Nuovo software del fisco contro l’evasione

22 Settembre 2019 | Autore:
Nuovo software del fisco contro l’evasione

Torna alla ribalta la lotta all’evasione fiscale con la proposta di un ex ministro delle Finanze appassionato di tecnologia. Stavolta, può funzionare davvero.

Le innovazioni tecnologiche possono aiutare il Fisco in maniera decisiva a combattere l’evasione fiscale. Le informazioni ci sono, gli strumenti anche. Ogni nostro comportamento di acquisto, di spesa, di risparmio o di investimento lascia tracce da qualche parte. Sono informazioni preziose, ma sparse, che finora non sono state gestite in modo organico. Manca solo un programma, un nuovo software del Fisco che le metta insieme per utilizzarle contro l’evasione.

Ora anche questo sta arrivando e non un po’ alla volta, ma tutto insieme: qualcuno ha pensato a registrare in maniera organica tutti questi flussi di dati, dare al Fisco l’accesso a queste informazioni e consentirgli di utilizzarle per far pagare le tasse sui redditi prodotti, sui patrimoni depositati e investiti e sui movimenti di capitali.

Stavolta, sembra proprio che ci siamo e con questo nuovo software non si scappa: il suo cuore sarà un sofisticato algoritmo che analizzerà tutti i movimenti e le operazioni posti in essere dai contribuenti italiani, imprenditori e non. L’algoritmo non è altro che il modo con cui il computer elabora le informazioni. Quelle già ci sono, ma finora è mancato il modo di metterle insieme, di cucinare gli ingredienti. Il risultato sarà il conto fiscale pronto da mettere nel piatto.

Adesso, è la volta buona per arrivarci, perché il nuovo sistema di contrasto dall’evasione sarà “nutrito” da tutte le informazioni che quotidianamente rendiamo disponibili con i nostri comportamenti che rivelano la capacità contributiva, che non è altro che la capacità, e il dovere, di pagare le tasse.

Acquisti e modi di pagamento, disponibilità finanziarie, impiego di redditi, dislocazione dei patrimoni immobiliari e mobiliari depositati: non sfuggirà più nulla nel momento in cui arriverà questo sistema “intelligente” in grado di analizzare e riepilogare il tutto in termini di imposte da versare. A questo punto, per l’Agenzia delle Entrate diventerà semplicissimo presentare il conto, con sanzioni salate se il contribuente non si adegua spontaneamente.

Finora, si era sempre detto: i mezzi per scovare gli evasori ci sono, è la volontà politica di farlo che manca. Ma adesso, con gli strumenti disponibili, non ci sono più alibi. Inoltre, il problema non è più rinviabile: c’è da predisporre la legge di bilancio in meno di un mese (dovrà essere pronta il 20 ottobre ed essere approvata dal Parlamento entro la fine dell’anno) e le casse dello Stato vanno alimentate in qualche maniera, per evitare aumenti dell’Iva e altre misure impopolari, come le manovre finanziarie “lacrime e sangue” degli anni passati.

Allora si torna alle origini, si cerca di aprire il “pozzo nero” delle cifre sottratte alla tassazione e si arriva a capire che  finalmente è diventato possibile sconfiggere l’evasione fiscale in Italia. Un fenomeno che, secondo le stime, vale oltre 100 miliardi di euro all’anno. Stavolta, a differenza del passato, le armi ci sono e così fioccano le proposte per dotare l’Agenzia delle Entrate di sistemi tecnologici diffusi per monitorare i comportamenti degli italiani.

Attenzione, non si tratta più e soltanto dei “cervelloni”, i maxi computer centralizzati che lavorano in automatico per analizzare dichiarazioni, movimenti bancari o fatturati delle imprese. Quelli esistono dagli anni Settanta, ma non hanno mai funzionato bene perché utilizzavano dati vecchi, registrati tardi e male e, in buona parte, inaffidabili. Quando il sistema di controllo girava, l’evasione si era già verificata.

Stavolta, invece, il sistema diventa molto più capillare ed efficace perché cerca di far pagare le tasse subito, nel momento in cui si verificano le operazioni imponibili, e per farlo parte da dati freschi e genuini: si tratta dei dati offerti, anche inconsapevolmente, dagli stessi contribuenti.

