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Inviare screenshot è reato?

22 Settembre 2019
Inviare screenshot è reato?

Inoltrare la foto di una conversazione su WhatsApp o su Facebook o su altra chat è legale oppure può essere oggetto di denuncia? Come difendersi?

Hai intrattenuto una chat con una persona. Poiché la discussione presentava aspetti demenziali e ridicoli, per metterla alla berlina, ne hai fatto uno screenshot e l’hai girato, tramite lo smartphone, a uno dei tuoi amici. Quest’ultimo, però, a sua volta, ha inoltrato l’immagine ad altre persone e ora temi che l’interessato lo venga a sapere e possa denunciarti. Può farlo? Inviare screenshot è reato?

Non tutto ciò che la tecnologia consente di fare è anche legato da un punto di vista giuridico. Non perché ci sono i social network che consentono di commentare liberamente i post degli altri è possibile diffamare altri utenti; non perché le immagini o i video sono stati pubblicati su internet è possibile copiarli e violare il diritto d’autore; non perché non c’è alcun controllo sulla creazione dei profili è possibile usare il nome di un’altra persona. Ci sono una serie di diritti costituzionali che vanno sempre rispettati, al di là di ciò che consentano di fare i creatori delle piattaforme digitali. Tra questi, ci sono il diritto all’onore e alla reputazione, il diritto alla privacy e quello all’oblio, il diritto all’identità personale, al nome e all’immagine. Ebbene, inoltrare uno screenshot potrebbe andare a ledere uno di questi diritti. Per cui, alla libertà di comunicazione va sempre controbilanciato il rispetto all’altrui riservatezza.

Vediamo allora se inviare screenshot è reato o meno.

Inviare screenshot: quali contestazioni?

Il fatto che tu abbia conservato lo screenshot della chat sul tuo cellulare, tra le immagini in archivio, non ti può essere contestato. Allo stesso modo, nessuno può obbligarti a cancellare la discussione dalla memoria del tuo smartphone.

Certo, non potresti mai ricattare il tuo interlocutore di pubblicare la conversazione avuta con lui in cambio di una somma di denaro o di un’altra prestazione: in tal caso, saresti passibile di una condanna per il reato di minaccia.

Il problema di una possibile incriminazione si pone, inoltre, se tu decidessi di:

  • pubblicare lo screenshot, ad esempio su Instagram o su Facebook;
  • inoltrare lo screenshot ad un gruppo di persone, ad esempio su una chat di WhatsApp;
  • inviare lo screenshot ad uno o più amici, ma singolarmente.

Si tratta di tre condotte che, in ordine decrescente, pongono la conversazione su un livello più o meno pubblico, determinando comunque la conoscenza, da parte di altri soggetti non autorizzati, di fatti riservati.

Il punto però è che, affinché la comunicazione a terzi di una conversazione riservata possa costituire reato, è necessario che vada a ledere un diritto della vittima. E, in questo caso, i diritti possono essere di due tipi:

  • la privacy la quale viene violata quando si comunicano dati personali altrui (intesi in senso ampio, come vicende private, condizioni di salute, di orientamento religioso o sessuale, ecc.);
  • la reputazione la quale viene violata quando la comunicazione della chat lede l’immagine e la dignità di una persona, il suo decoro.

Solo se viene in gioco uno di questi interessi della vittima, si può parlare di reato. Diversamente, inviare uno screenshot non è reato.

Facciamo qualche esempio.

Invio di screenshot che ledono la privacy

Abbiamo detto che, nel momento in cui si invia uno screenshot a terzi di una conversazione intrattenuta con una persona, bisogna verificare sempre che nell’immagine non vi siano dati personali.

Carlo chiede a Matteo informazioni in merito al miglior percorso da seguire per arrivare a una determinata destinazione. Matteo gli fornisce le indicazioni richieste. Carlo fa uno screenshot della conversazione e lo gira ad alcuni suoi contatti interessati alla medesima questione.

Nell’esempio qui sopra, non c’è alcuna violazione né della privacy, né della reputazione del soggetto che ha partecipato alla conversazione. Quest’ultimo, quindi, non potrà far valere alcun diritto leso in caso di pubblicazione della chat.

Se, però, dallo screenshot dovessero risultare il nome e cognome con il numero di telefono del soggetto “intercettato”, allora la pubblicazione o la comunicazione a terzi costituirebbe un illecito trattamento dei dati personali con conseguente sanzione penale.

Luigi chiede a Michele alcune istruzioni su come sbloccare il suo ricevitore dell’antenna satellitare per poter funzionare con schede pirata. Michele gliele fornisce tramite chat e Luigi ne pubblica lo screenshot sul proprio sito in modo da spiegare a tutti i lettori come si fa. In questo caso, Michele, il cui nome e cognome sono chiaramente pubblici e leggibili, può opporsi alla diffusione dell’immagine. Oltre alla diffusione dei dati personali di Michele, c’è anche una condotta diffamatoria perché si attribuisce a quest’ultimo una condotta illecita, la violazione del diritto d’autore e delle protezioni industriali.

Stesso discorso vale quando dallo screenshot dovessero apparire foto e altre immagini private: il diritto alla riservatezza della propria immagine vieta la pubblicazione della stessa dinanzi a un pubblico più o meno ampio.

Per evitare qualsiasi contestazione, bisognerebbe non solo cancellare il nome e l’immagine del conversante, ma qualsiasi elemento della conversazione che possa far risalire, anche indirettamente, alla sua identità tramite un’associazione di idee.

La pubblicazione di uno screenshot può integrare una violazione della riservatezza anche quando il contenuto riveli aspetti della vita privata dell’utente, aspetti che questi non avrebbe mai esternato in pubblico. Si pensi, ad esempio, a chi, confidando di parlare solo con un proprio amico, si apra e confidi dei problemi di salute propri o di un proprio familiare, sveli un’antipatia per una persona, un orientamento sessuale o altre circostanze imbarazzanti che potrebbero metterlo alla berlina o sottoporlo a discriminazioni.

Invio di screenshot che ledono la reputazione

La pubblicazione di uno screenshot può integrare anche il reato di diffamazione, laddove il contenuto potrebbe essere lesivo della reputazione di uno dei soggetti. Si pensi a chi rivela di odiare il proprio datore di lavoro o un collega di stanza; o alla chat tra amici in cui uno comunica dei particolari piccanti in merito a un rapporto avuto con una donna, e così via.

In questo caso, però, per integrare il reato di diffamazione è necessario che lo screenshot sia comunicato ad almeno due persone, non necessariamente nello stesso momento. Il che potrebbe avvenire o con la pubblicazione, o con la condivisione in un gruppo, o, infine, con due o più inoltri separati.

Roberto vede un vicino di casa che parcheggia davanti al portone ogni sera. Per punirlo, pubblica la foto su Facebook. Roberto viene, però, denunciato e sconta la condanna penale per diffamazione.

La diffamazione non viene esclusa se l’intento è quello di denunciare un comportamento illegale. La punizione per chi viola la legge è solo quella che la legge stessa prevede e non altre forme di autotutela come la gogna telematica. Quindi, non è consentito rendere pubblico un comportamento benché illegale.

Come difendersi?

La vittima deve presentare una querela alla polizia o ai carabinieri. Ma prima, sarà meglio che si procuri le prove. Basterebbe anche la testimonianza di un amico che dichiari di aver visto il post su un social o di averlo ricevuto sul proprio smartphone.  



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