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Revoca assegnazione casa coniugale figlio maggiorenne

28 Settembre 2019
Revoca assegnazione casa coniugale figlio maggiorenne

Sono comproprietario al 50% con la mia ex moglie di una casa assegnata a lei in sede di separazione per viverci con la figlia a quel tempo minorenne.  Oggi, vista la maggiore età della figlia e la sua indipendenza economica è possibile far decadere il diritto di abitazione e procedere alla vendita dell’immobile o almeno della mia quota?

Come previsto dalla legge, il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Qualora la casa familiare sia stata assegnata alla moglie con il figlio minorenne, il diritto di godimento della casa non viene automaticamente meno al raggiungimento della maggiore età del figlio; occorre un requisito ulteriore e, cioè, il raggiungimento dell’indipendenza economica. In altri termini, il figlio divenuto maggiorenne deve essere autosufficiente dal punto di vista economico, in misura tale da non dover coabitare con il genitore assegnatario e da poter vivere da solo in modo stabile (la giurisprudenza ha escluso che possa considerarsi autosufficiente lo studente universitario fuori sede).

Qualora la figlia del lettore abbia effettivamente raggiunto l’indipendenza economica e sia in grado di vivere da sola (dato comunque sottoposto alla valutazione del giudice), sarà possibile ottenere la revoca dell’assegnazione della casa coniugale, procedendo con l’istanza di modifica delle condizioni della separazione coniugale, da depositare presso il Tribunale che ha emesso la sentenza di separazione.

In alternativa, qualora l’ex coniuge sia concorde sulla revoca e si renda disponibile a gestire consensualmente l’immobile (per esempio, dividendolo), è possibile evitare di ricorrere in Tribunale, attraverso le due seguenti procedure stragiudiziali:

1) convenzione di negoziazione assistita: le parti si accordano con una scrittura controfirmata dagli avvocati, avente i medesimi effetti dei provvedimenti giudiziari di separazione e senza necessità di omologa da parte del Tribunale;

2) dichiarazione al sindaco: le parti possono concludere, innanzi al sindaco del comune di residenza di una di loro o del comune presso cui è iscritto o trascritto l’atto di matrimonio, con l’assistenza facoltativa di un avvocato, un accordo di modifica delle condizioni della separazione, con eventuale trasferimento di diritti relativi al bene immobile.

Ovviamente, al fine di poter ricorrere alle suddette procedure stragiudiziali, il presupposto indispensabile è l’accordo tra i coniugi. Nel caso di specie, visto che l’immobile è in comproprietà e che, pertanto, anche l’eventuale decisione circa la vendita o la divisone dovrebbe essere concordata, la via dell’accordo consensuale sarebbe certamente quella più semplice, più rapida e meno costosa. Difatti, con un unico accordo, si modificherebbero le condizioni della separazione (disponendo la revoca dell’assegnazione della casa coniugale), e al contempo si assumerebbe l’impegno a vendere o a dividere l’immobile.

Diversamente, in mancanza di accordo tra le parti, l’unica strada percorribile è la procedura dinanzi al Tribunale. In particolare, bisognerebbe rivolgersi al Tribunale che ha emesso la sentenza di separazione per rappresentare il mutamento delle condizioni del diritto di godimento dell’immobile (autosufficienza economica della figlia divenuta maggiorenne) e, quindi, per richiedere la revoca dell’assegnazione della casa coniugale.

Trattandosi di immobile in comproprietà, occorrerebbe chiedere altresì l’autorizzazione alla divisione del bene. Qualora ciò la divisione non sia possibile, il giudice potrà assumere un diverso provvedimento con messa in vendita del bene e distribuzione del ricavato tra i comproprietari. È evidente che la procedura di divisione giudiziale comporta tempi più lunghi e costi più elevati, dovendo essere valutata la divisibilità dell’immobile anche mediante consulenza tecnica d’ufficio.

Per completezza espositiva, si precisa che il diritto al godimento della casa familiare viene meno anche nel caso in cui il coniuge assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente presso l’immobile o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone


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