenziamento per giusta causa.

In alcuni casi, il termine per la presentazione della domanda resta sospeso.

In particolare, la sospensione opera nei seguenti casi:

  • in caso di maternità indennizzabile insorta entro i 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, il termine resta sospeso per un periodo pari alla durata dell’evento di maternità indennizzato e riprende a decorrere per la parte residua al termine del predetto evento;
  • in caso di malattia comune indennizzabile da parte dell’Inps o di infortunio sul lavoro e/o malattia professionale indennizzabile da parte dell’Inail, insorti entro i 60 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, il termine resta sospeso per la durata della malattia o dell’infortunio e riprende a decorrere per la parte residua al termine della malattia o dell’infortunio.

Inoltrare la domanda di Naspi è molto semplice. Infatti, basta accedere ai servizi online nel sito Inps ed entrare nel servizio dedicato.

Per essere sicuri di eseguire per bene ogni singolo passaggio, è consigliabile, prima di accedere al servizio, scaricare e visionare il tutorial “Naspi: invio domanda”.

Questo tutorial, infatti, fornisce istruzioni relative alla compilazione dei vari campi.

In alternativa ai servizi telematici messi a disposizione nel portale Inps, la domanda può essere presentata anche tramite:

  • telefono, chiamando il contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • gli enti di patronato e gli altri intermediari dell’Istituto, mediante i servizi telematici offerti dagli stessi.

Ricevuta la domanda e verificati i requisiti, l’Inps eroga il sussidio mensilmente, con la modalità di pagamento scelta dal disoccupato che, di solito, consiste nell’accredito diretto su conto corrente bancario.


note

[1] Art. 38 Cost.

[2] Art. 1 D. Lgs. n. 22 del 4.03.2015.

[3] Art. 2119 cod. civ.; Inps, Circolare n. 163 del 20.10.2003.


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