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Come chiedere l’assegno di accompagnamento?

20 Ottobre 2019 | Autore:
Come chiedere l’assegno di accompagnamento?

La procedura per ottenere dall’Inps la prestazione che agevola gli invalidi totali e permanenti al 100%. Cosa fare se la domanda viene respinta.

L’assegno di accompagnamento, o indennità di accompagnamento, è una prestazione prevista dall’Inps per chi ha un’invalidità civile totale causata da una minorazione fisica o psichica e che, per questo motivo, non riesce a deambulare o a compiere gli atti quotidiani della vita senza l’aiuto di un’altra persona. Condizione indispensabile per avere la prestazione è quella di avere riconosciuta la totale inabilità (cioè al 100%) e di essere stabilmente residente in Italia. Non contano né l’età né il reddito del beneficiario. Ma come chiedere l’assegno di accompagnamento?

La procedura è piuttosto semplice, anche se la prestazione non si ottiene dall’oggi al domani: ci sono, comunque, dei tempi burocratici da attendere da quando ci si rivolge al medico curante per iniziare l’accertamento delle condizioni del paziente a quando l’Inps riconosce il diritto all’assegno di accompagnamento. Nel frattempo, bisognerà aver fatto le opportune visite ed inviato le relative richieste. Passaggi che vedremo nel dettaglio tra un istante.

Così come vedremo anche cosa bisogna fare quando, pur avendone diritto, l’assegno di accompagnamento viene negato o concesso in forma ridotta. Il riconoscimento della prestazione, infatti, non è automatico: è un’apposita commissione a dare parere positivo o negativo. Ma è anche possibile contestare il verdetto presentando ricorso in tribunale.

Vediamo di seguito come chiedere l’assegno di accompagnamento.

Assegno di accompagnamento: chi ne ha diritto?

Per aspirare ad avere l’assegno di accompagnamento, cioè la prestazione economica riconosciuta dall’Inps in caso di inabilità totale, occorre avere questi requisiti:

  • avere un’invalidità totale e permanente (cioè una riduzione della capacità lavorativa) del 100%. Per chi non è in età lavorativa (minorenni o over 67) basta avere delle difficoltà a svolgere le funzioni proprie dell’età;
  • essere impossibilitati a deambulare autonomamente, cioè senza l’aiuto di un’altra persona o di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza;
  • avere la residenza stabile in Italia;
  • essere cittadino italiano o dell’Unione europea, oppure cittadino extracomunitario con regolare permesso di soggiorno.

Assegno di accompagnamento: gli atti quotidiani della vita

Che cosa significa essere impossibilitati a compiere gli atti quotidiani della vita come requisito per avere diritto all’assegno di accompagnamento? Significa non essere in grado di fare tutto quello che una persona dovrebbe fare ogni giorno per vivere in maniera autonoma: lavarsi, farsi da mangiare, andare in bagno, vestirsi, sbrigare le faccende domestiche, scendere a prendere una raccomandata, fare la spesa. Ma anche riuscire a capire il valore dei soldi, orientarsi nei luoghi e nel tempo (capire dove si è, che ore sono, in quale giorno si vive), essere capaci di accendere la televisione o di chiedere aiuto in caso di bisogno, di leggere un avviso condominiale importante o una bolletta, ecc.

La Corte di Cassazione ha ritenuto, però, sussistente il diritto all’assegno di accompagnamento quando una persona è in grado di compiere da solo gli atti più basilari della vita quotidiana, ma non riesca ad uscire di casa per poter fare la spesa o per acquistare dei medicinali [1]. Inoltre, sempre secondo la Suprema Corte, anche non riuscire a svolgere un solo genere di atti può, per la loro rilevanza e per l’imprevedibilità del loro accadimento, certificare di per sé la necessità di un’assistenza effettiva quotidiana e, quindi, la non autosufficienza che dà diritto alla prestazione [2].

Assegno di accompagnamento in caso di ricovero

Che succede se la persona con invalidità al 100% e con gli altri requisiti per ottenere l’assegno di accompagnamento si trova ricoverata in una casa di cura? Se il ricovero avviene in una struttura sanitaria pubblica (cioè quella in cui è lo Stato ad incassare la retta) o in un reparto riabilitativo o di lungodegenza, non si ha diritto all’assegno di accompagnamento. Se, invece, la casa di cura è privata, la prestazione si riduce in proporzione alla durata del ricovero. In quest’ultimo caso, occorre informare l’Inps presentando entro il 31 marzo di ogni anno la dichiarazione Icric, cioè il modello Invalidità Civile Ricovero.

Fanno eccezione i ricoveri temporanei per una terapia transitoria o per una malattia non collegata all’invalidità, così come i ricoveri le cui rette siano pagate – anche in parte – dal disabile o dai parenti.

Assegno di accompagnamento: è cumulabile?

