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Chi può trattenere la carta d’identità

18 Ottobre 2019 | Autore:
Chi può trattenere la carta d’identità

Chi è autorizzato a chiedere i documenti personali? La polizia può costringerti a identificarti? Documenti in albergo, in banca e in Comune: sono obbligatori?

La carta d’identità è un documento contenente le nostre generalità, quelle in gradi di identificarci in maniera sicura. Si tratta di un documento talmente importante che il suo smarrimento deve essere denunciato presso le autorità. Proprio perché così rilevante, la carta d’identità non può essere mostrata a chiunque, né in qualsiasi circostanza; a maggior ragione, sono rare le ipotesi in cui qualcuno possa chiederci di esibirla o, addirittura, di consegnarla. Chi può trattenere la carta d’identità?

Come ti ho spiegato nell’articolo dal titolo Chi può chiedere i documenti d’identità, contrariamente a quanto si possa pensare sono davvero eccezionali le ipotesi in cui siamo costretti a mostrare i documenti personali. Ciò vale anche quando la richiesta proviene da un pubblico ufficiale in servizio, come un poliziotto, ad esempio. È questo il punto da cui partire per spiegare chi può trattenere la carta d’identità. Prosegui nella lettura se l’argomento ti interessa.

La polizia può chiedere la carta d’identità?

Prima di vedere chi può trattenere la carta d’identità, vediamo chi è legittimato a chiederla, cioè chi può domandarci legittimamente di esibirla.

La prima categorie di persone che viene in mente è senza dubbio quella degli appartenenti alle forze dell’ordine (carabinieri, poliziotti, ecc.) e, più in generale, dei pubblici ufficiali. In realtà, costoro non sono legittimati a chiedere l’esibizione dei documenti personali, se non in casi eccezionali: dice la legge, infatti, che solamente colui che rifiuta di fornire indicazioni sulla propria identità personale al pubblico ufficiale in servizio che ne faccia richiesta commette reato [1]. Da nessuna parte c’è scritto, invece, che si commette un illecito rifiutando di esibire la carta d’identità.

Ciò significa che nemmeno la polizia o i carabinieri possono chiederti i documenti per procedere all’identificazione: ciò che possono fare, invece, è chiederti di identificarti fornendo le generalità (nome, cognome, residenza, ecc.).

Solamente in determinate ipotesi, le autorità possono obbligarti a portare con te e a mostrare su richiesta il documento d’identità: è il caso, ad esempio, della persona pericolosa o sospettata di aver commesso un crimine [2], oppure di chi intenda espatriare.

Chi può chiedere i documenti d’identità?

Oltre all’ipotesi delle forze dell’ordine, mostrare la carta d’identità potrebbe essere necessario in molti altri casi: pensa ad esempio a chi debba identificarsi prima di procedere ad un concorso, oppure al seggio elettorale prima di votare, o ancora tutte le volte in cui si compie un’importante operazione giuridica davanti al notaio, il quale, per attestare l’identità dei presenti, deve necessariamente prendere visione dei documenti d’identità. Lo stesso dicasi per l’avvocato quando deve autenticare la firma del proprio cliente.

Per legge, poi, si può chiedere una fotocopia del documento d’identità ad un cittadino o ad un cliente per poi trattenerla, archiviarla, magari utilizzare i dati personali in essa riportati, solamente nelle seguenti ipotesi:

  • per acquistare una scheda Sim di un telefono cellulare in virtù della legge sul contrasto al terrorismo internazionale [3];
  • nel caso in cui la fotocopia del documento di identità venga chiesta dalla Pubblica amministrazione o dal gestore di un’utenza pubblica (luce, gas, acqua, ecc.) [4]. Su questo specifico punto torneremo nell’ultimo paragrafo.

So già cosa stai pensando in questo momento: «Perché quando vado in banca o alle poste mi chiedono il documento d’identità?». Domanda più che legittima. Il documento ti viene chiesto perché occorre registrare le tue generalità e identificarti prima di compiere l’operazione da te richiesta, come ad esempio l’apertura di un conto corrente, un prelievo, il ritiro di una raccomandata o di un plico per delega, ecc.

Il comportamento degli istituti di credito (banca e poste) è legittimo? Approfondiamo questo argomento nel prossimo paragrafo.

La banca e le poste possono chiedere e trattenere i documenti?

Come già spiegato nei precedenti paragrafi, non esiste una norma generale che imponga al cittadino di esibire i propri documenti, salvo casi eccezionali. Lo stesso discorso vale per banca e poste, con le seguenti precisazioni.

Secondo l’Autorità garante della privacy [5] la banca o l’ufficio postale devono identificare l’interessato con modalità comunque proporzionate caso per caso, avendo anche riguardo alla circostanza se l’operazione è effettuata di persona, oppure online.

La banca o l’ufficio postale ha l’onere di verificare l’identità dell’interessato basandosi su idonei elementi di valutazione, quali:

  • la propria conoscenza personale;
  • atti o documenti acquisiti in precedenza;
  • l’esibizione di un documento di riconoscimento quando il caso concreto lo richiede;
  • l’eventuale annotazione degli estremi del documento esibito.

Ciò significa che un istituto di credito potrà chiederti i documenti solamente se non c’è possibilità di identificarti in base alla conoscenza personale oppure a documenti acquisiti in precedenza. In pratica, i documenti possono essere legittimamente richiesti solamente se sei un nuovo cliente.

