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Nomina consulente tecnico di parte

18 Ottobre 2019 | Autore:
Nomina consulente tecnico di parte

Che funzione ha in un processo civile il consulente tecnico di parte?

Il nostro Paese è caratterizzato da un elevato tasso di litigiosità. Questo significa che un grande numero di liti non trova una soluzione bonaria, ma approda nelle aule di tribunale. Manca, cioè, la predisposizione culturale degli italiani a risolvere le liti senza ricorrere ad avvocati e giudici. In questo modo, le aule dei tribunali civili sono sempre e costantemente affollate. In materia civile, abbiamo palazzi di giustizia quotidianamente pieni di cittadini, avvocati e magistrati impegnati nel tentare di risolvere (dopo lunghi anni) problemi condominiali, liti sorte per sinistri stradali, questioni ereditarie tra parenti e chi più ne ha, più ne metta.

In molti casi, i tempi per giungere ad una sentenza definitiva sono assai lunghi. E le lungaggini hanno svariate cause: lentezza dei giudici, volontà degli avvocati di mandarla per le lunghe, scarsa volontà dei cittadini di trovare un accordo con la controparte (transazione) e, naturalmente, il carico enorme di arretrato accumulatosi che grava sulla spalle dei giudici (anche dei più rapidi tra di loro). In aggiunta a queste cause, ad allungare la durata di un processo talvolta c’è pure la necessità che il giudice, per poter decidere, si debba avvalere della perizia di un consulente di sua nomina (cosiddetto consulente tecnico d’ufficio).

Per fare degli esempi, la perizia d’ufficio è necessaria per capire le cause di un’infiltrazione d’acqua oppure la dinamica di un sinistro stradale. In questi casi, le parti in causa possono procedere alla nomina di un consulente tecnico di parte che le assista durante il processo, in particolare fornendo al legale il necessario supporto tecnico per la comprensione delle questioni tecniche in discussione. Nell’articolo che segue, esamineremo in dettaglio il ruolo del consulente tecnico di parte nel corso di un processo civile.

Quando si può nominare un consulente di parte?

La legge [1] stabilisce che il giudice, quando lo ritenga necessario, può farsi assistere per il compimento di singoli atti o per tutta la durata del processo da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica.

Si tratta dei consulenti tecnici d’ufficio (cosiddetti Ctu) che il giudice decide di nominare per risolvere questioni di fatto che richiedono approfondite conoscenze tecniche (non giuridiche) che normalmente il giudice non ha.

I consulenti tecnici d’ufficio sono professionisti (ingegneri, architetti, commercialisti, ecc.) iscritti in appositi albi tenuti presso il tribunale obbligati ad assolvere, in totale imparzialità, il compito a loro affidato dopo aver prestato giuramento in udienza.

Se per decidere una causa relativa ad un sinistro stradale c’è la necessità di comprendere l’esatta dinamica dell’incidente, è assai probabile che il giudice nominerà un consulente d’ufficio che redigerà una perizia nella quale, rispondendo ai quesiti formulati dal giudice, fornirà il suo parere tecnico

Ebbene: con lo stesso provvedimento con cui il giudice nomina il consulente tecnico d’ufficio, lo stesso giudice concede alle parti in causa un termine entro il quale esse possono nominare un loro consulente tecnico (il consulente tecnico di parte, cosiddetto Ctp).

Naturalmente, la nomina del consulente tecnico di parte (che è un professionista che avrà diritto al suo compenso a carico di chi lo nomina) non è obbligatoria e nel caso in cui non venga nominato toccherà all’avvocato contrastare, se non fossero ritenute corrette, le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio.

La nomina del consulente tecnico di parte non è obbligatoria

Cosa fa il consulente tecnico di parte?

Se la parte in causa decide di nominare un proprio consulente tecnico, dovrà rendere nota la nomina (entro il termine indicato dal giudice) con una dichiarazione che, di solito, sarà l’avvocato a fare:

  • o nel verbale dell’udienza in cui il consulente d’ufficio accetta l’incarico conferitogli dal giudice e presta giuramento;
  • oppure nel primo verbale con cui si avviano le operazioni peritali e che viene compilato dal consulente nominato dal giudice.

Compito fondamentale del consulente tecnico di parte è quello di redigere una relazione scritta con la quale condividere, oppure contestare, le conclusioni contenute nella perizia eseguita dal consulente d’ufficio nominato dal giudice.

In base alla legge [2], il consulente di parte, nello svolgimento del proprio mandato, può:

  • assistere alle operazioni del consulente del giudice (recandosi presso i luoghi nei quali si svolge la perizia);
  • partecipare alle udienze ogni volta che ad esse interviene il consulente del giudice per chiarire e svolgere le sue osservazioni sui risultati delle indagini tecniche.

Tenendo anche conto, infine, della perizia d’ufficio e delle eventuali perizie di parte svolte dai consulenti di parte, il giudice deciderà la causa (ma potrà anche disattendere le conclusioni dei periti di parte che non costituiscono prove ma semplici valutazioni difensive).

Il compenso del consulente di parte è normalmente anticipato dalla parte che lo nomina e poi, al termine della causa, viene posto a carico della parte perdente (salvo il potere del giudice di compensarle tra le parti).

Il consulente di parte predispone una propria perizia tecnica

note

[1] Art. 61 cod. proc. civ.

[2] Art. 201 cod. proc. civ.


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