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A quanto ammonta il risarcimento per danni morali

14 Ottobre 2019 | Autore:
A quanto ammonta il risarcimento per danni morali

Cos’è il danno non patrimoniale e quando può essere risarcito? Come si prova il danno morale? Come si calcolano i danni morali? Tabelle di Milano: cosa sono?

La persona che ha subìto un’ingiustizia può recarsi in tribunale e chiedere che il pregiudizio subìto gli venga risarcito: ad esempio, se qualcuno ti tampona con l’auto, hai diritto al risarcimento non solo del danno all’autovettura, ma anche di quello eventuale alla tua salute. Se durante alcuni lavori che hai commissionato viene danneggiata la tua proprietà, hai ugualmente diritto al risarcimento e così via. Fin qui, tutto ovvio. Ciò che non sai, forse, è che oltre al risarcimento per i danni materiali e quelli biologici (cioè, alla tua salute), hai diritto anche al danno morale. A quanto ammonta il risarcimento per danni morali?

Si tratta di un problema di non poco conto, affrontato più volte dalla giurisprudenza. Sapere a quanto ammonta il risarcimento dei danni morali significa, innanzitutto, spiegare e comprendere cosa si intenda per danno morale e qual è il rapporto con il danno non patrimoniale. Dopodiché, è possibile fornire indicazioni sul calcolo del risarcimento per danni morali. Se sei pronto, mettiti comodo e prosegui nella lettura.

Danno non patrimoniale: cos’è?

Per comprendere cosa sia il danno morale, dobbiamo parlare obbligatoriamente del danno non patrimoniale, in quanto è proprio in questa categoria che rientra il danno morale. Secondo il Codice civile, il danno non patrimoniale può essere risarcito solamente nei casi determinati dalla legge [1]. Cosa significa?

A lungo, dottrina e giurisprudenza si sono interrogate sulle circostanze al ricorrere delle quali potesse essere attribuito al danneggiato anche il risarcimento del danno non patrimoniale. Per dare un senso a questa disposizione, si è ritenuto che si potesse procedere al ristoro di tale danno solamente nel caso in cui l’illecito commesso dal danneggiante fosse qualificabile come reato.

Anche il Codice penale, infatti, dice che ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui [2].

Sempronio uccide Mevio. I familiari di quest’ultimo si costituiscono parte civile nel processo penale intentato contro Sempronio per chiedere il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non, derivanti dal fatto criminoso.

Cos’è il danno morale?

L’orientamento secondo cui il danno non patrimoniale risarcibile è solo quello derivante da reato è stato oramai superato. Col tempo, le ipotesi di danni non patrimoniali risarcibili sono state di gran lunga ampliate, prevedendo ulteriori casi di risarcibilità del danno non patrimoniale estranei alla materia penale: si pensi, ad esempio, ai danni derivanti dall’eccessiva durata dei processi.

Oggi, anche a seguito dell’elaborazione giurisprudenziale fatta dalla Corte di Cassazione [3], possiamo definire il danno morale come il turbamento transitorio dello stato d’animo derivante da un atto illecito, ovvero come la sofferenza interiore patita dal danneggiato.

Utilizzando una terminologia latina, il danno morale corrisponde al pretium doloris, cioè al prezzo del dolore, della sofferenza intima cagionata a una persona a seguita della commissione di un illecito.

Quando si può risarcire il danno morale?

Come per ogni forma di danno, si può procedere al risarcimento solamente ove vi sia la prova del pregiudizio patito. Mi spiego meglio con un esempio: se mentre sei alla guida della tua autovettura, il veicolo che ti segue ti tampona leggermente, non potrai chiedere nessun tipo di risarcimento se non provi che, effettivamente, hai subìto un danno.

Quello che voglio dirti è che non si può chiedere un risarcimento solamente perché, astrattamente, è stata violata una norma (nel caso esemplificato, quella che impone di rispettare la distanza di sicurezza tra vetture). Ogni richiesta innanzi al giudice va provata; di conseguenza, per ottenere il risarcimento del danno morale dovrai provare che un pregiudizio del genere sussiste.

