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Se ho già una cessione del quinto posso chiedere un prestito?

23 Settembre 2019
Se ho già una cessione del quinto posso chiedere un prestito?

Uno stesso stipendio può essere soggetto a più cessioni del quinto, o a cessioni in concorso con pignoramenti o delegazioni?

Chiedere prestiti a una finanziaria è piuttosto facile. Sicuramente, la procedura è molto più veloce rispetto a quella che segue una banca: basta mostrare una busta paga o una dichiarazione dei redditi. Chi non ha garanzie a sufficienza può avvalersi di un familiare convivente che faccia da garante (un genitore, un figlio o il coniuge).

La possibilità di ottenere più prestiti sullo stesso stipendio dipende principalmente dall’ammontare della busta paga. Banche e finanziarie possono collegarsi coi terminali delle Sic, le società di informazioni creditizie (una su tutte la Crif), che rivelano, in tempo reale, quanti mutui ha in corso il cliente, quante rate gli restano da versare e con quale puntualità ha adempiuto a quelle già scadute. In tal modo, l’affidabilità creditizia può giustificare un secondo prestito o comportare il rigetto di una nuova richiesta.

Si ricorre spesso alla cessione del quinto dello stipendio come forma di finanziamento più agevole, rapida e anche “indolore”: in questo caso, il cliente subisce una trattenuta diretta sulla busta paga che viene versata, dallo stesso datore di lavoro, alla finanziaria.

Non pochi si chiedono, in tali casi, se ho già una cessione del quinto posso chiedere un prestito? Sono possibili due cessioni del quinto sullo stesso stipendio? Il risultato sarebbe, però, una decurtazione del 40% della retribuzione e, con il residuo, non tutti sono in grado di pagare l’affitto, il condominio, le tasse, la spesa. Cosa prevede a riguardo la legge?

Come funziona la cessione del quinto dello stipendio?

Con la cessione del quinto dello stipendio, il lavoratore che ha bisogno di un prestito (sia questi dipendente del pubblico o del privato, inclusi i collaboratori) cede il credito alla retribuzione che vanta nei confronti del proprio datore (debitore ceduto) a un terzo cessionario (solitamente una finanziaria, una banca); in cambio, ottiene un prestito immediato. Sono interessati i lavoratori assunti in servizio a tempo indeterminato, addetti a servizi di carattere permanente e con stipendio o salario fisso e continuativo.

Per questi lavoratori, la cessione può avere una durata di dieci anni, ma bisogna fare attenzione al fatto che se la cessione non si estingue prima della pensione si estende di diritto a quest’ultima.

Sono ammessi anche i lavoratori assunti a termine purché abbiano almeno due anni di servizio effettivo e un contratto che dura tre anni. La cessione, in questi casi, non può eccedere il periodo di tempo che, dal momento dell’operazione, deve ancora trascorrere per la scadenza del contratto.

La cessione del quinto è generalmente garantita anche da un’assicurazione sulla vita e contro i rischi di perdita dell’impiego (il relativo costo, per giurisprudenza costante, rileva per il computo del Teg, il Tasso effettivo globale usato dalla Banca d’Italia per fissare la soglia antiusura: si veda, ad esempio, la sentenza del tribunale di Torino del 4 marzo 2019).

È possibile la cessione del Tfr?

Si può cedere l’intero Tfr vantato nei confronti dell’azienda alla cessazione del rapporto di lavoro. Il cessionario del Tfr, ossia la società finanziaria/assicurativa o la banca che ha concesso il prestito può presentare la domanda di intervento del Fondo di garanzia nel caso in cui il datore di lavoro fallisca senza corrispondere il Tfr.

Che differenza c’è tra cessione del quinto e delegazione di pagamento?

La delegazione di pagamento è un prestito concesso al lavoratore dipendente, estinguibile con rate imputate sulle retribuzioni mensili, versate alla banca o alla finanziaria dal datore di lavoro. Rispetto alla cessione, non vale il limite di un quinto e serve l’accettazione del datore (che può anche rifiutarsi).

Due cessioni del quinto sullo stesso stipendio

La regola generale è che il lavoratore non può avere, contemporaneamente, più di una cessione del quinto sullo stesso stipendio. Tuttavia, nell’ambito del limite massimo di un quinto della retribuzione, sono possibili più cessioni. Ad esempio, è possibile avere due trattenute del 10% oppure una del 15% e l’altra del 5%. L’importante è che la somma delle cessioni non superi mai il 20%.

