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Prova testimoniale prestito denaro

23 Settembre 2019
Prova testimoniale prestito denaro

Mutuo tra privati: regole da rispettare, contratto scritto, testimoni ed esclusione della natura di donazione dello scambio del denaro.

Alla norma sui limiti di pagamento in contanti tra soggetti diversi si aggiunge anche quella sull’ammissione dei testimoni come mezzo di prova per dimostrare il passaggio del denaro. Si tratta di due disposizioni che convivono, a maggior ragione, in rapporti contrattuali come quello di mutuo tra privati. Ipotizziamo un prestito di denaro, eseguito da un familiare a un altro senza il rilascio di alcuna documentazione cartacea: come dimostrarne l’esistenza a distanza di mesi o di anni? E come provare che si è trattato di un prestito e non di un regalo? Cosa si rischia se l’importo oggetto dello scambio è superiore ai limiti di utilizzo dei contanti?

Questi problemi sono all’ordine del giorno per un avvocato, obbligato ad affrontare la fase istruttoria delle cause, ma il cittadino comune rischia di perdersi in una selva di regole e controregole. Ecco perché è bene fare il punto della situazione e spiegare cosa prevede la legge in merito alla prova testimoniale per il prestito di denaro.

Ne parleremo in questo articolo, tenendo conto della recente sentenza della Corte di Appello di Bari, da noi già commentata nell’articolo Ammissione prova testimoniale pagamenti contanti. In essa, i giudici di secondo grado hanno ricordato come interpretare la disposizione del Codice civile che consente la testimonianza sulla stipula di un contratto e sul versamento di denaro cash. In altri termini: è possibile dimostrare, con la dichiarazione di un testimone, l’esistenza di un accordo o di un pagamento in assenza di contratti scritti e di ricevute? Ma procediamo con ordine.

Mutuo in contanti: è possibile?

Il contratto di mutuo non è ad esclusivo appannaggio delle banche. Anche un privato può concedere un prestito, a patto che non applichi tassi usurari (leggi la guida sul Prestito tra privati).

Il Codice civile dice che il mutuo si perfeziona solo con la consegna materiale del denaro dal mutuante al mutuatario. Dunque, il contratto scritto non è necessario e tutto può avvenire informalmente, con una semplice stretta di mani.

Posti poi i limiti di legge sulla tracciabilità degli scambi in denaro, eventuali somme superiori a 3.000 euro vanno corrisposte solo tramite bonifici o assegni.

Marco consegna al proprio amico Matteo 300 euro per consentirgli di pagare una multa stradale. Matteo prende i soldi e promette a Marco di restituirglieli entro sei mesi. I due hanno stipulato – seppur verbalmente – un mutuo infruttifero, ossia senza interessi. Poiché la somma è inferiore a 3mila euro, ben è possibile la consegna del denaro in contanti.

C’è un ultimo aspetto da non sottovalutare. Una disposizione contenuta nel testo unico sulle imposte sui redditi stabilisce che ogni versamento di denaro sul conto corrente, privo di giustificazione, si presume essere reddito e, pertanto, va tassato. Il che significa che sia la consegna del denaro al mutuatario che la successiva restituzione al mutuante potrebbero ingenerare nel fisco la presunzione che si tratti di un “pagamento in nero”. È bene, quindi, mettersi al riparo da eventuali contestazioni dell’Agenzia delle Entrate che potrebbero comportare un ingiustificato accertamento. A tal fine, sarà opportuno – seppur non obbligatorio – redigere una scrittura privata e registrarla o, quantomeno, munirla di data certa (ad esempio, tramite scambio di email certificate o spedizione tramite raccomandata a.r.). In essa, bisognerà indicare l’importo dato in prestito, le modalità della restituzione e l’eventuale previsione di interessi. Questo servirà a dimostrare, in qualsiasi momento, che lo scambio del denaro non è conseguenza di un’operazione commerciale produttiva di utili, ma un semplice mutuo.