Si tratta di una questione di non poco conto: infatti, mentre il danno biologico (cioè, quello riguardante la lesione dell’integrità psico-fisica del danneggiato) è facilmente dimostrabile con i certificati medici, il danno morale è un patimento tutto interiore, non dimostrabile agevolmente.

La giurisprudenza [4] ha stabilito che per risarcire il danno morale è necessario che il soggetto danneggiato alleghi prove e fatti ulteriori rispetto a quelli del danno biologico, al fine di quantificare la sofferenza patita.

Dunque, è possibile ottenere il risarcimento di un danno morale autonomo e distinto da quello biologico, ma, a tal fine, è necessario che le prove prodotte dal danneggiato siano utili a determinare la presenza di una sofferenza, diversa dal danno biologico, causata dalle lesioni subìte [5].

Si può, dunque, parlare di un’autonoma liquidazione del danno morale rispetto al danno biologico, ma è necessario un accertamento separato e ulteriore rispetto ad altri danni. In caso di danni alla propria persona, perciò, è consentito il risarcimento, oltre che del danno biologico, del danno morale come voce del danno non patrimoniale, purché ovviamente sia adeguatamente provato.

Come si prova il danno morale?

Il danno morale, riguardando la sfera più intima della personalità dell’individuo, può essere dimostrato attraverso l’aiuto della prova presuntiva, in base al principio della probabilità: si presume cioè che il comportamento illecito della controparte, in quanto particolarmente offensivo, abbia provocato un turbamento psicologico del soggetto danneggiato; ciò in quanto è ragionevole pensare che a certi comportamenti corrispondono certe reazioni d’animo di chi li riceve.

Per l’accertamento del danno morale, riveste poi un ruolo fondamentale la prova testimoniale di persone che, conoscendo il danneggiato o comunque essendo stati presenti al momento dell’illecito altrui o della fase immediatamente successiva, possono dare una rappresentazione del dolore sofferto dal danneggiato.

Non è da sottovalutare, poi, l’importanza delle prove documentali, cioè di atti (perizie mediche, ecc.) che siano idonee a dimostrare la sofferenza interiore della vittima, patimento che può o meno accompagnarsi ad una lesione di diverso tipo (biologica, ad esempio).

Ed infatti, la giurisprudenza [7] ha stabilito che la mancanza di danno biologico non esclude la configurabilità in astratto di un danno morale soggettivo (da sofferenza interiore) e di un possibile danno “dinamico-relazionale”, sia pur circoscritto nel tempo. Ciò in quanto “esistenziale” è quel danno che, in caso di lesione della stessa salute, si colloca e si dipana nella sfera dinamico-relazionale del soggetto, come conseguenza, autonoma, della lesione medicalmente accertabile.

Danno morale: quando non si può risarcire?

La giurisprudenza [6] ha ricordato che, anche in presenza della lesione di diritti costituzionali inviolabili, non è ipotizzabile il risarcimento del danno non patrimoniale (e, quindi, anche del danno morale) in mancanza della sussistenza di un concreto pregiudizio patito dal titolare dell’interesse leso, che oltretutto deve avere le caratteristiche della gravità e della non futilità.

Con la conseguenza che, anche in presenza della lesione di diritti inviolabili, non è ipotizzabile il risarcimento del danno morale in mancanza della sussistenza di un concreto pregiudizio patito dal titolare dell’interesse leso, il quale deve essere allegato e provato.

Come si calcolano i danni morali?

Veniamo ora al punto più importante di tutto l’articolo: a quanto ammonta il risarcimento per danni morali? In altre parole, una volta fornite le prove, come si calcola il danno morale?

Ebbene, per quanto riguarda il calcolo della cifra spettante a titolo di liquidazione del danno morale, essendo esso un pregiudizio di natura non patrimoniale, esso sfugge a una precisa valutazione analitica e resta, perciò, affidato al prudente apprezzamento del giudice: egli per quantificarlo dovrà tener conto delle effettive sofferenze patite dall’offeso, della gravità dell’illecito e di tutti gli altri elementi della fattispecie concreta, in modo da rendere il risarcimento adeguato al particolare caso.

