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Si può imporre al minore di frequentare i familiari?

22 Settembre 2019
Si può imporre al minore di frequentare i familiari?

Diritto dei nonni e degli altri parenti di vedere i nipoti: si può obbligare il figlio o il genitore a rispettare il diritto di visita?

Sappiamo tutti quanto sia difficile far obbedire un bambino quando non ne ha alcuna voglia. Gli si può imporre di non uscire di casa, di non guardare la tv o di non stare troppo davanti al cellulare, ma non c’è modo di costringerlo a fare bene i compiti, a volere bene a qualcuno o a rispettare il prossimo. Questo problema, comune ad ogni famiglia, diventa ancora più complicato in quelle di coppie separate. È quasi naturale che, a seguito del collocamento presso uno dei genitori, il minore veda più spesso un ramo della famiglia piuttosto che l’altro. E, in tal caso, alla lontananza fisica si aggiunge poco alla volta anche quella affettiva.

Se il bambino dovesse addirittura rifiutarsi di vedere i nonni, gli zii o gli altri parenti lo si può obbligare? Si può imporre al minore di frequentare i familiari?

Naturalmente, il problema si pone solo per i minorenni: compiuti 18 anni, ciascuno è libero di fare ciò che vuole, anche di non vedere più alcuni familiari o gli stessi genitori; nessuno potrà obbligarlo.

Perché parliamo di problema? Perché esistono numerosi studi – confermati dalla pratica – secondo cui un bambino cresce tanto meglio quanto più l’ambiente è sereno, se si sente amato da coloro che gli stanno attorno (più o meno vicini che siano) e se, alla sua crescita, partecipano più persone apportando ciascuna il proprio contributo. Così come, per un armonioso sviluppo di un bambino è necessario tanto l’apporto maschile del padre, quanto quello femminile della madre, è altresì indispensabile – laddove la natura non abbia voluto diversamente – la presenza dei nonni e degli zii.

Questo principio è stato sancito anche a livello giuridico da ciò che viene definito diritto alla bigenitorialità: i figli devono crescere con entrambi i genitori e le rispettive famiglie, al di là degli screzi e delle intolleranze che tra questi si sono verificati. Padre e madre devono superare i contrasti, almeno quando si tratta di consentire al bambino di vedere entrambi e di nutrire nei loro confronti gli stessi sentimenti.

Detto senza mezzi termini: nessun genitore può coltivare nel bambino l’odio o l’indifferenza verso l’altro genitore (pena, nella peggiore delle ipotesi, l’affidamento o la collocazione del bimbo), ma dovrà aiutarlo a mantenere un rapporto sereno ed equilibrato con quest’ultimo e il relativo ramo della famiglia.

Si può imporre al minore di vedere un genitore?

Il primo elemento, quindi, per favorire la bigenitorialità è proprio il genitore presso cui il bambino è collocato: questi ha l’obbligo morale e giuridico di non metterlo contro il proprio ex. Al contrario, deve favorirne il diritto di visita per come imposto dal giudice con la sentenza di separazione o divorzio o, nel caso di coppie di fatto, con quella che abbia deciso l’affidamento del minore.

Questo non toglie, però, che potrebbero verificarsi situazioni in cui il minore rifiuti – e non per colpa di un genitore – la figura dell’altro, ad esempio il padre. Che bisogna fare?

Non gli si può – almeno questo dice la giurisprudenza – imporre con la forza di vedere il familiare. Ciò potrebbe creare dei traumi e delle conseguenze ancora più estreme. Ma si può intervenire, con l’ausilio dei servizi sociali e di uno psicologo infantile, per favorire un progressivo riavvicinamento. Insomma: non si può agire con la forza, ma con la comprensione e sempre con il supporto di una persona esperta, terza, nominata dal giudice su richiesta del genitore “estromesso”.

Si può imporre al minore di frequentare i parenti?

La legge regola il diritto dei figli ad avere rapporti con i propri parenti e, ora, anche il diritto dei nonni e degli altri ascendenti ad avere rapporti con i propri nipoti.

Tali regole sono applicabili ai casi di scioglimento, di cessazione degli effetti civili, di annullamento, di nullità del matrimonio e nei procedimenti relativi ai figli nati fuori dal matrimonio [1].

Secondo la tesi prevalente, i nonni e gli altri parenti non possono intervenire nella causa di affidamento affinché sia garantita l’effettività dei loro rapporti con il minore; non possono cioè costituirsi in giudizio e chiedere al giudice di disporre degli orari in cui essi potranno vedere il bambino [2], ma dovranno sempre rivolgersi al genitore a cui il bimbo viene affidato per il rispetto del relativo diritto.

In particolare, il minore ha il diritto di conservare rapporti significativi con i nonni e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Lo stabilisce anche il Codice civile laddove scrive:

«Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale».

Se sussistono ragioni per le quali il rapporto tra parenti e minore è contrario all’interesse del minore stesso, il genitore può non consentire a parenti e ascendenti di frequentare il minore. Si pensi a uno zio pluripregiudicato o con gravi problemi di salute psichica che ne facciano un individuo assai pericoloso per il bambino.

Se, invece, il genitore si rifiuta senza giustificazione di far vedere al figlio i parenti dell’altro ramo della famiglia (o anche della propria), questi ultimi possono agire davanti al tribunale per i minorenni per ottenere un provvedimento nei confronti del genitore (o dei genitori). Provvedimento che, anche in questo caso – come visto nel precedente paragrafo con riferimento al padre e alla madre – non sarà rivolto a obbligare il minore ma a costringere il genitore collocatario a far di tutto per rimuovere ogni ostacolo alle frequentazioni.

Attenzione però: il diritto dei minori di conservare rapporti significativi con gli ascendenti non attribuisce a questi ultimi un autonomo diritto di visita.

Diritto dei nonni ad avere rapporti con i nipoti

Dal 7 febbraio 2014, il Codice civile prevede espressamente che anche gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni.

Esiste quindi un diritto di visita degli ascendenti (in generale i nonni) ai nipoti che, fino ad ora, non era esplicitamente stabilito in nessuna norma.

La legge stabilisce infatti:

«Gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. L’ascendente al quale è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice [il tribunale dei minorenni [3]] del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore. Si applica l’articolo 336, secondo comma».

Dispone, inoltre, l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto 12 anni e anche di età inferiore ove capace di discernimento. Quando il provvedimento è richiesto contro il genitore, questi deve essere sentito. Il comportamento del genitore che impedisca al figlio di intrattenere rapporti con i nonni, infatti, si presume, fino a prova contraria, pregiudizievole al figlio e il giudice adito può assumere i provvedimenti destinati a ovviare tale pregiudizio.


note

[1] Art. 337 bis cod. civ.

[2] Trib. Bari 27 gennaio 2009, Trib. Reggio Emilia 17 maggio 2007. In senso contrario Trib. Firenze 22 aprile 2006.

[3] Alla luce di quanto ora previsto dall’art. 38 disp.att. c.c. 


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