Quando si fa la richiesta dell’assegno di accompagnamento, bisogna tener conto di altre eventuali prestazioni di cui si è già beneficiari. Non è possibile, infatti, ricevere l’accompagnamento se già si percepiscono altre agevolazioni economiche finalizzate a garantire l’assistenza personale in modo continuativo. Si parla, ad esempio, dell’assegno Inail erogato dopo infortuni o malattie professionali, di quello concesso dalle Regioni o delle prestazioni per invalidità per cause di servizio, di lavoro o di guerra.

L’accompagnamento è cumulabile, invece, con:

  • trattamenti assistenziali con finalità diversa, come la pensione di inabilità o l’assegno di invalidità;
  • trattamento di previdenza, come la pensione di vecchiaia, di anzianità o di reversibilità;
  • lo svolgimento di un’attività lavorativa;
  • altri redditi prodotti sia dall’invalido sia dal resto dei componenti del nucleo familiare.

Assegno di accompagnamento: qual è l’importo?

Attualmente, l’importo dell’assegno di accompagnamento è di 517,84 euro, per un totale di 6.214,08 euro divisi in 12 mensilità (non c’è una tredicesima).

Tale importo è esente da Irpef: significa che su quei soldi non vanno pagate le tasse e che, quindi, non c’è bisogno di inserirli nella dichiarazione dei redditi e neppure nella dichiarazione Isee, poiché si tratta di una prestazione di assistenza e non di un reddito.

Assegno di accompagnamento: come chiederlo?

Vediamo, adesso, la procedura per chiedere l’assegno di accompagnamento. Bisogna, innanzitutto, ottenere la certificazione di invalidità da inviare all’Inps. A tale scopo, occorre innanzitutto recarsi dal medico curante o da uno specialista convenzionato con il Servizio sanitario nazionale per chiedere il certificato medico introduttivo che dovrà attestare le condizioni del richiedente.

In pratica, servirà a certificare che il soggetto è «una persona impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore» o che «necessita di assistenza continua perché non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita.

Il certificato verrà inviato dal medico all’Inps per via telematica, dopo di ché occorrerà inoltrare all’Istituto la domanda per ottenere la prestazione in una delle seguenti modalità:

  • tramite il sito web dell’Inps, se si è in possesso del Pin dispositivo, dello Spid di 2° livello o della carta nazionale dei servizi. La sezione del sito da visitare è «Invalidità civile: invio domanda di riconoscimento dei requisiti sanitari»;
  • tramite il contact center dell’Inps, al numero 803.164 (servirà, comunque, il Pin dispositivo);
  • tramite patronato.

Inoltrati certificato medico e domanda, si verrà contattati dall’Inps per gli accertamenti sanitari presso l’apposita commissione dell’Asl. Se la visita ha esito positivo, l’interessato riceverà il verbale definitivo.

Non è ancora finita. Per ricevere l’assegno di accompagnamento, bisognerà presentare apposita domanda inviando all’Inps le coordinate bancarie, i dati sull’eventuale ricovero o sulla frequenza a centri di riabilitazione, le coordinate bancarie ed altre informazioni utili che verranno richieste dal servizio online «Verifica dati socio-economici e reddituali per la concessione di prestazioni economiche». Per rendere la procedura più semplice, nel caso in cui non si sia molto pratici con l’uso della piattaforma web dell’Inps, si può sempre ricorrere al patronato. Ulteriori facilitazioni vengono concesse a chi ha più di 67 anni.

Espletate queste pratiche, l’Istituto erogherà l’assegno dal mese successivo alla presentazione della domanda di riconoscimento dell’invalidità.

Assegno di accompagnamento: se la domanda viene respinta

Fin qui, è andato tutto bene. Ma se non dovesse finire così, cioè se la domanda per avere l’assegno di accompagnamento venisse respinta o solo parzialmente accolta? In questo caso, è possibile presentare ricorso al tribunale.

Prima di rivolgersi al giudice, però, bisogna superare un accertamento tecnico preventivo. In poche parole, sottoporsi ad una nuova verifica delle condizioni sanitarie che danno diritto all’assegno, a spese del ricorrente. L’accertamento viene eseguito da un consulente nominato dal tribunale e alla presenza di un medico legale dell’Inps.

Fatta questa verifica, viene redatta ed inviata all’Istituto e all’interessato una relazione tecnica, che può essere contestata dalle parti entro 30 giorni presentando opposizione. Se tutto tace, la relazione viene omologata dal giudice con decreto inappellabile. Se, invece, qualcuno vuole contestare la relazione, deve presentare, entro 30 giorni dall’opposizione, il ricorso introduttivo e motivato del giudizio. Parte, a quel punto, la causa che si concluderà con una sentenza, anche in questo caso inappellabile.


note

[1] Cass. sent. n. 8060/2004 del 27.04.2004.

[2] Cass. sent. n. 13362/2003.


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