Chiaramente, una “frammentazione” di tale tipo è subordinata al consenso della finanziaria, più facile da ottenere se è sempre la stessa per entrambi i prestiti. Così, ad esempio, chi ha acquistato un materasso con una cessione del quinto e voglia effettuare un’altra cessione per la sostituzione dell’auto potrà trattare, con la stessa società, una seconda cessione nei limiti massimi del 20% complessivo.

Se il datore riceve più atti di cessione relativi alla stessa retribuzione (e allo stesso Tfr) superiori nel complesso al 20%, prevale la cessione che è stata notificata per prima. In buona sostanza, prima si procede ad estinguere la cessione più antica e, solo a debito completamente pagato, si può passare alla seconda cessione.

Se, alla cessazione del rapporto di lavoro, il debito del dipendente non è stato ancora estinto, il datore di lavoro corrisponde alla finanziaria la parte del Tfr necessaria a coprire il residuo. In pratica, il Tfr funge da garanzia a copertura dello scoperto che, altrimenti, non potrebbe essere restituito con lo stipendio.

Se interviene una delegazione di pagamento durante una cessione del quinto, non si può vincolare, nel complesso, più della metà dello stipendio. Ad esempio, se è in corso una cessione del quinto con trattenuta pari al 20% della retribuzione netta, la successiva delegazione può coprire il 30% (20 + 30 = 50%).

Pignoramento stipendio con cessione del quinto in corso

Potrebbe succedere che, dopo la cessione del quinto, il lavoratore subisca un pignoramento dello stipendio, pignoramento che, come noto, non può essere superiore al 20% (ossia anch’esso al quinto). In tali casi, il quinto pignorabile viene calcolato sull’originaria busta paga, prima cioè della cessione.

Marco ha uno stipendio di duemila euro. Su di esso concorda una cessione del quinto con una finanziaria, sicché l’azienda gli eroga solo 1.600 euro al mese. Marco subisce, successivamente, un pignoramento del quinto dello stipendio. In tal caso, la trattenuta effettuata in favore del creditore sarà anch’essa pari a 400 euro. La base di calcolo è, infatti, 2mila euro e non 1.600 euro. Pertanto, Marco riceverà dall’azienda solo 1.200 euro al mese (400 euro per la cessione e altri 400 euro per il pignoramento).

In ogni caso, il pignoramento è consentito solo fino al 50% della retribuzione al netto della quota già ceduta.

Marco ha una retribuzione di 1.000 euro su cui ha ceduto alla finanziaria il quinto pari a 200 euro. Il pignoramento è possibile fino a 500 euro, ossia per una cifra pari a 300 euro (500 euro – 200 euro).

Pignoramento stipendio e successiva cessione del quinto 

Vediamo ora se è possibile una cessione del quinto dello stipendio per chi subisce già una trattenuta del quinto per un precedente pignoramento.

In tale ipotesi, la cessione non può essere fatta se non limitatamente alla differenza tra i due quinti dello stipendio valutati al netto delle ritenute e la quota colpita da sequestri o pignoramenti.

Marco ha uno stipendio pari a 1.000 euro mensili con un pignoramento in corso di 200 euro. Marco può concordare solo una cessione pari alla differenza tra 400 euro (i 2/5 di 1.000) e la quota oggetto di pignoramento (pari a 200 euro), ossia 200 euro.

In caso di pignoramento della retribuzione, il datore deve dichiarare all’autorità giudiziaria le somme, incluso il Tfr, di cui è debitore nei confronti del lavoratore, indicando eventuali vincoli esistenti (cessione del quinto, delegazione e così via). Sarà poi il giudice a decidere la somma da trattenere (nei limiti sopra indicati).

Più pignoramenti sullo stesso stipendio

Sono possibili più pignoramenti del quinto sullo stesso stipendio solo a condizione che le cause del credito siano differenti tra loro. Le cause del pignoramento possono essere di tre macro tipi:

  • alimenti (v. mantenimento ex coniuge);
  • debiti col fisco;
  • tutte le altre cause (ad esempio, morosità condominiale o per locazione, finanziamenti e mutui, ecc.).

In tal caso, se i pignoramenti successivi derivano da cause diverse (ad esempio, morosità per canoni di locazione e imposte), il pignoramento può essere massimo la metà dello stipendio. Viceversa, se le cause appartengono alla stessa macro-categoria, il limite del pignoramento è di un quinto. Per cui, i pignoramenti successivi si “accodano”, ossia devono attendere il soddisfacimento del primo creditore per essere soddisfatti a loro volta.



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