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Minacce di morte da no-vax a promotrice vaccini

21 Settembre 2019 | Autore:
Minacce di morte da no-vax a promotrice vaccini

Insulti, persecuzioni, vessazioni: la paura di una donna che ha fondato una community dedicata alla prevenzione.

Minacce di morte, insulti ai figli e alla famiglia, persecuzione sui social, fotomontaggi con il suo viso “truccato” da Hitler, insinuazioni su favoritismi ottenuti per la carriera. E’ quanto ha dovuto affrontare Alice Pignatti, fondatrice
di “Io vaccino“, una community dedicata alla prevenzione che si è battuta per promuovere le vaccinazioni e che per prima ha proposto, nel 2015, l’obbligo vaccinale per i bambini iscritti all’asilo nido. Un gruppo nato dopo una dura vicenda personale: la malattia della figlia neonata, colpita da pertosse e ricoverata a lungo. Oggi, la bambina sta
bene, ma da quell’esperienza si è sviluppato, sin dall’inizio, un impegno civile che non si arresta, nonostante i duri attacchi subìti.

“Per circa un anno – spiega all’Adnkronos Salute Alice Pignatti – sono stata letteralmente massacrata da una macchina dell’odio e del fango messa in moto dai no-vax. Non è stato risparmiato nessun aspetto della mia vita. Un esempio: faccio il grafico pubblicitario. Ho partecipato ad un bando della Regione Emilia sulla comunicazione delle vaccinazioni e l’ho vinto. Questo ha scatenato una serie di insinuazioni su presunti favoritismi nei miei confronti con una manipolazione delle informazioni molto aggressiva. Si è scatenata una bagarre che ha messo in secondo piano tutto il lavoro fatto, che è stato davvero importante”.

La storia di Alice, e di “Io vaccino“, è cominciata quando la sua bambina, a 40 giorni, ha contratto la pertosse, un
contagio avvenuto forse attraverso il fratellino maggiore, che frequentava l’asilo. La bambina era troppo piccola per essere vaccinata e la mamma non sapeva che, per proteggerla, lei stessa avrebbe potuto vaccinarsi durante la gravidanza, trasmettendo gli anticorpi al feto attraverso la placenta. “Abbiamo passato lunghi mesi in ospedale. E’
stata dura ma ne siamo venute fuori”, ricorda Alice che, dopo le dimissioni della sua bambina, ha raccontato la storia su un gruppo Facebook. “Ero molto arrabbiata. Volevo fare qualcosa – aggiunge – per arginare l’ondata di disinformazione suoi vaccini, allora insistente”. A questo punto, “insieme a un pediatra abbiamo scritto una petizione online per chiedere l’obbligo vaccinale a scuola. Insomma, quello che poi è diventato un progetto di legge , con il decreto Lorenzin”, ricorda.

Dopo l’appello, nasce anche la pagina Facebook “Io vaccino” e il gruppo approda sui canali social “allora completamente scoperti. Con il tempo – dice Alice – tutto questo si è evoluto. La pagina, oggi seguita da 70 mila persone, ha dato vita ad un’associazione. La nostra è stata la prima pagina in Italia a favore delle vaccinazioni. Piano piano abbiamo avuto la collaborazione di molti medici per migliorare le informazioni sulle vaccinazioni, in
modo da avere sia un approccio emotivo con i genitori che parlano ad altri genitori, sia scientifico e tecnico”.

Ma dopo l’approvazione della legge Lorenzin, coronamento di un obiettivo “c’è stato per me il momento più duro. La nostra proposta diventava realtà. E questo ha fatto di me ancora più un bersaglio dell’aggressività degli anti vax, come se io avessi avuto il potere di guidare la classe politica. Una con i super poteri, insomma, capace di manipolare i politici.

E durante la campagna elettorale si è detto di tutto. Con il successivo cambio del Governo mi sono fortemente
allontanata dalla scena pubblica, senza però abbandonare il mio obiettivo di “Io vaccino” che era poi quello di parlare con i genitori”.

La situazione, ora, “è sicuramente migliorata ma c’è ancora qualcuno che non demorde, che continua con gli insulti. Un po’ di paura ad uscire di casa ce l’ho ancora perché anche se gli ‘odiatori’ sono meno di prima, sono ancora più aggressivi. Per fortuna l’esperienza di “Io vaccino” mi ha regalato anche tanto sostegno. Ho conosciuto un sacco
di persone favolose. Anche genitori meno fortunati di me che non hanno più i loro figli. Se devo fare un bilancio per l’80% quella di “Io vaccino” è un’esperienza superpositiva”, conclude.


2 Commenti

  1. La mancanza della prova scientifica della dannosità di un vaccino, confermata cioè da un consesso o autorità professionale, non può impedire l’individuazione processuale di un nesso di causalità tra l’inoculazione del farmaco e l’insorgere della malattia. Tuttavia, il giudice investito della causa deve valutare scrupolosamente il quadro indiziario fornito dalla parte danneggiata per stabilire, nel caso specifico, l’eventuale inferenza tra la somministrazione del farmaco e l’evento lesivo. Questo è in sintesi il monito della Corte di giustizia dell’Unione europea che affronta il delicato – e attuale – tema dei vaccini per valutare la compatibilità dei sistemi nazionali con la direttiva 85/374 sulla responsabilità per danno di prodotti difettosi.

  2. In caso di azione risarcitoria per danni provocati da vaccini, la prova a carico dell’interessato ha ad oggetto l’effettuazione della somministrazione vaccinale e il verificarsi dei danni alla salute e il nesso causale tra la prima e i secondi, da valutarsi secondo un criterio di ragionevole probabilità scientifica.

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