Il professor Vincenzo Visco, che è stato ministro delle Finanze e del Tesoro nei governi Prodi e D’Alema negli anni ’90 e 2000, è sempre stato un fautore dell’utilizzo della tecnologia nella lotta all’evasione, ma alla sua epoca non disponeva delle armi adatte. Ora che gli strumenti appaiono efficaci, ha lanciato una serie di proposte concrete e che potrebbero essere attuate in tempi brevissimi. Ecco quali sono le tre frecce all’arco, già elaborate in uno studio dell’associazione Nens (Nuova Economia Nuova Società) che Visco presiede:

  1. digitalizzare tutte le fatture con le informazioni in esse contenute e inviarle telematicamente sia al Fisco sia al cliente. Si tratterebbe, in sostanza, di un’estensione dell’attuale fattura elettronica al 100% delle operazioni imponibili. Lo strumento sarebbe efficace perché coercitivo: Visco ha pensato di impedire la detrazione dell’Iva sugli acquisti se la fattura non viene canalizzata in questa maniera. Va da sé che l’obbligo di versare l’Iva sulle vendite, in questa maniera, non potrà più essere eluso. Difatti, già con l’attuale fattura elettronica, il gettito è sensibilmente aumentato rispetto al passato;
  2. sostituire gli attuali registratori di cassa «con mini-terminali collegati con l’Agenzia delle Entrate» e prevedere un sistema analogo per professionisti e lavoratori autonomi, fino a comprendere i soggetti ora esentati dall’obbligo di emettere fattura, ma che, ad esempio, emettono ricevute fiscali manuali. I dati arriverebbero in tempo reale all’Agenzia delle Entrate, per la quale diventerebbe facilissimo verificare gli scostamenti tra i dati riepilogativi dichiarati dall’esercente e quelli analitici di cui è già venuta in possesso. Facile intuire che i “mini-terminali” a cui Visco pensa potrebbero essere i nostri comuni smartphone dotati di app per effettuare i pagamenti, come anche i Pos in cui inserire carte di credito e di debito;
  3. creare un algoritmo per elaborare tutte queste moli e flussi di dati. Il computer è tanto potente quanto stupido: bisogna dotarlo di un modo efficace di ragionare. Dice Visco: «Al momento dell’elaborazione dei dati, sarebbero appositi algoritmi a individuare buona parte dell’evasione, delle frodi e dei comportamenti scorretti». Stavolta, il sistema funzionerebbe perché sarebbe alimentato dalla mole di dati offerti nei punti precedenti, oltre a tutti i dati del sistema bancario capaci di fotografare le disponibilità economiche dei contribuenti. In questo modo, andrebbero in pensione i rozzi studi di settore e la loro evoluzione Isa (indici sintetici di affidabilità): non più stime statistiche e grossolane, ma dati puntuali e precisi, capaci di individuare la vera redditività della gestione aziendale.

Una volta creato e reso funzionante questo nuovo apparato, è presumibile che molti vogliano salirci e utilizzarlo. Così, già si pensa a coinvolgere i Comuni nella lotta all’evasione, dandogli come incentivo il 50% del gettito emerso per finanziare i servizi pubblici locali. A livello politico, le proposte lanciate da Visco potrebbero trovare terreno fertile nei prossimi provvedimenti del Governo, sol che si pensi che l’ex ministro è un parlamentare “storico” del Pd e che il Movimento 5 Stelle ha nei suoi punti programmatici proprio la lotta all’evasione fiscale.



7 Commenti

    1. Comunque vada se l ha prendono con artigiani commercianti ma mai coi veri evasori,con coloro che muovono capitali…a gia dimenticavo comandano la politica

  1. la maggior parte degli evasori incassano cash e pagano cash…. Non li scopri con la tecnologia—–non risultano.

  2. Il vero grande evasore é lo STATO con 200 miliardi di euro di sprechi pubblici!!Noi dobbiamo controllare il GOVERNO…le imprese devono lavorare per mantenere questa pletora di politici inutili e pagati dai contribuenti onesti!

  3. nella foto mi sembra di riconoscere uno di quei responsabili che hanno rovinato la piccole e media impresa dagli anni novanta in poi.
    In pratica in Italia se si vuole intraprendere e cistruire qualcosa a di se e per gli altri conviene farsi passare lavoglia andarsene alla piu svelta possibile.
    Ci sono dei mascalzoni che non vedono l’ora di contarti anche i del culi e spennarti fino all’ultimo centesimo per poi dare i soldiai parassiti che hanno infilato in tutti gli enti inutili e alle banche corrotte che soeroerano il denaro dei risparmiatori

  4. Dubito molto che il software del fisco tenga conto di situazioni banalissime che generano evasioni miliardarie: i meccanismi di elusione fiscale con spostamento della residenza fiscale da parte di industriali e grandi imprenditori, fatti con la consulenza di tributaristi (avvocati ed economisti). Solo chi è interessato (magari perché pregusta i lauti introiti dovuti all’aumento esponenziale del contenzioso) può fregarsi le mani per algoritmi che inchioderebbero milioni di innocenti a responsabilità che il sistema fiscale si rifiuterebbe di accertare alla vecchia maniera (l’ha detto l’algoritmo!), in un sistema giuridico che accetta il mostro dell’inversione dell’onere della prova (mostruosità giuridica e lesiva dei diritti umani, tipica dei regimi). Queste sono cose che dovrebbero togliere il sonno a noi onesti! Gli evasori, pardon elusori, sanno come fare, basti pensare che son capaci di farsi fare anche decreti su misura per avere l’immunità penale.

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