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Casa di riposo anziani 2018: bonus e detrazioni

28 Marzo 2018


Casa di riposo anziani 2018: bonus e detrazioni

> Business Pubblicato il 28 Marzo 2018



Quali sono le spese e i costi che si possono detrarre dalle tasse con riferimento alle rette delle case di risposo per anziani?  Quando è possibile usufruire del cosiddetto bonus casa di riposo anziani?

Sono in costante aumento le difficoltà economiche delle famiglie che, il più delle volte, non possono accudire direttamente i loro cari una volta divenuti anziani. Molto spesso, infatti, le particolari cure e le continue attenzioni di cui necessitano i propri parenti con l’avanzare dell’età impongono il loro affidamento presso strutture e case di riposo, i cui costi sono considerevoli e tali da ripercuotersi gravemente sul budget familiare, con buona pace del diritto alla salute. Quest’ultimo, come noto, è garantito dalla Costituzione, come diritto inviolabile della dignità umana. In tale prospettiva, la legge di riforma sanitaria [1] ha stabilito l’erogazione gratuita delle prestazioni di carattere sanitario in favore di tutti i cittadini, ponendo a carico del Sevizio Sanitario Nazionale i relativi costi. E allora ci si domanda: quando effettivamente “paga” il Servizio Sanitario Nazionale? Quando è possibile usufruire del cosiddetto bonus casa di riposo anziani? Quali sono le spese e i costi che si possono detrarre dalle tasse con riferimento alle rette delle case di risposo per anziani?  Le detrazioni e le agevolazioni possono essere fatte valere solo dall’anziano o anche dal cargiver? Ecco le risposte.

Retta delle case di riposo anziani: come funziona

Per comprendere quali sono le agevolazioni in materia e quali sono le spese ed i costi che si possono detrarre dalle tasse con riferimento alle rette delle case di risposo per anziani è necessario innanzitutto fare chiarezza. Sul punto, infatti, è bene sapere che le case di riposo per anziani non forniscono solo prestazioni aventi carattere sanitario. La retta delle case di riposo, infatti, si compone di una parte riferibile alla quota sanitaria e da una parte che, invece, riguarda la quota alberghiera per vitto e alloggio. Per permettere di individuare le due quote che compongono la retta, infatti, i gestori delle strutture rilasciano annualmente una dichiarazione che attesta i costi sostenuti dagli ospiti rispetto alle due voci appena descritte.

Ci si domanda allora: quale parte della spesa può non essere pagata o può essere portata in detrazione?

Casa di riposo: quota sanitaria e quota alberghiera

Per rispondere alla domanda è fondamentale la distinzione tra quota sanitaria e quota alberghiera. La legge, infatti, consente di poter portare in deduzione o detrazione esclusivamente i costi sostenuti per la quota sanitaria in misura e con modalità che variano a seconda di tre fattori, vale a dire:

  • lo stato di salute dell’anziano ospite;
  • il soggetto che provvede al pagamento;
  • il fatto che l’anziano sia o meno a carico di chi sostiene la spesa.

Ciò premesso, vediamo nel dettaglio quali sono i bonus e le agevolazioni fiscali previste a seconda dei diversi casi.

Bonus casa di riposo per la quota sanitaria

Secondo quanto stabilito dalla legge [2], le persone disabili oppure invalide possono dedurre integralmente i costi sanitari sostenuti e certificati nella dichiarazione annuale rilasciata dall’ente gestore della struttura. Per disabile si intende una persona «che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione» [3], indipendentemente dal fatto che questi fruiscano o meno dell’assegno di accompagnamento.

Oltre che dall’ospite della casa di cura, le spese sanitarie sostenute possono essere eventualmente dedotte anche dai familiari a prescindere dal fatto che il parente in cura sia o meno da considerare fiscalmente a carico.

Casa di riposo: detrazione del 19% sulla quota sanitaria

Le persone non portatrici di handicap o non invalide, ma comunque non autosufficienti «nel compimento degli atti della vita quotidiana», possono detrarre il 19% del totale delle spese sanitarie certificate [4].

Sono da considerarsi “non autosufficienti” i soggetti che siano incapaci in autonomia di: assumere alimenti; espletare le funzioni fisiologiche e di igiene personale; deambulare; indossare da soli gli indumenti. Lo stato di “non autosufficienza” sussiste anche qualora ricorra una sola delle suddette condizioni. Inoltre, sono da considerare “non autosufficienti” le persone che necessitano di sorveglianza continuativa.

Anche in questo caso, oltre che dall’ospite della casa di cura, le spese sanitarie sostenute possono essere detratte anche dal familiare. Attenzione, però, la deducibilità è possibile solo se l’anziano è fiscalmente a carico.

Casa di riposo: detrazione del 19% per familiare non a carico

Se invece l’ospite della casa di riposo non è un familiare fiscalmente a carico, i familiari che hanno sostenuto la spesa possono indicare i costi sostenuti e certificati come spese per addetti all’assistenza personale, usufruendo della detrazione del 19% su una spesa massima di 2.100 euro, per un totale dunque di 399 euro, a patto però che il reddito del contribuente non superi i 40mila euro lordi annui. Dunque, nel caso in cui l’ospite della casa di risposo non sia disabile né fiscalmente a carico, risulta più conveniente che paghi direttamente la retta, perché così è invece ammessa dalle legge la detrazione del 19% sul totale della spesa certificata e non con le limitazioni sopra descritte.

 

note

[1] Legge n. 833 del 23.12.1978.

[2] Art. 10, comma 1, lett. b, del Dpr 917/1986.

[3] Cfr. l. n. 104/1992.

[4] Art. 15, comma 1, lett. c, del Dpr 917/1986.


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