La fotocopia di un documento d’identità, invece, può essere richiesta e trattenuta dalla banca o dalle poste solo se:

  • c’è una normativa che prevede espressamente l’acquisizione e la conservazione temporanea di tale copia;
  • se la banca o la Posta devono dimostrare di avere identificato l’interessato con modalità accurate, sempre dentro un certo contesto o di fronte ad una particolare operazione da svolgere. Questo può essere il caso dello sconosciuto che si presenta ad incassare un assegno: l’impiegato avrà la responsabilità del pagamento di fronte al suo cliente.

Ad ogni modo, non è possibile chiedere ogni volta la fotocopia di un documento di identità oppure utilizzarla per altri fini. In applicazione del principio della pertinenza e di non eccedenza nel trattamento dei dati occorre comunque evitare di acquisire più volte copie di documenti già disponibili agli atti, di non utilizzarle ad altri fini e di assicurare che l´accesso alle informazioni sia consentito solo nelle indicate ipotesi e solo da chi ne abbia titolo anche all´interno della banca o dell’ufficio postale.

Va comunque evitata, in ogni fase, ogni inutile lettura dei dati con ascolto non necessario da parte di soggetti estranei, assicurando l’opportuno riserbo nelle operazioni allo sportello.

Chiedere di presentare la fotocopia della carta d’identità di chi delega al compimento di un’operazione è lecito: pensa ad esempio al ritiro di una raccomandata o di un pacco postale, i quali non possono essere consegnati nelle mani di chiunque.

Tuttavia, accertata l’identità del delegante e del delegato, la fotocopia deve essere restituita. Non può, quindi, essere trattenuta.

Hotel e alberghi possono trattenere la carta d’identità?

Spiegato cosa dice la legge a proposito di esibizione di documenti e di possibilità di trattenerli da parte di pubblici ufficiali e istituti di credito, affrontiamo un altro caso in qui, di frequente, è chiesta la carta d’identità e, spesso, viene anche trattenuta. Mi riferisco agli alberghi e, più in generale, alle strutture ricettive.

Sul punto, c’è una precisa previsione normativa. La legge [6] dice che i gestori di esercizi alberghieri e di altre strutture ricettive, comprese quelle che forniscono alloggio in tende, roulotte, nonché i proprietari o gestori di case e di appartamenti per vacanze e gli affittacamere, ivi compresi i gestori di strutture di accoglienza non convenzionali, ad eccezione dei rifugi alpini inclusi in apposito elenco istituito dalla regione o dalla provincia autonoma, possono dare alloggio esclusivamente a persone munite della carta d’identità o di altro documento idoneo ad attestarne l’identità.

Sono considerati documenti equipollenti (cioè, dello stesso valore della carta d’identità) il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d’armi, le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un’amministrazione dello Stato.

Per gli stranieri extracomunitari è sufficiente l’esibizione del passaporto o di altro documento che sia considerato ad esso equivalente in forza di accordi internazionali, purché munito della fotografia del titolare.

Entro le ventiquattro ore successive all’arrivo, gli albergatori comunicano alle questure territorialmente competenti, le generalità delle persone alloggiate, sentito il Garante per la protezione dei dati personali. Su questo specifico punto, ti consiglio di leggere il mio articolo dedicato alla privacy dei clienti in albergo.

Come si evince dalla normativa appena richiamata, gli albergatori sono obbligati ad identificare i propri clienti al fine di trasmetterne le generalità in questura. Tuttavia, la legge non parla di obbligo di trattenere i documenti, originali o fotocopiati che siano: da tanto possiamo desumere che gli albergatori possono chiederti di esibire i documenti, ma non possono trattenerli, nemmeno in fotocopia.

Ciò che possono fare è trascrivere i dati personali dei clienti per poi compilare un’apposita scheda da inviare all’autorità di pubblica sicurezza.

La pubblica amministrazione può chiedere e trattenere i documenti?

Infine, analizziamo il caso delle pubbliche amministrazioni: possono chiedere di mostrare il documento d’identità e trattenerne una copia? Pensa al Comune ogni volta che ti rechi presso i suoi uffici per compiere un’informazione o chiedere il rilascio di un atto.

Anche in questa ipotesi, ci viene in soccorso la legge [7]: i dati relativi a cognome, nome, luogo e data di nascita, la cittadinanza, lo stato civile e la residenza attestati in documenti di identità o di riconoscimento in corso di validità, possono essere comprovati mediante esibizione dei documenti medesimi.

Nei casi in cui l’amministrazione procedente acquisisce informazioni relative a stati, qualità personali e fatti attraverso l’esibizione da parte dell’interessato di un documento di identità o di riconoscimento in corso di validità, la registrazione dei dati avviene attraverso l’acquisizione della copia fotostatica non autenticata del documento stesso.

Qualora l’interessato sia in possesso di un documento di identità o di riconoscimento non in corso di validità, gli stati, le qualità personali e i fatti in esso contenuti possono essere comprovati mediante esibizione dello stesso, purché l’interessato dichiari, in calce alla fotocopia del documento, che i dati contenuti nel documento non hanno subìto variazioni dalla data del rilascio.

Come si evince da quanto appena detto, dunque, la Pubblica Amministrazione può trattenere una fotocopia della carta d’identità.


note

[1] Art. 651 cod. pen.

[2] Art. 4 T.u.l.p.s.

[3] Art. 6 legge n. 155/2005.

[4] Art. 45, Dpr n. 445/2000.

[5] Garante privacy, provv. del 27 ottobre 2005.

[6] Art. 109 T.u.l.p.s.

[7] Art. 45, D.p.r. n. 445/2000.

Autore immagine: Pixabay.com


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