Il prestito di denaro non va tassato se non produce utili, ossia se è infruttifero. In altri termini, il mutuante non deve “denunciare” il mutuo all’Agenzia delle Entrate se è senza interessi. In caso contrario, esso va riportato nella dichiarazione dei redditi.

In sintesi, il prestito tra privati:

  • non deve per forza essere scritto, ma è opportuno che lo sia per evitare problemi fiscali;
  • si perfeziona solo nel momento dell’effettiva consegna della somma di denaro che, per importi superiori a 3mila euro, deve avvenire tramite strumenti tracciabili.

Prestito di denaro e prova testimoniale

Immaginiamo che una persona presti del denaro a un’altra e lo faccia verbalmente: non teme, infatti, contestazioni del fisco sia perché il mutuo è infruttifero, sia perché la somma viene consegnata in contanti in quanto inferiore a 3mila euro.

Potrebbero, però, a distanza di tempo, sorgere contestazioni in merito:

  • alla consegna del denaro: quanto è stato prestato e quanto è stato restituito?
  • alla natura del rapporto giuridico: la consegna del denaro è avvenuta a titolo di prestito o di donazione?

In entrambi i casi, in assenza di una scrittura privata, il dubbio è se si possano dimostrare le proprie ragioni tramite un testimone oculare.

A riguardo, il Codice civile [1] stabilisce che i testimoni sono ammessi a dimostrare l’esistenza dei contratti di importo inferiore a 2,58 euro. Tuttavia, sempre il Codice civile stabilisce che il giudice può estendere la prova testimoniale anche a rapporti di importo superiore se, avuto riguardo alla qualità delle parti, alla natura del contratto e ad ogni altra circostanza concreta, è verosimile che il rapporto si sia attuato senza formalità scritte. In buona sostanza, è il magistrato a stabilire quando ammettere i testimoni.

Mirco presta mille euro al fratello Mario. Mario, a distanza di due anni, finge di non ricordare il prestito. Mirco chiama a testimoniare il comune cugino Giovanni, presente al momento della consegna dei soldi. Il giudice ne può ammettere la testimonianza: nei rapporti tra familiari, infatti, è verosimile che tutto avvenga informalmente, senza documenti scritti.

È, dunque, la valutazione della circostanza concreta, fatta insindacabilmente dal magistrato, a consentire o meno l’ammissione della testimonianza per un prestito.

Il testimone, però, potrebbe aver assistito alla consegna del denaro, ma essere all’oscuro dei pregressi accordi tra le parti: egli cioè potrebbe non sapere se tale denaro costituisce un regalo o solo un prestito. Ebbene, secondo la Cassazione [2], in assenza di prove, si deve ritenere che il rapporto sia classificabile come semplice donazione. Afferma la Corte: «L’esistenza di un contratto di mutuo non può essere desunta dalla mera consegna di assegni bancari o somme di denaro». Sembrerebbe quasi che la Cassazione chieda indirettamente una prova scritta, sebbene non imposta dalla legge. Questo perché viene difficile pensare a una forma alternativa a quella documentale da cui desumere l’esistenza di un contratto di mutuo. Di certo, il semplice passaggio del denaro è insufficiente.

Il che significa che, in caso di soldi dati a un amico, questi si considerano – in assenza di prove contrarie – come frutto di un regalo (ossia una donazione) e non un prestito.

Sanzioni pagamenti contanti sopra 3mila euro

Ricordiamo, infine, che eventuali prestiti superiori a 3mila euro vanno corrisposti con strumenti tracciabili come bonifico o assegno non trasferibile. La disposizione non è ai fini fiscali, ma per il rispetto della normativa sull’antiriciclaggio. La sanzione è particolarmente salata e scatta per entrambe le parti coinvolte nell’operazione: si va da 3mila a 50mila euro.


note

[1] Art. 2721 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 180/18 dell’8.01.2018.


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