Ad esempio, secondo la giurisprudenza [8], nella liquidazione del danno non patrimoniale da uccisione di un familiare, deve tenersi conto dell’intensità del relativo vincolo e di ogni ulteriore circostanza, quale la consistenza del nucleo familiare, le abitudini di vita, la situazione di convivenza, sino ad escludere la configurabilità del danno non patrimoniale da morte se tra fratelli unilaterali non vi sia mai stato un rapporto affettivo e sociale, né rapporti di frequentazione e conoscenza.

Tabelle di Milano: a quanto ammonta il risarcimento del danno morale?

L’ammontare del risarcimento del danno morale non può che essere determinato di volta in volta dal giudice, sulla scorta di quanto riesca a provare in giudizio la parte lesa. A questa incertezza dell’ammontare dei danni morali è stato posto un argine dalle cosiddette tabelle di Milano, cioè dai parametri che la giurisprudenza del capoluogo lombardo ha fornito in materia di calcolo del danno non patrimoniale in seguito al danno permanente da lesione all’integrità psico-fisica riportato dalla vittima.

Le tabelle di Milano non sono altro che criteri elaborati dalla giurisprudenza meneghina in riferimento ai sinistri stradali; il merito di tali parametri è quello di aver stabilito delle percentuali massime di personalizzazione del risarcimento in base al grado di invalidità permanente del soggetto.

Ad esempio, per i danni micro-permanenti, cioè quelli fino ai nove punti percentuali di invalidità, l’aumento massimo della personalizzazione è fissato al 50%. Quindi, al danno non patrimoniale, individuato in base alle tabelle del tribunale di Milano, il giudice può applicare un aumento dell’importo del risarcimento fino al 50%.

Tizio, di anni trenta, mentre attraversa le strisce pedonali viene investito da un’automobile. I medici gli riscontrano una percentuale di invalidità permanente dell’8%. In base alle tabelle di Milano, gli spetta un risarcimento per danno non patrimoniale pari a 16.428,00 euro, il quale può essere aumentato della metà, cioè del 50%, fino a raggiungere la somma di 24.642,00 euro, se il giudice ritiene che il danneggiato abbia dimostrato di aver subìto delle conseguenze negative di tipo morale superiori alla media.

La percentuale massima d’aumento della personalizzazione del risarcimento diminuisce di un punto percentuale all’aumentare del grado di invalidità riscontrato nel danneggiato, per poi stabilizzarsi al 25% per le invalidità pari e superiori ai 34 punti di invalidità permanente.

Caio, trent’anni, viene investito da un pirata della strada. Riporta lesioni permanenti per un grado di invalidità pari a 40 punti, per cui le tabelle milanesi stabiliscono un risarcimento del danno non patrimoniale pari a 270.115,00 euro. Il giudice, se riscontra delle peculiarità negli aspetti di sofferenza soggettiva del danneggiato o negli aspetti  relazionali diversi dall’ordinario, può stabilire un aumento della liquidazione, per personalizzazione, fino al 25%, portando quindi il risarcimento ad un massimo di 337.644,00 euro.


note

[1] Art. 2059 cod. civ.

[2] Art. 185 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 8827 e 8828 del 2003.

[4] Cass. sent. n. 339/16 del 13.01.2016.

[5] Cass. sent. n. 29191/2008.

[6] Cass. sent. n. 349/16 del 13.01.2016.

[7] Cass., sent. n. 20292 del 20 novembre 2012.

[8] Cass., sent. n. 23917 del 22 ottobre 2013, n. 23917.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Buongiorno,
    un dubbio: esiste una relazione tra danno non patrimoniale permanente e temporaneo in termini di personalizzazione del danno; le due personalizzazioni vanno di pari passo?
    grazie
    saluti

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